Mentre Putin è misteriosamente scomparso dalle scene e dove sia solo Dio sa. E’ necessario domandarsi: a chi toccherà la prossima volta d’essere assassinato? Chi avrà in mente Putin di uccidere dopo Nemtsov? Probabilmente il dissidente più in pericolo si chiama Ksenia Sobciak, figlia del vecchio sindaco di San Pietroburgo. La Sobciak vanta una lunga storia di famiglia, vicino alla politica di Yeltsin e in viso agli oligarchi che fanno capo a Putin, l’ex direttore del Kgb, l’attuale FSb, presidente della federazione Russa. Certamente il governo russo dovrà far sbollire gli effetti di questo ennesimo omicidio. Per questo motivo sono stati già arrestati i quattro ceceni, forse esecutori del delitto, e un quinto si è fatto saltare in aria. Putin è un campione di doppio gioco e molto abile a mescolare le carte. Una volta di più, i sospetti dell’assassinio di Nemtsov ricadono su lui. Uno dei collaboratori del dissidente ucciso, Ilya Yashin, è molto perplesso e scettico sul comportamento della polizia russa, che troppe volte ha commesso gravi errori. Nel caso, tutto finisse con l’arresto di capri espiatori, gli omicidi politici continueranno senza dubbio, ha commentato Yashin. Ecco perché Ksenia Sobciak è la naturale candidata a essere la prossima vittima dall’organizzazione di Putin. Il lungo elenco di sangue si estende da alcuni lustri, attraverso le tappe della carriera di Putin, come il corso apparentemente lento della Moscova, che invece impetuoso scorre fino al mare. E’ il sangue versato da molti innocenti secondo una strategia di potere e di mafia che non ha confini e che si prefigge di riconquistare l’impero perduto verso occidente. L’implosione dell’Unione Sovietica, ha generato questo: oligarchi in guerra tra di loro per mera esigenza di potere, dove il popolo russo e quello delle repubbliche federate, fin dai tempi della volontà bolscevica di Lenin e Stalin in primo luogo, avevano perduto la loro anima e individualità. Ancora oggi il problema principale di milioni di uomini, è l’alcool e l’assoluta mentalità di parassita che gli assoggetta al potere di un’élite che non è molto differente da quella di epoca zarista, per esempio, delle anime morte di Gogol’. Anzi, peggio. L’alcool non era protagonista della vita feudale che regolava il ritmo delle generazioni di contadini e masse rurali fino allo scoppio della Grande Guerra e all’avvento del socialismo sovietico, imposto dopo il trattato di Brest Litovsk, nel febbraio del 1918, prima della capitolazione degli imperi centrali, che aveva concesso per volontà di Lenin condizioni di pace umilianti per la Russia. Da quei giorni le famiglie e gli uomini che caddero sotto l’egemonia sovietica persero ogni identità. Le conseguenze sono oggi evidenti e la nostalgia nazionalista esaltata dall’opera di Putin, sta tentando di giustificare, come ogni dittatura, attraverso la guerra e le invasioni militari, lo spazio vitale prefissato. La carriera di sangue di Putin, già direttore dell’Fsb, cominciò alla fine degli anni novanta quando misteriosamente crollarono nella notte alcuni edifici arnie dormitori, nella città di Mosca: una strage. Morirono famiglie intere sorprese dal crollo provocato dall’esplosivo sistemato sulle fondamenta degli edifici. La strategia del terrore si estese anche in altre città. A Rjazan, sud est della capitale, però, l’Fsb locale non era stata avvertita delle intenzioni di Putin e scoprì grazie ai cittadini il pericoloso attentato. L’imbarazzo provocò malumori e contrarietà. Raccontarono che quella era un’esercitazione per testare l’efficienza dei servizi. All’interno dell’esplosivo ritrovato sulle colonne portanti, dissero che c’era dello zucchero. Di anno in anno per quindici anni, il potere di Putin è costellato da strani attentati, stragi, ostaggi e misteriosi affondamenti di sottomarini. Dal porto di Murmansk nell’agosto del 2000, era uscito il sottomarino atomico Kursk. Non fece più ritorno. Per un guasto rimase nelle profondità del Mare di Barents, dove tutto il suo equipaggio morì in una lunga agonia. Putin rifiutò l’aiuto che gli era stato offerto dagli Usa. Nessuno seppe il vero motivo, ma probabilmente all’interno del sommergibile esistevano armi non convenzionali e segrete. L’evoluzione, o se vogliamo l’involuzione della Russia, ha seguito la strada della propaganda ideologica adatta al regime impersonato dall’ex capo dell’Fsb. Di tutto quello che è accaduto, i colpevoli erano sempre i ceceni, ma non quelli di Kadyrov, che controllano il fanatismo religioso, ma quei ceceni che per la loro libertà hanno combattuto contro gli uni e gli altri e sono stati fino a ora sconfitti.
Dov’è Putin? Storia brevissima di assassini e misteri.
Pubblicato in : Maidan
Info Enrico Martelloni
Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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