
L’India e Narendra Modi non hanno perso la loro occasione per brillare sotto i riflettori internazionali. Il paese asiatico e il suo primo ministro possono a buon diritto considerarsi i ‘vincitori’ di un G20 che si preannunciava tutto in salita. La comunità internazionale alle prese con un’era di poli-crisi, le spaccature determinate dalla guerra in Ucraina e il risentimento di una parte del mondo nei confronti delle economie più avanzate hanno messo a dura prova la tempra degli oltre 300 tra sherpa e funzionari indiani impegnati in un complesso mosaico diplomatico. Alla fine, però, l’obiettivo è stato raggiunto: i leader riuniti a New Delhi hanno sottoscritto un comunicato finale consentendo all’India di rivendicarne il successo. E pazienza se riguardo all’Ucraina ciascuno ‘interpreta’ il documento pro domo sua: così se il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov lo definisce “un successo”, per il presidente francese la dichiarazione “conferma l’isolamento della Russia”; allo stesso modo alcuni osservatori lo definiscono una vittoria per Mosca, mentre altri ci vedono significativi passi avanti per l’Occidente. “È una dichiarazione di compromesso ma la considero comunque importante in questo contesto”, ha osservato la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, alla fine dei lavori. Il testimone è passato nelle mani del presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, che ha già affermato in un’intervista al giornale indiano on line First Post che il suo omologo russo, Vladimir Putin, non sarà arrestato nel caso decidesse di partecipare al vertice del G20 l’anno prossimo: “Sarò molto onorato – ha detto al termine dei lavori a New Delhi – di darvi il benvenuto a Rio de Janeiro nel novembre 2024”. Nelle ore successive il capo di stato brasiliano ha rimodulato le sue affermazioni, precisando che spetta alla magistratura del paese sudamericano decidere sull’eventuale arresto di Putin, su cui pende un mandato di cattura internazionale.

Un compromesso necessario?
Alla fine, la montagna partorì un topolino: allo stesso modo contiene dichiarazioni timide e generiche sulla guerra in Ucraina. “Niente di cui andare fieri”, come ha precisato in un gelido commento il presidente ucraino Volodymir Zelensky. A dire il vero non c’erano alternative, o così o niente, dove niente significa proiettare l’immagine delle 20 economie più importanti del globo spaccate sul conflitto. Alla fine Europa, Stati Uniti e alleati hanno accettato di rimuovere la condanna contro Mosca e il presidente russo Vladimir Putin in cambio dell’impegno di tutti i firmatari –Russia e Cina comprese – a ribadire l’importanza e il rispetto dell’integrità territoriale e a lavorare per una “giusta pace” per Kiev. “Il grado a cui gli alleati occidentali sono stati disposti a scendere a compromessi, nonostante il leader cinese Xi Jinping e Putin avessero saltato il vertice – osserva oggi il Financial Times – evidenzia quanto fossero ansiosi di salvare la credibilità del gruppo, sottoposta a forti pressioni da quando la Russia ha invaso l’Ucraina poco più di 18 mesi fa”. Negli ultimi mesi, sull’onda di un malcontento sempre più tangibile nei confronti delle organizzazioni internazionali, Mosca e Pechino hanno infatti avuto buon gioco nel propagandare il concetto di ‘nuovo ordine globale’, un argomento di forte attrattiva per i paesi del Sud del mondo troppo spesso esclusi dai processi decisionali dei grandi consessi multilaterali.
Una vittoria per Modi?
