In occasione dell’8 marzo è uscito, in diverse sale, il film, che presentato in anteprima al Festival di Torino era stato ben accolto dal pubblico. Un film “al femminile” dalla regista Sarah Gravon , alla sceneggiatrice Abi Morgan, alle produttrici e con protagonista un cast di spicco ( Helena Bonham Carter, Carey Mulligam, Anne-Marie Duff e Meryl Streep), un film che racconta quello che i libri di scuola non dicono. Film di denuncia, quindi, ma anche di azione e di istruzione.
Il film è stato presentato a Montecitorio il 6 marzo e pare ci sia il progetto di un tour che coinvolgerà le scuole superiori di alcune città ma andrebbe distribuito in tutte le scuole soprattutto perché le giovani generazioni sappiano quanto è costata e costi ancora oggi l’emancipazione della donna e perché non diano mai per scontato quello che abbiamo oggi. I giovani oggi sembra non sappiano che quello che è stato ottenuto con anni di lavoro, fatica e sacrificio, lo possiamo perdere molto velocemente.
Quello delle Suffragette è stato un movimento trasversale formato sì da borghesi emancipate ma anche da operaie che per lottare per i diritti di tutte le donne hanno spesso perso gli affetti familiari, hanno subito il carcere, hanno subito i pestaggi della polizia, hanno intrapreso scioperi della fame e sono state sottoposte all’alimentazione forzata, il tutto nel silenzio più assoluto della stampa. Tra false promesse dei politici, (il primo ministro Lloyd George, all’inizio ascolta interessato le ragioni del movimento, invitando le donne a parlarne in parlamento, per poi tirarsi indietro) alla presa di coscienza di Maud “…ci hanno mentito” una compagna replica “Non ci hanno mentito…niente hanno promesso e niente hanno dato” ma sarà da questo momento che ad una lotta di protesta pacifica si passerà a quella violenta: vetrine prese a sassate, cassette della posta fatte saltare, incendi nelle case di campagna (vuote) di parlamentari.
Partendo da un’accurata ricerca e dallo studio di lettere e diari privati Abi Morgan ha scritto una storia che non è solo di Edith Garrud (Helena BonhamCarter), la farmacista emancipata che, nella lotta per il riconoscimento del diritto delle donne al voto, ha la solidarietà e il sostegno del marito, o di Emmaline Pankhurst (Meryl Streep), icona dentro e fuori il film , la leader del movimento delle donne. Incisiva e appassionata la sua breve apparizione con il suo intervento che entusiasma le donne accorse ad ascoltarla (funzionava bene il passaparola, necessario perché la polizia sorvegliava e impediva le riunioni delle donne)…”mai arrendersi, mai smettere di lottare”; ma è anche e soprattutto la storia delle operaie come Maud Watts, giovane moglie e madre che lavora , sottopagata, per 13 ore al giorno in una lavanderia., costretta a subire le molestie del datore di lavoro, Non ha nessun diritto perché è una donna e siamo solo agli inizi del secolo scorso.
Il film si apre con immagini che sembrano quelle di un girone dell’inferno ma è solo una lavanderia… ruote che girano, lenzuola da strizzare, mani ustionate dall’acqua bollente, miasmi nocivi, vapore , guardiani che controllano ogni movimento delle donne, biancheria da stirare. E si conclude con il funerale di Emily Davison che scarifica la sua vita gettandosi, alla presenza del re e di fotografi e giornalisti, sotto un cavallo nel Derby del 1813, sbloccando così il lungo silenzio della stampa.
Solo nel 1818 le donne in Inghilterra otterranno il diritto al voto (solo a chi aveva già compiuto i trenta anni) e dovranno passare altri 10 anni prima che il diritto possa essere esteso a tutte le donne. In Italia ci si arriva nel 1946, in molti paesi questo diritto è ancora ignorato.

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