Appena una settimana fa avevamo denunciato l’anomala situazione italiana: ovvero che lo scontro reale è tra due potentati: le galassie economiche, finanziarie e mediatiche che ruotano, rispettivamente, attorno A De Benedetti e a Berlusconi ed il “Grande Centro” impersonato non da Casini ma dal groviglio, non meno potente, che ruota attorno a Fiat, RCS-Corriere della Sera, e imprenditori che fanno parte del sindacato di controllo di quest’ultimo gruppo editoriale.
In questo quadro – è nostra opinione- i partiti, soprattutto i due maggiori, PDL e PD, sono comparse e controfigure che si agitano per la platea degli elettori, nell’interesse dei potentati di riferimento.
Nemmeno lo avessimo avvertito in anticipo, immediatamente dopo la pubblicazione di quell’articolo è fragorosamente esplosa la polemica tra Eugenio Scalfari e Ferruccio De Bortoli, cioè tra le punte mediatiche di due dei potentati in questione.
Scalfari ha attaccato De Bortoli perché vorrebbe che Fiat, Corriere, e soprattutto chi sta dietro di loro, si sganciassero dalla posizione mediana e partecipassero alla lotta per mettere fuori gioco Berlusconi.
Nelle vicende italiane siamo ad una svolta importante: le sciabolate fra Repubblica e Corriere indicano che i potentati intendono scendere in campo scopertamente revocando il mandato conferito ai partiti di agire per i loro interessi.
Le ragioni, a nostro avviso, sono due.
Da un lato, la crisi economica costringe il governo alla politica della lesina in fatto di spesa ed a scelte drastiche. Sono sempre più numerosi coloro che non ce la fanno ad arrivare a fine mese mentre le imprese reclamano investimenti e risorse che aiutino la ripresa. Il governo, questo governo, non appare più in grado di rispondere alle aspettative di quella parte di imprenditori che avevano puntato su Berlusconi o che erano rimasti alla finestra, aperti verso entrambi i fronti.
Dall’altro lato, la situazione del PD è tale che coloro che avevano puntato sulla nuova creatura, a cominciare dalla “tessera numero uno”, Carlo De Benedetti, cominciano a pensare al dopo, non più affidato alle possibilità di vittoria del soggetto politico sostenuto con dovizia di mezzi mediatici.
Per comprendere ancora meglio cosa sta avvenendo, si aggiungano altri eventi, iniziative e riposizionamenti di questi giorni: l’ex presidente di Confindustria, Cordero di Montezemolo che presenta il suo “pensatoio” Italia Futura; le frizioni tra Berlusconi e Tremonti; l’attivismo dalle mani libere di Casini; le botte da orbi tra D’Alema e Franceschini; Francesco Rutelli con un piede dentro e l’altro fuori al PD, l’attuale presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che quotidianamente sferza il governo.
Sono tutti molto più che semplici segnali: chi aveva puntato sulla cosidetta “seconda repubblica” ha già esaurito la scorta di benefici ottenuti: in certi casi con leggi ad hoc, soprattutto privatizzazioni ma non solo, molto più scandalose delle leggi “ad personam”.
Le controfigure che occupano attualmente i palazzi della politica e delle Istituzioni sono come limoni spremuti che non danno più affidamento, esattamente come ai tempi di Mani Pulite.
Dunque………
Ci piacerebbe che fossero i nostri lettori a riempire i puntini di sospensione.
N.C.

Caro Caruso,
anch’io concordo quasi al 100% con le sue osservazioni. Sopratutto ritengo fondamentale che Berlusconi sia battuto da un voto popolare e non sostituito per vie traverse senza sciogliere i nodi che poi tornerebbero al pettine: non è possibile dare un altro schiaffo al principio della sovranità popolare senza fare degenerare ulteriormente la qualità della nostra democrazia. E “il poi” dovrà essere caratterizzato, fra l’altro, da una demarcazione più netta della politica dai gruppi economici, finanziari ed editoriali.
La fine della Prima Repubblica – Bis)
Ho letto con attenzione l’editoriale di Nicola Cariglia. Faccio fatica a definire la “Seconda Repubblica”. Non avendo mai convocato un’assemblea costituente, avendo proceduto soltanto sulla materia del sistema elettorale la definirei piuttosto una “Prima Repubblica – Bis”. Con tutti i limiti che la “Seconda Repubblica” se dicente ha dimostrato sarei comunque incerto sulla fine immediata del Governo Berlusconi. Non voglio nascondermi dietro un dito. La mia formazione politica giovanile, mai rinnegata dal punto di vista ideale, non è molto lontana da quella di molti degli ispiratori del gruppo del Centouno: socialista-liberale, sulle posizioni di Carlo Rosselli, ma anche come punto d’incontro del liberalsocialismo di Calogero e Capitini, fino all’affermazione del Partito d’Azione e poi di quella costola che entrò nel Psi come Riccardo Lombardi, irrobustito da una grande ammirazione per Giuseppe Mazzini e i suoi ideali. Insomma una sinistra liberale e libertaria non marxista. Eppure ho pensato, fuori dalle categorie del cuore, che chi volesse affrontare la politica non doveva, in modo aprioristico, combattere la nascita del Pd e del Pdl. E invece…il rischio del fallimento è sotto gli occhi di tutti.
