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Sul Titanic che affonda si balla ancora

Questo sistema è finito, questi politici sono finiti, questi partiti sono finiti, questo paese è stato sfruttato fino all’osso

di Chiara Boriosi | 16 Settembre 2007

Abbiamo seguito in questi giorni il ciclone provocato dal V-day di Grillo, con tutto il corollario di dichiarazioni dei politici, analisi dei sociologi ed amenità varie di ogni ordine e grado, ma ci pare che sia il caso di separare il grano dal loglio e di tentare di osservare il momento storico e sociale che stiamo vivendo in maniera diversa, prendendo in esame una serie di fattori apparentemente non collegati fra loro ma in realtà in qualche modo consequenziali. Un dato emerge su tutti con evidenza: in questa fase di completa paralisi del nostro paese, dove più che di governo, assolutamente inesistente, si può parlare al massimo di una Reggenza per accanimento terapeutico ed interessi di casta – la data fatidica dello scatto delle pensioni per i parlamentari si avvicina – le ondate populiste e demagogiche si moltiplicano e si levano da ogni possibile spazio, sia esso fisico o virtuale, come se ormai vivessimo in una gigantesca agorà che permette a chiunque di conquistare attenzione purchè tocchi determinati argomenti. Una sorta di giacobinismo a forti tinte revanchiste che non guarda tanto alla sostanza delle cose ma alla esorbitanza di esse: più si spara sul bersaglio grosso, ovvero tasse, privilegi esosi dei politici, costo della vita, più si è sicuri di essere ascoltati, non per quanto si dice ma per il semplice fatto di dirlo. Ma questo fenomeno, a nostro avviso, non è ascrivibile alla cosiddetta antipolitica, all’epica dell’uomo qualunque, quanto piuttosto a qualcosa di molto più pericoloso che il solo Bertinotti, sbagliando però le conclusioni per incapacità di guardarsi da fuori con obbiettività, paradossalmente ha individuato: quando c’è un vuoto, qualcuno lo riempie. Già, ma è la definizione di questo vuoto che è importante. Il vuoto che accomuna i cittadini pronti a seguire un capopopolo qualunque, sia esso Grillo o la Brambilla, l’Associazione dei consumatori o la Santanchè, ha radici profonde e nasce da colpe che toccano tutti; è un vuoto originato dalla ormai totale sfiducia nelle istituzioni, di qualunque genere, dal distacco abissale che i partiti hanno messo fra sé e gli elettori, dalle difficoltà ormai quasi insormontabili poste dalla burocrazia, dal fisco, dalla sanità, dalla scuola, al semplice svolgimento della vita quotidiana, dal ripetersi di riti bizantini officiati da politici mummificati ed incapaci anche solo di leggere il presente, figurarsi di progettare un futuro. Ed infine dal profondo, montante, inarginabile odio – sissignori, odio – per una casta che ha superato ogni limite di liceità approfittando a dismisura della propria posizione per procurarsi case lussuose a prezzi stracciati, mutui a condizioni da sogno, stipendi e prebende fuori da ogni controllo, incarichi ereditari che passano da padri a figli, consentendosi dunque tutto ciò – comprese le regole della vita familiare – che ai comuni cittadini non solo è assolutamente impossibile ottenere, ma persino sognare. La levata di scudi che ha fatto seguito all’esternazione di Grillo è perciò ridicola ma ancora peggio è gravissima, perché è il sintomo conclamato della sordità e della cecità di una intera classe politica di fronte all’avvicinarsi di un tornado che si sta nutrendo della propria stessa rabbia. Può darsi che sia esagerato, ma il paragone con il 1789 francese viene immediato: là si giocava alle pastorelle nel Trianon e si ignorava il rombo della folla che premeva fuori dai cancelli di Versailles, gente affamata, impoverita oltre ogni dire, vessata, tiranneggiata, che non tollerava più l’astrale lontananza di coloro che ancora si ritenevano divinità titolari del diritto di vita e di morte su un intero popolo, percepito come un’entità altra da sé e del tutto ininfluente sull’ordine divino stabilito e conservato dalla monarchia e dalla corte. Oggi in Italia si fa lo sciopero della pasta e del pane, improvvisamente schizzati a prezzi assurdi, si lavora oltre sei mesi l’anno per pagare le tasse e ci si sente dire che ancora non basta, si vedono legioni di giovani disoccupati e resi del tutto non competitivi da una scuola disastrata da riforme delinquenziali, si è in balia della criminalità perché la Polizia non ha i fondi per mettere benzina nelle auto, si è in balia degli incendi ed i pompieri si sentono dire dal ministro Amato di non pagare l’affitto delle caserme, poi si vedrà. Intanto Mastella prende l’aereo presidenziale per portare il proprio figlioletto a vedere il GP di Monza; intanto Calderoli, espressione tragica di una classe politica delegata alle lobby e priva di ogni merito, propone di portare i maiali sul terreno scelto per costruire una moschea; intanto Berlusconi dice che voterebbe l’indulto anche oggi, peccato per tutti quelli che ci hanno rimesso la vita, ma a lui che gli frega; intanto Casini pensa di rifare la Dc perché la Democrazia “o è cristiana o non è”; intanto ci si scanna per l’occupazione politica totale della Rai; intanto Veltroni si balocca con la Notte Bianca; intanto…intanto la gente fa debiti, le finanziarie fanno affari d’oro, i libri scolastici costano la folle cifra di 600 euro a famiglia, le banche si ingrassano con i mutui e le case acquisite grazie alle difficoltà di chi non paga. Intanto questo paese muore di vecchiaia, di immobilismo, di ingordigia per aver divorato i propri figli come Cronos per permettere ai novantasettenni di stare ancora al potere. Intanto la Casta continua a giocare alle tre scimmiette, non vede, non sente e non parla, e non si rende conto che dietro alla rabbia della gente oggi spunta la faccia di Grillo ma domani potrebbe spuntarne una peggiore, una con i mezzi per fare sul serio, una capace di far convergere populismo, demagogia, odio ed intolleranza in un’unica grande ondata in grado di travolgere tutto. Si è sempre fatto vanto – o discredito, a seconda dei punti di vista – che in Italia non ci sia mai stata una rivoluzione di popolo; ecco, in questo momento, al posto della nostra classe politica, non saremmo tanto sicuri del perpetuarsi di questa felice – o infelice, sempre secondo i punti di vista – tradizione. Siamo al capolinea, ed ancora si balla come sul Titanic; questo sistema è finito, questi politici sono finiti, questi partiti sono finiti, questo paese è stato sfruttato fino all’osso. Forse sarebbe il caso che qualcuno dotato di un minimo di buon senso, di coraggio, di idee valide e di amore per il paese, si decidesse a chiudere il salone da ballo, a licenziare la corte, a chiudere la cassa, a mandare tutti a piedi ed a ricominciare da capo. Una nuova generazione deve finalmente potersi mettere alla prova e liberarsi dal giogo della gerontocrazia, della compromissione, del debito clientelare: noi crediamo che sia meglio arrivarci democraticamente ma ci pare, dato il tragico consesso di mummie che gestisce il potere tra governo ed opposizione, che sia più facile che il Titanic faccia un nuovo, terribile, disastroso naufragio.

Chiara Boriosi

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

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