In Italia non parliamo di presidenzialismo all’americana: è escluso che sia applicabile da noi. Parliamo di semipresenzialismo alla francese.

La cosa straordinaria è che qui da noi oggi non si discute sul merito (virtù e vizi) dei due sistemi: ovvero, semipresidenzialismo alla francese, oppure maggioritario con sbarramento alla tedesca (tralasciando infinite variazioni). Il dibattito in realtà è su Silvio Berlusconi, l’incubo che da 20 anni ci perseguita. Non è un segreto che Berlusconi disprezzi i dibattiti parlamentari (il teatrino della politica), il corridoio dei passi perduti, le chiacchiere, le indiscrezioni, i retroscena, i pettegolezzi, che sono parte non marginale della vita parlamentare (lui preferisce le barzellette spinte). Non è un mistero che Berlusconi sia sempre stato insofferente dei limiti, dei veti, degli ostacoli, dei tempi lunghi. Dunque Berlusconi ha sempre sopportato con fastidio il Parlamento e lo ha ripetutamente dichiarato.
L’occasione si è presentata lo scorso anno proprio nel corso del lungo dibattito e inconcludente, sulla legge elettorale. Con il suo solito stile “elegante” Berlusconi ha proposto uno scambiaccio: il semipresidenzialismo in cambio del sistema elettorale a due turni. La stessa cosa che ha fatto in questi ultimi giorni. Naturalmente Berlusconi non fa assolutamente niente che non sia nel suo interesse, ed è convinto che il semipresidenzialismo lo sia; perchè non è da escludersi che lui si immagini incoronato re (non ostante che ogni giorno rischi di finire in galera). Come poi riesca ad esercitare tanta pressione, pur avendo perso le elezioni, è un altro mistero della nostra democrazia. Scrive tuttavia Enrico Rusconi su La Stampa: <Non prendiamoci in giro: quando si parla di Silvio Berlusconi come “presidente” il dibattito è già finito. Non si tratta di una variante della sua ineleggibilità. Semplicemente, la sua storia e personalità sono troppo ingombranti e divisive, troppo legate alla storia passata, per poter impersonare un passaggio cruciale della nostra Repubblica>. Speriamo.

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