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Stivale e Sicilia. Perché non collegarli con la soluzione più semplice?

di Vincenzo Donvito | 17 Agosto 2020

Siamo rimasti stupiti che, allo scontato riemergere della possibilità di costruzione del ponte sullo stretto di Messina, si sia affiancata l’ipotesi della costruzione di un tunnel. I 209 miliardi del Recovery Fund in arrivo, e gli altri che forse si prenderanno se qualcuno si convincerà che non ci sono motivi per non prenderli, hanno stimolato i nostri politici, governanti ed amministratori, quasi stessero per inviare una letterina a Babbo Natale.

Sul ponte ci sono fior fiore di progetti, decisioni e miniature presentate in quasi tutte le trasmissioni tv dell’informazione italiana in questi ultimi decenni. Sul tunnel, a parte qualche disegno qui e là, sembra non ci sia nulla.

Poi ci sono quelli che dicono che ci sono altre priorità. E che il problema non è costruire ponti ma far sì che quelli che ci sono non caschino e sian ben tenuti, e che la mobilità ferroviaria (sul continente e sull’isola) grida vendetta con voce più alta.

Per quelli che sostanzialmente non vogliono una continuità tra Stivale e Messina, possiamo solo dire che ci rimane sempre il dubbio perché l’alta velocità dovrebbe arrivare fino a Reggio Calabria e poi i vagoni dovrebbero usare i traghetti, e lo stesso per la mobilità su gomma.
Certo, c’è il problema dei collegamenti ferroviari tra Napoli e Reggio Calabria e tra Messina e Palermo, che sono quel che sono e che tutti considerano prioritari. Ma perché questa priorità non è più tale per il collegamento tra Messina e Reggio Calabria? Perchè nella mobilità non si dovrebbe considerare anche l’abbattimento dei tempi tra “terraferma” e isola? Non crediamo che questi collegamenti veloci ferroviari siano considerati prioritari solo per il sud della Calabria e per la rete ferroviaria interna siciliana. Perché le tre infrastrutture non dovrebbero essere considerate di pari valore e quindi procedere per tutte?

Noi, che questi giorni leggiamo di quattro ore di fila su gomma per imbarcarsi e superare lo Stretto, restiamo perplessi di fronte a chi – ponte o tunnel – vorrebbe che tutto rimanga com’é.
Anche in considerazione che, in virtù dell’attuale situazione, il trasporto aereo (costoso ed inquinante) da/per l’isola, non può che trarne vantaggio.
Ci interessano gli utenti dei servizi e l’equilibrio ambientale, o si crede che quest’ultimo significa solo restare come siamo (situazione in cui stiamo comunque consumando il Pianeta, Calabria e Sicilia incluse). Gli utenti – che hanno priorità tipo ambiente, costi d’uso e velocità – devono solo allinearsi alle politiche di chi governa senza che le loro necessità siano prese in considerazione?

Sul tunnel ci viene in mente quello tra Francia e Regno Unito, sotto la Manica, e del suo esclusivo e costoso servizio solo per il trasporto ferroviario. Non conosciamo progetti per un tunnel tra Calabria e Sicilia. Se dovesse esserci non solo per la mobilità ferroviaria, crediamo che dovrebbe essere molto impegnativo. Mentre il progetto per il ponte ci sembra che sia ad uno stadio molto avanzato e per tutti i tipi di mobilità terrestre.
Perché non procedere con le soluzioni più semplici e polifunzionali?

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, calabria, costi, francia, napoli, natale, palermo, reggio calabria, sicilia, soluzione, traghetti

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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