La nostra è una ferma contrarietà ai processi che si trasformano in spettacolo per le persone morbose. Mentre i cittadini che presentano una denuncia aspettano….
Spettacolarizzazione dei processi e delle indagini in televisione, messa in piazza della vita di persone che nulla hanno a che fare con le indagini, centinaia di milioni di euro spesi per un singolo caso. E’ questo il drammatico ambito in cui vengono raccontate le storie morbose. Anche recentemente abbiamo scritto dei sette omicidi rimasti impuniti nel Sud Milano, negli ultimi quarant’anni. Nessuno ne parla più. Come mai? In che senso le cose sono cambiate? Perché un tempo, le indagini venivano chiuse senza grande clamore, lasciando cadere l’oblio su tanti casi, come quelli consumati alle porte di Milano? Con tutta probabilità i pubblici ministeri sono sospinti dalla pressione mediatica. Riguardo al caso di Yara Gambirasio sono stati eseguiti ventimila test del dna. La procura di Bergamo ha redatto sessantamila pagine a supporto della richiesta di rinvio a giudizio di Massimo Giuseppe Bossetti. La Procura di Livorno ha riempito diecimila pagine per la messa sotto accusa di Antonio Logli, poi prosciolto dal giudice delle indagini preliminari, che ha respinto la richiesta del pubblico ministero di mandare a processo il marito di Roberta Ragusa. Per il delitto di Elena Ceste, il marito Michele Bonincontri è stato accompagnato in carcere da un incartamento di ventimila pagine.
Il nostro convincimento è che tutto questo attivismo ha alla base il protagonismo di alcuni pubblici ministeri, diventati famosi da un giorno all’altro, grazie ai processi morbosi. Ma l’aspetto che ci preoccupa di più è il fatto che le somme ingenti spese per questi processi, pesano sulle spalle dei cittadini che versano le tasse. Ci chiediamo quante migliaia di processi si sarebbero potuti celebrare con i soldi spesi per il caso Ruby? La questione economica ha dei paurosi risvolti, rappresentati dalla giustizia negata a migliaia di cittadini che subiscono violenza, dal vicino di casa o dal conoscente geloso. Decine di migliaia di denunce finiscono per essere archiviate senza che sia mai stato istruito un procedimento. Gli addetti ai lavori le definiscono “liti da cortile” in senso dispregiativo, con aria snob, questioni di cui non vale la pena di occuparsi. Per il futuro, sarebbe auspicabile molta ordinaria giustizia, senza casi nazionali che divorano risorse. Il tutto dovrebbe essere contenuto nei limiti della normalità, lasciando spazio alla giustizia di tutti i giorni. La nostra è una ferma contrarietà ai processi che si trasformano in spettacolo per le persone morbose. Ed è forte la domanda di giustizia, per i cittadini che presentano una denuncia, e aspettano, aspettano, aspettano, senza sapere che il loro procedimento non è mai stato preso in considerazione.

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