C’è un altro motivo se Washington e alleati hanno accettato di scendere a compromessi sul comunicato finale: il rischio che il vertice si chiudesse, per la prima volta da decenni, senza una dichiarazione. Un’umiliazione che i paesi occidentali volevano assolutamente evitare all’India e al suo premier, Narendra Modi, da tempo oggetto di una ‘charm offensive’ da parte degli Stati Uniti, che lo considerano di Pechino. Non è un segreto infatti che il primo ministro indiano – già proiettato alle elezioni del prossimo anno nel paese – avesse voluto fare del vertice una ‘vetrina’ per promuovere la cultura dell’India, i suoi obiettivi di politica estera e l’ambizione di guidare i paesi del cosiddetto Sud del mondo. Tutti bersagli centrati, per colui che senza difficoltà si può intestare la ‘vittoria’ di questo G20: Narendra Modi. Sotto la sua guida, l’India è riuscita a ottenere anche l’ammissione dell’Unione Africana al G20, un impegno sulla riforma delle banche multilaterali, insieme a progressi nella regolamentazione delle criptovalute e una cornice per la ristrutturazione del debito dei paesi poveri. Ma c’è di più: il primo ministro indiano ha mostrato come il subcontinente possa fare da ‘ponte’ tra Oriente e Occidente, colmando le voragini che separano le economie emergenti da quelle più ricche, e fornendo risposte pragmatiche ad alcuni dei problemi globali.
L’altra via della seta?
New Delhi è stata anche la rampa di lancio per il progetto della Partnership for Global Infrastructure Investment (PGII), un ambizioso progetto voluto dal governo americano per connettere l’India al Medio Oriente e quindi all’Europa attraverso una rete di porti, ferrovie e cavi sottomarini. Il corridoio che comprenderebbe India, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Israele e Unione Europea, contribuirebbe a stimolare il commercio, garantire risorse energetiche e migliorare la connessione digitale, contribuendo nel contempo a normalizzare le relazioni tra Israele e Stati del Golfo. Secondo stime in circolazione sulla stampa, il progetto potrebbe incrementare il commercio tra India ed Europa fino al 40% in più. L’iniziativa, che in Italia qualcuno ha ribattezzato la “Via del cotone”, fornirebbe anche un contrappeso al vasto corridoio infrastrutturale della Cina, il progetto Belt and Road (BRI), giunto al suo decimo anno d’età e che attualmente si estende attraverso Asia, Africa e America Latina, contribuendo ad aumentare l’influenza di Pechino sulle economie in difficoltà lungo il percorso. Nonostante l’ambizione del progetto, il memorandum d’intesa si limita a delinearne gli obiettivi , ma non stabilisce come sarà finanziato. I paesi firmatari creeranno gruppi di lavoro entro 60 giorni in modo da stabilire un programma realistico per l’implementazione. Al momento la PGII prevede un impegno a mobilitare risorse per 600 miliardi di dollari per sostenere i paesi a basso e medio reddito nella costruzione di infrastrutture sostenibili secondo i principi di trasparenza degli investimenti. L’iniziativa è allineata con la Global Gateway, lanciata dalla Commissione europea nel 2021 per mobilitare finanziamenti fino a 300 miliardi di euro per progetti infrastrutturali nei paesi in via di sviluppo. “Oggi, mentre ci imbarchiamo in un’iniziativa di connessione così grande – ha detto Modi – stiamo gettando i semi affinché le generazioni future possano sognare in grande”.
Il commento
di Filippo Fasulo, Co-Head ISPI Asia Centre
“Il G20 indiano segna una vittoria per la politica estera del premier indiano Modi, ma lascia anche aperti alcuni interrogativi sul ruolo della Cina. Infatti, se il G20 di Bali del 2022 aveva rappresentato il ritorno del Presidente cinese Xi Jinping sulla scena internazionale dopo gli anni del Covid, a New Delhi è la sua assenza a fare notizia, oltre a quella di Putin, obbligata dal mandato di cattura internazionale. La mancata presenza del leader cinese non ha motivazioni certe, ma, anche se potrebbe anche essere legata a questioni interne, è stata letta come un possibile sgarbo al padrone di casa, con il quale ci sono contenziosi di confine in corso. Inoltre, segna già una frattura tra i paesi BRICS che poche settimane fa avevano trovato l’unità accordandosi sull’ingresso di sei nuovi membri. Infine, danneggia la legittimazione del G20 come sede principale per il coordinamento su temi globali, tanto che il brasiliano Lula che ospiterà il Summit il prossimo anno ha fatto delle aperture per garantirsi la presenza di Putin (e così magari anche quella di Xi). Intanto, l’atteso incontro tra Xi e Biden slitterà allora almeno fino al summit APEC che sarà ospitato dagli Stati Uniti dal 15 al 17 novembre”.
A cura della redazione di ISPI Online Publications

Lascia un commento