A Firenze primarie inutili, se si sa già chi arriva primo, dice Renzi. Il candidato sindaco lo decide lui.

IL PIANO “B” DI MATTEO. Siamo all’overdose del Renzi-pensiero. Ne sono stati contagiati, imprenditori, circoli del ghota economico finanziario, pezzi del sindacato, elettori di centrodestra, editori di giornali e TV, giornalisti di tutte le risme, ambienti cattolici, giovani della politica rampante e vecchi marpioni del potere. Nel PD molti lo detestano ma ormai è il Segretario del partito e il suo pensiero detta legge. Ufficialmente Matteo Renzi si doveva ricandidare a sindaco di Firenze, ma lui il campione delle primarie alcune settimane aveva fatto approvare con l’80% dei voti – (114 si’, un no e 30 astenuti)- alla assemblea cittadina del Pd la ratifica della sua ricandidatura a sindaco di Firenze per le elezioni di maggio, senza bisogno di scomodare le primarie. Se ora Renzi veleggia verso Palazzo Chigi in barba ai suoi stessi proclami roboanti ripetuti fino due giorni fa e molti pensano che non potrà ripresentarsi a candidato sindaco. Chissà come ci sono rimasti male quelli che, con almeno un paio di altre liste lo volevano sostenere: una di ex forzisti capeggiata da Massimo Pieri e una di sinistra con qualche ex grillino dissidente. Tutti ovviamente per Matteo.
Come avevo anticipato pubblicamente, da settimane, Renzi e suoi fedelissimi avevano pronto anche il cosiddetto “piano B” che prevedeva la crisi di governo e l’incarico di andare a Palazzo Chigi anche senza passare per le elezioni anticipate. Renzi dovrà abbandonare l’idea di ricandidarsi a Sindaco di Firenze a meno che non voglia fare tutte e due le cose insieme che a questo punto diventerebbero tre: segretario del partito, presidente del consiglio e sindaco di Firenze. Non ci sarebbe da meravigliarsi se Matteo dicesse che è in grado di fare tutte e tre le cose insieme. In ogni caso per salvare la faccia nel Pd fiorentino potranno anche mettere in piedi una sorta di primarie “farlocche” in quindici giorni per legittimare un altro candidato sindaco. Ovviamente renziano e soprattutto “scelto” da Renzi .
DUE ANIME IN UN NOCCIOLO? NEMMENO PER SOGNO. RENZI VOLEVA FAR LE SCARPE A LETTA. La conferma che Renzi e Letta non sono affatto “due anime in un nocciolo” come qualcuno sosteneva, è arrivata prima con le battutine, poi con le bordate di Matteo che in un mese e mezzo ha riversato su Letta e sul Governo giudizi devastanti. Letta non voleva entrare in rotta di collisione, e ha tenuto un basso profilo ma questo ha alimentato l’appetito di Matteo che prima ha svelato le sue preferenze: fare subito la legge elettorale e tornare al voto anche nel periodo della presidenza italiana del semestre europeo. Poi immaginando che qualcuno volesse fargli lo sgambetto con il voto segreto alla Camera sulle legge elettorale ha minacciato il fallimento della legislatura facendo intravedere le elezioni anticipate agli attuali parlamentari del PD la maggior parte dei quali ne sono terrorizzati. E ora dopo una frugale cena al Quirinale cambia versione e si candida lui direttamente a fare il Presidente del Consiglio, senza passare per il voto degli elettori. Forse al di là delle apparenze ha pronto anche un Piano “C”, ma questo lo sveleremo nei prossimi gironi. Matteo in ogni caso farebbe bene a tener presente anche il vecchio detto: “Chi in fretta troppo in alto sal cade sovente, precipitevolissimevolmente..”..

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