Contrariamente a quanto era stato annunciato a due giorni dalla prima del Pipistrello, purtroppo il famoso pianista austriaco Rudolf Buchbinder, risultato positivo al Covid, non ha potuto essere presente per suonare nel II atto, durante la festa dal principe Orlofsky; ciononostante, la celebre operetta di Strauss ha ottenuto un successo molto vivo, di fronte a un pubblico tutt’altro che numeroso. Un successo veramente meritato, perché lo spettacolo ha funzionato sotto ogni punto di vista, a cominciare dalla vivace e intelligente regia di Josef Ernst Koepplinger, che aveva ambientato la vicenda nei primi anni ’20, in un’Austria post asburgica, nella quale la vecchia aristocrazia appariva ormai decaduta e, in qualche modo, bonariamente derisa. Avvalendosi delle scene ben costruite da Rainer Sinell e dei costumi eleganti di Alfred Mayerhofer, questo Pipistrello ha conseguito anche nella parte musicale una splendida riuscita, grazie non solo alla direzione intensa – a tratti malinconica – e partecipata di Zubin Mehta (indiano sì, ma viennese di adozione) alla guida degli ottimi orchestrali e coristi del Maggio, ma anche ad un cast di cantanti veramente eccellente, sia da un punto di vita vocale che recitativo. Ricordiamo, fra tutti, la bravissima coppia formata da Markus Werba (Eisenstein) e da Olga Bezsmertna (la moglie Rosalinde), l’Adele briosa e trascinante di Regula Mühlemann, l’istrionico Alfred interpretato da Alex Tsilogiannis, il bizzarro principe Orlofsky (Marina Viotti en travesti), il piacevole Frank di Reinhard Mayr e l’esilarante Frosch recitato da Robert Meyer.
Molti bravi anche i danzatori della Compagnia Nuovo Balletto di Toscana, che nel secondo atto si sono esibiti in una spettacolare coreografia firmata da Karl Alfred Schreiner.
Alla fine, applausi prolungati e calorosi per tutti.
Luca Summer

Lascia un commento