Al Direttore de La Nazione
Firenze
Egregio direttore, l’idea del consigliere comunale Enrico Bosi – collocare di nuovo la statua di Vittorio Emanuele II di Savoia nella piazza denominata della Repubblica – è doppiamente apprezzabile: e perchè vuole evidenziare la figura del “re galantuomo”,il quale contribuì – me lo concederà l’amico professor Cosimo Ceccuti – a coniugare, per il fine dell’unità nazionale, la straordinaria intelligenza politica di Cavour con il coraggio leggendario e l’esemplare, semplice concretezza di Garibaldi; e perché richiama l’attenzione sulle testmonianze storiche del Risorgimento a Firenze, sul dovere di curarle e valorizzarle per il decoro ed il prestigio della nostra città.
Il monumento, opera dello scultore Emilio Zocchi, era stato inaugurato, con significativa scelta della data, il XX settembre 1890.E’ il caso di osservare che la figura di Vittorio Emanuele a cavallo è posta su di un notevole basamento, ornato da espressivi bassorilievi in bronzo, che raffigurano la presentazione al re, nella fiorentina sala del trono di palazzo Pitti, dei risultati del plebiscito romano ed il saluto dello stesso re al popolo fiorentino al momento della partenza per Roma. La collocazione originaria era stata decisa in quella piazza ricavata nello spazio un tempo adibito a mercato , “secondo un recupero urbanistico di stampo europeo- così scrive Silvestra Bietoletti in “Firenze, percorsi risorgimentali” di Lucio Pugliese editore- che rispondeva pienamente all’immagine di eleganza moderna ed austera che la città aveva adottato”.
Se anche l’idea del consigliere Enrico Bosi non venisse accolta , magari solo per evitare l’ossimoro toponomastico, varrebbe comunque l’invito ad un’opera di pulizia, restauro e tutela di questo e degli altri monumenti ispirati al nostro Risorgimento ( spero sia un buon inizio quello in corso per il monumento ai caduti, l’obelisco di Giovanni Pini in piazza dell’Unità d’Italia ), anche in vista del centocinquantesimo dell’unità nazionale, che sarebbe compito – credo –delle varie parti politiche e delle diverse associazioni culturali concorrere a celebrare degnamente, ognuna, va da sé, secondo il prorio punto di vista.
Se, poi, alla fine, nella Firenze governata ( si fa per dire ) dall’amministrazione cosiddetta di sinistra,una statua nella piazza in questione dovesse tornare, ma invece di quella del re quella di un presidente , allora mi permetterei di proporre un monumento a Luigi Einaudi, primo presidente eletto di questa Repubblica, che attuò quei provvedimenti per la restrizione del credito bancario e per il risanamento del deficit statale, noti come “linea Einaudi” che consentirono nell’immediato dopoguerra di frenare l’inflazione e stabilizzare il potere di acquisto della lira:atti concreti di buon governo, ad effettivo beneficio di tutti gli italiani, piuttosto che atteggiamenti, mi limito a dire,demagogici, come quelli che – non me ne voglia Michele Morrocchi –caratterizzarono il settennato, e non solo, di Pertini.
Del resto i lettori ricorderanno che Luigi Einaudi, il grande economista cui dobbiamo gratitudine, era , lui capo dello Stato repubblicano, liberale e monarchico per convinzioni personali .
Adalberto Scarlino
segretario regionale del PLI
Firenze, 30 novembre 2007

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