• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Sul Welfare si stringono i tempi. Ma come?

Pensioni:anziché dei giovani, ci si preoccupa solo dei cinquantasettenni. Flessibilità: apprezzabile la proposta di aumento dei contributi previdenziali per le collaborazioni coordinate e continuative ed a progetto, ma il tutto dovrà essere inquadrato in una riforma complessiva, sia degli ammortizzatori sociali che delle condizioni per maturare il diritto alla pensione. Di Silla Cellino

di Silla Cellino | 24 Giugno 2007

Partiamo da un antefatto. La proposta di legge diretta a ripristinare un recupero di produttività nel pubblico impiego si prende un sonoro schiaffo. In pratica governo e sindacato si sono trovati d’accordo nel cassare l’ipotesi di un’authority di vigilanza sulla produttività della macchina amministrativa e sulle responsabilità, anche dei singoli, per i casi palesi d’inefficienza e non lavoro: al posto della terzietà dell’authority siederà invece una commissione di controllori al cui interno i sindacati svolgeranno una funzione d’importanza non marginale. E con questo si è detto tutto.

In questo clima parte il negoziato sulla riforma del welfare, che al momento non si è concluso né possono prevedersi gli esiti. Il ministro Damiano, nella sua relazione al tavolo delle riforme del 15 giugno, traccia i contorni delle sue proposte. Si parte dalle risorse disponibili, due miliardi e cinquecento milioni, pare provenienti dal tesoretto e dalle maggiori entrate legate anche alla lotta all’evasione ed al lavoro nero: insomma per ora solo una risorsa stimata e per la quale non c’è alcuna certezza di destinazione. A queste dovrebbe aggiungersi, poi, quanto proverrà dal processo di riorganizzazione del sistema degli enti previdenziali (Inps, Inpdap, Enpals ed Ipost in un unico ente), speranza vana perché il sindacato ha già opposto un secco ed irrinunciabile no.

Si prosegue con i punti prioritari: rivalutazione delle pensioni di minor importo, razionalizzazione degli interventi a sostegno dell’occupazione con particolar riguardo alle politiche giovanili ed alla lotta al precariato. Quest’ultimo obiettivo, che è stato quello posto maggiormente all’attenzione del dibattito e dei commenti, dovrà essere realizzato in particolare con una rivisitazione della Legge Biagi o di altra precedente legislazione eliminando o riformando tutti gli istituti che, a insindacabile giudizio di qualcuno, creano o favoriscono il precariato: tra questi i principali indiziati sono lo staff leasing, o lavoro somministrato a tempo indeterminato ed il lavoro a chiamata.

Quanto al primo, peraltro non molto diffuso, si tratta della fornitura di servizi a bassa specializzazione normalmente soggetti ad appalto e quindi scarsamente garantiti con gli strumenti tradizionali, mentre il lavoro a chiamata sarebbe costituito in prevalenza dalle prestazioni di camerieri o altri addetti ai pubblici esercizi per i picchi di fine settimana, per lo più svolto con questo strumento in maniera regolarizzata – e quindi non al nero – da giovani, studenti o personale altrimenti occupato negli altri giorni. E’ auspicabile che qualcuno ci spieghi come, eliminando questi strumenti, si possa battere il precariato e non incrementarlo.

Una seconda proposta riguarda il lavoro a tempo determinato o a termine, anche se non è propriamente facente parte della Legge Biagi, per il quale si vorrebbe prevedere un tetto massimo di impieghi di questo genere con lo stesso datore di lavoro ed una sorta di prelazione presso la stessa azienda per successive ipotesi di lavoro a tempo indeterminato. Quest’ultima clausola potrebbe essere risolutiva e giustificata, a patto però che possa scattare a partire almeno a conclusione del secondo rapporto a termine con lo stesso datore di lavoro.

Del tutto assente invece, tranne che nei termini previdenziali di cui si dirà in seguito, qualsiasi iniziativa nel campo del lavoro a progetto. Ora, siccome non si vuole pensare che tutta la questione del lavoro a progetto si possa intendere esaurita con la stabilizzazione, peraltro dagli esiti deludenti, voluta dalla finanziaria, ci aspettiamo che su questo punto venga detto e fatto di più. E se dobbiamo ritenere vero che, come più volte ha ammesso Damiano, la sistemazione voluta con la legge Biagi andasse in direzione di una correzione degli abusi perpetrati con i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, è vero anche che tali abusi non sono cessati del tutto e coesistono con le interpretazioni corrette dell’istituto, vista la mancanza di un’efficace politica di controlli sia in fase d’instaurazione che di esecuzione e svolgimento di questo tipo di rapporto. In fase d’instaurazione è rimasto senza pratici contenuti ed esiti il controllo preliminare delle commissioni di certificazione, come del tutto inattuata è rimasta l’elaborazione del codice di buone pratiche previsto dalla legge; in fase di esecuzione, i controlli ispettivi sono episodici, poco decisivi e soprattutto, quando ci sono, non ispirati da quei principi certi e generalmente accettati che lo stesso codice di buone pratiche avrebbe dovuto fornire.

