
Ormai è lotta senza quartiere, a Firenze, tra il sindaco Matteo Renzi e l’ala del PD collegata alla tradizione DS. Il partito è spaccato. Fino ad ora il compito di catalizzare gli antirenziani era svolto dal presidente della giunta regionale, Enrico Rossi. Un contraltare naturale che, oltretutto, si riallaccia ad una lunghissima tradizione politica e persino storica: il contrasto tra il capoluogo ed il resto della Toscana ha radici antiche e lo si coglie persino nel campo dello sport: si tifa viola a Firenze, ma in Toscana prevalgono interisti, milanisti e, soprattutto, juventini.
Ma ora a scendere in campo contro Matteo “il rottamatore” sono i pezzi grossi della stessa Federazione di Firenze. Ultima la on. Tea Albini, per molti anni assessore comunale e che dal suo blog ha attaccato senza mezze misure il sindaco per le assunzioni di dirigenti a chiamata diretta ( pratica che già aveva provocato qualche fastidio a Renzi quando era presidente della provincia.
“La continua riorganizzazione delle posizioni dirigenziali ad assunzione diretta imposta dal sindaco – scrive Tea Albini – è ormai di proporzioni tali da far venire il sospetto che il criterio di valutazione sia legato più a un coefficiente di sfiducia nei dirigenti di ruolo che alla necessità di avvalersi di professionalità non rinvenibili all’interno. Normalmente il Comune seleziona, per concorso, dirigenti con tre caratteristiche: studi, competenza ed esperienza. A queste se ne aggiunge una particolarmente importante per gli uffici politici: la fiducia. Ogni primo cittadino ha diritto infatti di far assumere a spese dei cittadini alcune persone di fiducia che lo aiutino nella conduzione politica. La legge limita questo tipo di assunzioni allo stretto necessario, riservandole esclusivamente alle segreterie politiche: gabinetto del sindaco e assessorati, per intenderci. Tante assunzioni con mansioni di dirigenti sostitutivi nei settori più “tecnici” dell’amministrazione generano quindi qualche perplessità e molti interrogativi. Il più delicato è la possibilità di diventare dirigente pur non avendo i titoli richiesti da un regolare concorso, anche se non si ha nemmeno l’esperienza per scrivere una delibera o interpretare una legge. Il secondo riguarda l’emarginare o il subordinare dirigenti di lunga e conclamata esperienza all’ultimo arrivato spesso impreparato. Il terzo è la moltiplicazione di stipendi pubblici “pesanti” attraverso assunzioni forzose travestite da “risparmio” grazie a un meccanismo non sempre cristallino di autovalutazione”.
Un attacco così, a Renzi, non lo avevano mai portato nemmeno gli esponenti dell’opposizione. Ma la on. Albini ha grande esperienza amministrativa. Ed un caratterino….

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