In ogni caso un nuovo assetto politico nascerà. In questo momento il primo problema riguarda però Silvio Berlusconi. Io credo che vada battuto politicamente, meglio se alle elezioni oppure con un voto di maggioranza in Parlamento. Non sarà una cosa facile, ma è l’unica condizione per l’azzeramento delle posizioni attuali. Non mi convince una soluzione giustizialista, anche se Berlusconi si sopravaluta e sottovaluta i propri nemici. I suoi quattro errori più grandi sono stati: non avere legittimato l’opposizione, a partire da D’Alema, quando ancora poteva spartire il dualismo politico alla fine degli anni Novanta. E non si dica che non c’erano gli elementi perché fra Ds e Forza Italia (complice anche Cossiga ed altri mediatori) il dialogo sulle riforme istituzionali era stato aperto. E non si dica soprattutto che il dialogo è fallito solo per un irrigidimento di D’Alema. Poi ci sono stati i nove anni del Duemila. Berlusconi ha fatto un secondo errore nelle politiche internazionali. E’ stato l’alleato più fedele di Bush, senza mai mediare. Alla caduta di Bush si è rivolto con toni arroganti verso la nuova amministrazione Obama che lo ricambia con freddezza e sarcasmo. E del resto la netta apertura verso Putin quando nel 2008 ci sono state le vicende del confronto fra Russia e Georgia, non può essere rovesciata come una linea di pace “da Nobel” per giunta da parte del Presidente del Consiglio. Né del resto l’apertura verso Gheddafi può essere considerata un biglietto da visita gradito all’amministrazione di Israele.
Il terzo errore è stato quello di dare spazio all’esternazione della propria vita privata, prima che divenisse oggetto non solo di “sputtanamento”, ma anche di arma di lotta politica da parte delle opposizioni e del partito di “Repubblica”. Lo Stato spettacolo l’ha inventato Berlusconi.
Il quarto errore nel non individuare, con chiarezza, il suo “vice”. Un vice del Pdl con il quale gestire il dopo Berlusconi. Un problema che avevo sollevato da anni e che puntualmente si presenterà.
Ci sarebbe anche un quinto errore, ma attaccare la maggioranza dei giornalisti e dei giudici evidentemente è solo un giudizio anti-caste. Solo che queste “caste” sono pur sempre poteri nell’architettura della democrazia.
Se sono scettico sui risultati del congresso del Pd: mi piace Marino, ma è solo un uomo di movimento: capisco Franceschini ma è sotto la valanga di delusione provocata dalle dimissioni di Veltroni; stimo Bersani ma è l’alfiere della socialdemocrazia post-comunista fuori tempo Massimo, non lo sono di meno sulla possibilità che il Paese trovi un assetto democratico decente.
Fini si prepara al dopo Berlusconi, Casini spera di intercettare tutti i centristi. I vari partiti economici e societari sono in effetti in fibrillazione. Nè dobbiamo sottovalutare il populismo della Lega Nord. Temo che l’unico governo possibile sia fatto da tecnici come Draghi o Monti, ma la parola d’ordine dovrebbe essere di fare per la prossima legislatura l’assemblea costituente. Fino ad allora è meglio non cambiare niente. I timori per la democrazia e per la creazione di una Prima Repubblica Tris, ci sono tutti. Solo che il Paese è sfibrato e l’ascesa dei grandi gruppi criminali che, a questo punto, finanziano addirittura l’economia reale è il vero grande segnale di legalità che viene sottovalutato. Spero che i laici carichi di dubbi sappiano muoversi per tempo.
Correggo un mio refuso precedente – mi riferivo a Luca BAGATIN di Pordenone ! Mi scuso con lui e voi per avere storpiato il suo nome!
Saluti!
RENATO
Condivido la Vostra analisi ed ancor più il pensiero del lettore Gabbatini!
Temo addirittura per la vita del Cavaliere : non mi stupirei che i Poteri Forti preparassero un attentato contro il Cavaliere , usando BR o Naziskin , sempre pronti alla bisogna, visto che non riescono a liberaraene “democraticamente” : insomma un bel Colpo di Stato del Grande Capitale con il beneplacito di CGIL, PD , Magistratura, Stampa ed anche di qualche traditore del Centro (UDC ed affini!?) !
In questo clima da “guerra civile ” finora fortunatamente solo “virtuale”, c`é da aspettarsi di tutto!? Comunque, penso, che quasi due terzi degli Italiani non gradirebbero,anche se poi, realisticamente abbraccerebbero i nuovi arrivati, giocoforza!?
Peccato, sarebbe un disastro per il futuro del Paese , che tornerebbe indietro ai tempi del Pentapartito con bendizione Papale e opposizioen “costruttiva” della Sinistra, insomma la madre di tutti gli inciuci!
Da fare impallidire il manuale Cencelli!
Saluti ed auguri per le VOstre rubriche veramente interessanti!
Renato DANISI
Sì, però mentre la strategia di Mani Pulite fu preparata con cura dalla fine degli anni ’70 con il contributo dei Poteri Forti a tutto danno dei partiti storici e democratici, ovvero del Grande Centro (che avrebbe dovuto invece cercare di rafforzarsi, anziché continuare a litigare al suo interno) oggi abbiamo una classe politica inconsistente di per sé che solo un Berlusconi può tenere in piedi (viste le sue risorse economiche ed il suo personale carisma).
E’ proprio per questo che il Cavaliere non è facile da buttare giù anche se tutti o quasi lo vorrebbero (a livello istituzionale, almeno). Senza di lui crollerebbe tutto quanto.
Penso sarebbe opportuno tentare di costruire un’alternativa, quanto più possibile laica e liberale, ai Poteri Forti.
Un’alternativa che penso potrebbe costruirsi al centro, da una spaccatura del PdL e con l’aiuto dei liberali dello stesso PdL da Fini a Brunetta.
Il tandem Brunetta-Fini, poi, lo vedrei perfetto.
Sarebbe poi interessante se un parte laica e liberale del Pd volesse concorrere ad un progetto di questo tipo (non i rutelliani, per intenderci).
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it