Un’interpretazione davvero da incorniciare e da ricordare a lungo quella del “Requiem” di Verdi offerta al folto pubblico dell’Opera di Firenze da parte di Myung-Whun Chung. Il celebre direttore coreano, che nella prima metà degli anni ’90 aveva ricoperto con estrema professionalità l’incarico di Direttore principale ospite del Maggio Musicale, ha dimostrato una profonda conoscenza della maestosa partitura verdiana, riuscendo a restituirne, in modo splendido e con intensa partecipazione emotiva, la sua potenza evocativa e la sua vibrante tensione mistica.
Con semplicità di gesto, ma con il carisma tipico dei grandi direttori, Chung ha saputo sprigionare magnificamente la forza tellurica delle masse orchestrali e corali del “Requiem” (ad esempio nella famosa sequenza del Dies Irae o anche nel Sanctus) e al tempo stesso ha evocato in modo commovente il clima di raccoglimento mistico presente nella partitura (si pensi all’intimo Agnus dei o al toccante Lacrymosa). Ovviamente il direttore coreano ha potuto delineare lo sfolgorante ed imponente affresco musicale – qual è il “Requiem” di Verdi – , avvalendosi della perfetta intesa con l’Orchestra ed il Coro del Maggio, che si sono espressi ad un altissimo livello esecutivo; a proposito del coro, è doveroso sottolineare i meriti del suo direttore Lorenzo Fratini, che, con il suo pregevole lavoro, sta ulteriormente innalzando il valore della compagine vocale del Maggio.
E infine il quartetto dei solisti, rappresentato da ottimi interpreti, in particolare dalla voce luminosa del mezzosoprano Elena Zhidkova e dall’autorevole basso Gianluca Buratto (peraltro sostituto di Carlo Colombara), uniti al bravo tenore Gregory Kunde ed al soprano Maria José Siri, che, in sostituzione dell’indisposta Carmen Giannattasio, ha portato fino al termine la sua prova in modo più che apprezzabile, malgrado anche lei stessa non fosse in perfetta forma.
Al termine, una lunga ed entusiasta ovazione del pubblico ha acclamato il maestro Chung e tutti gli interpreti.
Luca Summer

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