Non si vuol fare allarmismo ma lo studio c’è. Poi bisogna interpretare e contestualizzare i dati. Misurando le parole. La notizia: uno studio, pubblicato sulla rivista medica britannica The Lancet, rileva che ci sono più casi di demenza, malattia che riduce le funzioni del cervello (diciamo così per semplicità) nelle persone che vivono vicino a strade congestionate da intenso traffico.
E poi ci si stupisce di certe reazioni. Come ad esempio meravigliarsi che cada la neve d’inverno o che a gennaio ci sia il gelo.
Torniamo al caso traffico-demenza. La ricerca ha analizzato per 11 anni cioè tra il 2001 e il 2012 le condizioni di 6,5 milioni di abitanti, tra 20 e 85 anni, nella regione dell’Ontario. Sono stati identificati 243.611 casi di demenza con una incidenza maggiore tra gli abitanti che vivevano e vivono vicino a strade sempre intasate da traffico.
L’ipotesi dello studio guidato da Hong Chen, scienziato della salute ambientale, è che le polveri sottili, cioè quello che noi classifichiamo genericamente come smog, il rumore, l’ossido dei nitrogeno, le particelle rilasciate dal consumo dei pneumatici possano influire sullo sviluppo della malattia.
Insomma lo smog non agisce soltanto sui polmoni e sulla gola ma anche sulle nostre capacità mentali.
L’analisi ha evidenziato che rispetto a coloro che vivevano a 300 metri da strade trafficate il rischio di demenza era del 7 per cento superiore tra le persone che vivevano e respiravano in un raggio tra i 50 e i 100 metri, e il 2 per cento maggiore tra quelli che abitavano tra i 100 e i 200 metri.
Al mondo ci sono (sarebbero) circa 50 milioni di persone che soffrono di demenza.
Il traffico c’è anche d’inverno e deve fare i conti con il gelo e la neve. Un tempo c’erano i grandi cartelloni che segnalavano la seguente scritta: ricordati che è inverno anche in autostrada. Non fa una grinza.
Bisognerebbe estendere questa ovvietà anche a tanti altri settori della vita quotidiana. Del tipo: ricordati che è inverno e che può cadere la neve, anche tanta, e che ci possono essere gelate, anche molto rigide. Al meteo come al cuor non si comanda.
Ma al cervello talvolta bisognerebbe badare, per non farsi prendere da demenze linguistiche. Del tipo: nevicata eccezionale.
“Ma quale nevicata eccezionale, se è inverno e sei in montagna ti devi aspettare ne più né meno le nevicate che ci sono state”, ha sbottato l’altro giorno Mauro Corona, scrittore di montagna e filosofo della natura, che ben conosce la montagna e il clima. Insomma stiamo attenti con le parole e anche con i fatti. Non possiamo stupirci se d’inverno cade la neve e ci facciamo trovare impreparati. E’ come andare al mare a fine luglio e scoprire che in spiaggia alle 13 ora legale ti ustioni. Se non ci sono le nubi.
Ha ragione Mauro Corona: non diamo alla natura colpe che non ha.
Le strade di per sé non provocano morte o demenza è il traffico impazzito che magari le determina.
La neve da che mondo è mondo è sempre caduta e ha sempre trovato modo per sciogliersi o gelare. Nel suo mondo non in quello che magari le abbiamo invaso.
I fiumi sono sempre esondati e poi si ritirano; nel loro alveo non in quello che magari gli abbiamo sottratto. Non ci stupiamo della notizia sulla demenza da traffico. Dovremmo tornare a stupirci della normalità.
Fabrizio Binacchi (Con Voce di Mantova)

Lascia un commento