Dopo aver visto la prima puntata del programma televisivo “La sposa perfetta”, dopo essere andata a letto con la bile che scoppiava, il primo desiderio della mattina successiva era di urlare e raccomandarsi al ministro Pollastrini di non occuparsi solo di Dico ma anche di culture paritarie e di urlare altresì una sonora protesta al presidente della Rai Claudio Petruccioli, a tutti i dirigenti Rai: ”Per favore, paghiamo il canone, va bene, ma voi dateci una televisione di qualità o, se chiediamo troppo, con qualche qualità in più, per favore…”
Si, mi sono alzata con la voglia di mettermi in ginocchio per pregare tutti di ricordare che le donne italiane non sono il “pensiero Monsé” (avete letto bene, Monsè non Mosé, il primo nome con cui è cominciata l’era delle ragazze raccomandate dal dott. Sottile, che ha una rubrica su un settimanale…), “vallettopoli”, le modelle di Mora&Corona” , del Billionaire, dei Briatore, delle veline ecc. chi più ne ha o più ne sa, più ne metta.
Non mi interessa neanche riprendere la pur giusta visione contro-programma che ne fa Natalia Aspesi su “la Repubblica”, né tanto meno riprendere l’ipocrita risposta di M.Giovanna Maglie su Dagospia:
Perché invece di indignarsi per l’esclusione di una ragazza di colore che è stata eliminata nella trasmissione, di indignarsi con le suocere sostenendo “signore, cominciamo male , ma, proprio male…”, penso che in quel programma non avrebbe nemmeno dovuto andarci a fare da testimone. Insieme a un bamboccione di nome Casella che si arroga il diritto di dire che quei ragazzi sono mammadipendenti, visto che di lui si sa solo che si è defilato dalla mamma, fidanzandosi con la simpatica Amanda Lear, di cui, appunto, potrebbe essere figlio; perché fare i saputi, gli indignati dopo avere accettato quel ruolo?
Perché l’ipocrisia in televisione è imperante.
Nei talk show, nei reality con i finti personaggi genuini, nelle conduzioni improvvisate, nei programmi culturali (ma dove è la cultura?), nei programmi di attualità e via dicendo.
Tutti vorrei ma non posso; perfino nei telegiornali.
Marta Ajò

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