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Strumentale di Prato: Un Idillio per la musica di Mozart. Firmato Respighi

di Enrico Martelloni | 8 Gennaio 2017

Un Idillio non può continuare neppure se lo si richiede in ginocchio: o c’è, o se c’è stato bisogna farsene una ragione. Per l’Idillio del Sigfrido di Wagner, presentato al fedele pubblico di Prato dalla sua Camerata Strumentale, continua e consolida il rapporto. Il celebre brano, come è noto, non è parte del Sigfrido, terza parte della tetralogia dell’Anello del Nibelungo, anche se ne sfrutta ampiamente la tematica. E’ una delicatezza familiare espressa con profonda serenità, che si espande sulle note dell’Idilio per l’amata Cosimina, madre di Siegfried nato a Tribschen nel 1869. Il nome dell’eroe di Wagner suggellò questo amore trascritto nelle pagine musicali proposte dalla Camerata, in origine per una piccola orchestra e di non semplice elaborazione, che lascia ai fiati il richiamo di echi lontani sostenuti dal rarefatto e crepuscolare immagine espressa dagli archi al cui interno si trova una ninnananna di pastorale e natalizia evocazione. la bacchetta di Webb, attenta, ha accompagnato l’orchestra su di un buoni livello espressivo. Era atteso il corno, anche se il legni sembrano prediligere l’ascolto di questa non facile composizione, ed è questo strumento, che a mio avviso ne da il tratto o almeno la profondità.

Sempre adatta ad una piccola orchestra , nel senso numerico del termine, Il “ Trittico botticelliano” di Ottorino Respighi, rievoca quadri del celebre Alessandro Filipepi, meglio conosciuto come Sandro Botticelli, nei tempi concessi dall’interpretazione visiva dei quadri a loro volta ispirati dalla poesia polizianesca che Respighi usò nel 1927 in omaggio al grande pittore. Così per la “ Primavera” nel tempo Allegro vivace, seguito per l’ “ Adorazione dei Magi “ dall’ Andate lento-Moderato, mentre per la pagana “Nascita di Venere” l’Allegro Moderato. La commistione delle tre arti, ciascuna poi celebrativa delle altre, non è appunto anche in musica una novità. Esse, sia pur di materia diversa, di differente espressione temporale, racchiudono il sentimento dell’artista, permettendo di esaltare ciò che appartiene al bello ed edifica il sentimento alla conciliazione con la natura, spesso vittima più che compresa dall’umanità. Se a tratti questa erudita composizione poco conosciuta dal grande pubblico può apparire lontana ha il pregio di essere, invece, fonte vibrante, evocata dall’orchestra pratese in particolare.

L’anno, in seno solare si chiude così al margine dell’equinozio d’inverno, con Mozart e la sinfonia nr 36 detta “ Linz”, la prima tra le sinfonie mozartiane ad avere un tempo primo introduttivo, lento e teatrale, questo in do maggiore, che prosegue nell’allegro spiritoso, omaggio all’amico Joseph Haydn. Mozart scrisse questa sinfonia di passaggio nella cittadina di Linz. E’ probabilmente in questo periodo, siamo nel 1783, che Mozart compone il duo per violino e viola k 423 e 424 per Michael Haydn che era malato, e suo maestro d’infanzia, dedicandogli anche quel tempo introduttivo della sinfonia, riconoscente dei giorni in cui il bambino prodigio Mozart compose una delle prime cantate sacre Die Schuldigkeit des ersten Gebotes in collaborazione, appunto, di Michael Haydn e A.C. Aldgasser. Nell’esposizione serale della Camerata, si esprime così nei quattro inconsueti tempi della sinfonia, l’organico musicale con elegante spirto diretta da Webb, che chiude il terzo concerto stagionale davanti al pubblico plaudente sul brillante ed ottimistico finale sinfonico regalatoci da Mozart. Si ringrazi per ciò, gli oboli, i fagotti, le trombe, i timpani, e gli archi tutti.

Enrico Martelloni

Pubblicato in : MusicaTag: bambino, espressione, haydn, mozart, nato, natura, poesia, Prato

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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