Per contro, agli effetti del raggiungimento di una buona flessibilità, si ritiene di dover apprezzare la proposta di aumento dei contributi previdenziali per le collaborazioni coordinate e continuative ed a progetto e l’impegno per riformare la totalizzazione, assicurando una continuità ai fini contributivi, tuttavia lo sforzo potrebbe essere parziale se il tutto non sarà inquadrato in una riforma complessiva, sia degli ammortizzatori sociali che delle condizioni per maturare il diritto alla pensione.

Ma la buona volontà del ministro Damiano finisce qui, perché tutto passa in secondo piano rispetto alla questione che sta maggiormente a cuore al sindacato: l’abolizione dello scalone, operazione come viene obiettato da più parti, che comporta costi difficilmente sostenibili con i conti attuali. Ed è questo, a mio avviso, il fatto più preoccupante: e cioè che siamo costretti a pensare che oggi, in tema di welfare e di tutte le conseguenze che la gestione del welfare induce sul mercato del lavoro, il nodo stia tutto tra il mantenimento dello scalone o la sua abolizione, quando invece col mercato del lavoro la questione non ha nulla a che vedere se non in termini di conseguenze negative. Infatti, come giustamente osservano anche Boeri e Garibaldi su lavoce.info, anziché preoccuparsi delle pensioni future dei giovani, ci si preoccupa solo di quelle dei cinquantasettenni ed all’interno di questa questione si esaurisce tutto il confronto sulla riforma generale, mentre non è un mistero per nessuno, come faceva recentemente notare Luciano Cafagna, che in questo campo occorre scegliere tra gli interessi particolari e meno essenziali dei pensionandi e la compatibilità di questa operazione con priorità sociali più imperiose, quali il miglioramento delle pensioni minime, non risolvibile a pioggia con semplici interventi di aggiustamento, e la creazione di ammortizzatori sociali. Questi ultimi, per essere efficaci devono essere riprogettati ex novo e soprattutto pensati organicamente a sostegno non del mantenimento, ma dell’inserimento nel lavoro, per una buona flessibilità e contro i rischi della precarietà giovanile e non solo giovanile.

Su quest’ultimo punto è stato più volte affermato che la gestione del singolo comparto degli ammortizzatori presenta sia delle disponibilità che potrebbero essere impiegate un po’ meglio, e non invece in maniera disarticolata o addirittura in qualche caso clientelare, sia delle potenzialità per liberare delle risorse anche esterne agli impieghi pubblici in termini di risparmi interni e di cofinanziamenti esterni. Il problema è che invece tutto finisce in maniera indifferenziata nell’unico calderone dell’Inps, al cui interno le risorse vengono usate in maniera altrettanto indifferenziata. Per esempio l’aumento dello 0,30% della contribuzione a carico dei dipendenti a che cosa era destinato? Possibile che ora Epifani possa tranquillamente affermare che con quello abbiamo finanziato l’abolizione dello scalone? E se anche fosse, non è men vero che tutto il quadro del percorso riformatore, che comprende anche la trattativa sui nuovi obiettivi della previdenza ed il nodo dell’età pensionabile, deve però fare i conti con i costi complessivi dell’assetto futuro e non può farli riportando il tutto in maniera indiscriminata all’interno dell’unico calderone Inps? Ciò non significa pensare a priori che l’ipotesi di razionalizzazione all’interno dell’Inps sia di per sé un fatto negativo, anzi, ma lo diventa quando si confondono risorse ed obiettivi e si destinano le prime ad obiettivi che dovrebbero essere risolti in un modo diverso, magari dando piena attuazione a quanto già deciso in passato.

Tutta questa visione complessiva il governo non ha mai dimostrato di possederla, anche se sarebbe un’offesa all’intelligenza ed alla preparazione del ministro Damiano affermare che non l’ha mai pensato, ma lo scoglio di fronte a cui anch’egli si è trovato e si trova è la difficoltà a declinare l’esigenza delle risorse finanziarie con le aspettative sociali, queste ultime bisognose di trovare nuovi equilibri di fronte alle nuove esigenze (sociali anch’esse) ed al portato della crescita media dell’aspettativa di vita e di un’attività operosa in questo contesto; un contesto in cui il welfare non va ridimensionato, ma rimodulato per cogliere il nuovo, ciò che comporta forse apparenti sacrifici per gli insider, che però si proiettano nella prospettiva di una maggiore protezione futura. Ma la controparte potrà arrivare mai a prendere coscienza di questo o continuerà ancora a mettere la testa sotto terra come per il pubblico impiego?

Silla Cellino

Pubblicato in : Primo piano

Info Silla Cellino

Silla Cellino. Ha smesso di occuparsi di politica attiva dai primi anni 80 e da allora si è dedicato principalmente alla sua professione di consulente del lavoro. Prima però, fin da giovanissimo, si era impegnato molto, come vicesegretario nazionale dei giovani socialisti e poi come membro del comitato centrale del psi. Acqua passata, ma resta la curiosità per interessarsene quanto basta. E’ in rete anche su http://ionis56.blogspot.com

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti