Ci sono tangenziali che fanno paura solo ad imboccarle. Concepite come grandi vie di scorrimento alla fine, alcune, sono diventate delle carrettiere.
Ci sono strade che voi umani non immaginate nemmeno. Potrebbe essere l’inizio di uno spettacolo comico ed invece è dura e cruda realtà. Non c’è solo il degrado quotidiano dei centri storici di città più o meno grandi ma c’è pure il degrado di quelle strade che solo dieci o venti anni fa erano considerate fiori all’occhiello delle città che si sviluppavano: le mitiche tangenziali. Ci sono tangenziali che fanno paura solo ad imboccarle. Concepite come grandi vie di scorrimento alla fine, alcune, sono diventate delle carrettiere tra cespugli che invadono, buche a crateri e barriere scheggiate da continui incidenti. Già, il problema delle buche. Un conto è una buca in una strada di città magari di centro storico dove le auto sono vietate o dove sono previsti, al limite, i 30 all’ora e un conto è un buco -anche non profondissimo- in una tangenziale dove magari sono previsti 90 all’ora. L’effetto è diverso. Diciamolo: un Paese si classifica anche per le sue strade. E se un turista che non è mai venuto in Italia decide di arrivare a Venezia in aereo e dopo aver visitato il gioiello sulla laguna decide di andare a Rimini -una delle capitali mondiali del richiamo mare-sole-divertimento- deve farsi una assicurazione speciale e cominciare con preghiere straordinarie. Se decide di fare la strada più diretta senza autostrade deve fare la Romea e poi l’Adriatica, strade tra le più pericolose d’Italia. E quando si trova alle porte di Ravenna si chiederà dove è capitato. Lo sanno tutti: la tangenziale di Ravenna è un po’ come una scommessa, una pista ad ostacoli, corsie strette, semafori dopo un curvone, accessi a innesto molto diretto che se non stai attento ti trovi qualcuno in macchina. E tante buche, tanti piccoli dossi che ti fanno sembrare in giostra. Evviva. E sarebbe la strada che collega Ravenna ai lidi di richiamo come Cervia, Milano Marittima, e poi Cesenatico e più giù Rimini. Con tutte le strade che ci siamo regalati nessuno ha pensato a una super-strada vera tra le due capitali mondiali del turismo. Già, perché non c’è una Venezia-Rimini? Ragazzi c’è una Orte-Viterbo, c’è una Firenze-Livorno c’è una Lesina-Vico del Gargano che porta a località di prestigio e di grande fascino come Peschici e Vieste ma una super strada come si deve che mette in connessione in poche ore Venezia e Rimini, niente, nada, zero. Provocano danni le buche nell’asfalto ma hanno fatto molti danni anche i buchi nei cervelli di chi doveva programmare e pianificare. La geografia non è un’opinione. Anche strade di recente apertura probabilmente realizzate, diciamo ,con risparmi tecnici stanno mostrando tutti i loro limiti. Se un turista che arriva da Parma, altra capitale del turismo anche alimentare, si imbatte nella variante Cispadana e decide di andare da Brescello a Guastalla assaporerà sulla propria schiena gli ammortizzatori della propria auto come non mai. Emozioni comprese. Ma c’è anche qualcosa che è stato fatto bene. Dopo anni di torture il tratto fiorentino dell’Autosole è diventato quasi un paradiso; corsie larghe, asfalto elastico e drenante, segnaletica chiara, accessi e svincoli di ampia curvatura. A Roma stanziano 20 milioni l’anno per la manutenzione stradale. Tanto o poco? Non si sa bene, comunque insufficienti visti i risultati perché la capitale italiana è anche la capitale delle buche. Capitale di tanti primati, purtroppo. La qualità di un territorio, di una città e di un Paese “si vede” anche dalle sue strade. Non si pretendono strade da sogno come in certi angoli ricchissimi e fichissimi del mondo ma almeno strade civili sì. Quelle ci spetterebbero.

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