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Spengere “tutto-lo-spread-minuto-per-minuto”

di Marzio Siracusa | 4 Dicembre 2011

Napolitano non ha capito che l’Italia teneva banco perché il peso delle sue difficoltà è infinitamente esiguo rispetto al peso del suo nome.

Si ritiene che il vulnus procurato alla sospensione della politica con l’ingresso di asettici tecnici della buona amministrazione possa rientrare appena indette nuove elezioni. In realtà la sospensione della politica porta in sé conseguenze identificabili con la negazione di un benefico principio di rottura, come se abbassare la febbre, che per l’organismo è una difesa, significasse la cura. Di fatto la sospensione della politica è una soppressione della verità, e quanto più la parola verità sembra stonare col realismo della politica tanto più quella sospensione mostra conseguenze deleterie. Si dirà: cosa c’entra la verità con la politica che vive di effettività e contingenze? La verità della politica è la coerenza del sentire storico nel suo snodarsi, solo a questo patto l’appello al corpo elettorale ritrova valore e si salva dalla vuota ritualità in cui invece stanno naufragando le democrazie rappresentative. La verità della politica è verità del sentire storico della comunità, adeguamento delle difficoltà a quel sentire e non viceversa, pena il fatale scivolamento nella finzione democratica.  Per restare alla fase attuale, Napolitano non ha capito che il ricorso al corpo elettorale era un’occasione unica per festeggiare davvero i 150 anni d’Unità senza troppi groppi in gola, e riportare in scena il sentire storico sospendendo l’assillo delle necessità. A maggior ragione se lo stesso Sarkorzy ha ammesso che la salvezza dell’Unità Europea dipende dall’Italia. Insomma Napolitano non ha capito che l’Italia teneva banco perché il peso delle sue difficoltà è infinitamente esiguo rispetto al peso del suo nome che invece il presidente francese indirettamente ci ha ricordato. Il ricorso immediato al corpo elettorale avrebbe semplicemente costretto la speculazione internazionale a spengere e sospendere il ridicolo “ tutto-lo-spread-minuto-per-minuto ”, pena un rimbalzo che alla fine avrebbe travolto la speculazione stessa.

     Nonostante il nostro eterno saltellare tra Caporetto e 8 settembre, occorre allora restituire il sentire storico della comunità alla sua essenza precedente la disarticolazione culturale operata dall’informazione e dalle tecniche dell’informazione che hanno inculcato come ricatto ineluttabile e fatale un valore pur vero ma non apocalittico quale lo spread. Le fonti dell’attuale distorsione delle basi economicistiche della realtà, che pure non vorrebbe base alcuna, vanno ricercate nell’istituzione della finzione planetaria, prima di tutto nell’informazione che da decenni è inutilmente denunciata come orchestrazione promotrice di avvenimenti e non della loro comunicazione. Ma prima ancora bisognerebbe ricordare come il mezzo televisivo e la rete entrarono acriticamente in scena. Agli inizi degli anni cinquanta gli stati europei iniziarono trasmissioni televisive innestate nell’intrattenimento delle vecchie comunicazioni radio. Ma il salto dall’ascolto all’immagine era già stato sperimentato da almeno dieci anni negli USA, grazie a un humus propalato dalla funzione vitale che l’industria cinematografica aveva avuto a partire dalla sua nascita. Gli States sono il primo paese al mondo in cui la finzione del e nel quotidiano è diventata categoria sociale fondante di cui Hollywood e le sue succursali planetarie sono le vere capitali. Il cittadino metropolitano degli States, spogliato di tradizioni e memorie, privo di immagine di sé, fin dai primi del novecento divorò letteralmente ruoli e identità molteplici grazie all’intrattenimento della rappresentazione cinematografica, finse di essere quei ruoli e quelle identità, finzione senza rischio perché nessun sentire storico lo obbligava a una verifica. In questa prospettiva, addirittura socialmente analgesica, fu naturale che il mezzo televisivo alla fine del secondo conflitto assurgesse acriticamente a mezzo di intrattenimento e divertimento permanente senza che questa scelta fosse fatta dipendere da alcuna decisione politica bensì solo dagli immensi profitti messi in gioco. Ma perché la maggiore potenza dei mezzi di comunicazione deve essere spesa per comunicare l’ossessione all’intrattenimento continuo, aprendo le porte al diabolico connubio tra intrattenimento, informazione e pubblicità, dove l’informazione per intrattenerci è costretta a mentire? Sposata con gli effetti speciali, interrotta e aizzata dallo “stalking” pubblicitario, dal caleidoscopio circense che incanta, martellata dal nuovo istante per istante promesso dagli inviati speciali veri servi di scena, l’informazione sfrutta le lusinghe dell’intrattenimento e ci abbindola.

Questa è una delle basi, forse la più appariscente, della finzione planetaria che porta il sentire di una comunità a perdersi fino a svanire nel mitico sentire di domani costipato di fantascienza e futuro. Ma questo è il mito che aiuta gli States a tirare avanti nella propria pochezza, in cui la rottura costante con la continuità ha solo lo scopo di nascondere che la continuità non esiste perché alle spalle non si ha niente e che l’unico motore d’una comunità inesistente è il collante del nuovo tecnologico. Le basi economicistiche della realtà calcolate istante per istante proprio nel flussi del nuovo tecnologico dall’industria al mercato in un accavallarsi confuso del micro e del macro, ben si adattano a nascondere il niente alle spalle e l’indispensabile costipazione del domani. Per quanto andare alle radici del problema sembri relegarlo all’astrattezza, questi sono i motivi dell’indebolimento del sentire storico di una comunità nazionale, motivi che l’Italia ha ampiamente la forza di respingere ricorrendo al corpo elettorale e imponendo al resto d’Europa e del mondo di sospendere l’insulso “ tutto-lo-spread-minuto-per-minuto ”.

    E liberiamoci da settant’anni di avvilimenti cattolici, senza l’Italia il mondo intero non saprebbe nemmeno perché esiste e dove andare.

Pubblicato in : Editoriale

Info Marzio Siracusa

” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    5 Dicembre 2011 alle 13:39

    Effettivamente la non-comprensione gioca un ruolo importante nella risoluzione dei problemi ,come nella pesantezza di lettura di un commento . Ma il ricorso a dei totem ideologici senza comprensione del meccanismo formativo non risolve alcun problema esistenziale. Le elezioni con il sistema dell’alzata di mano ( tale appare il porcellum ,sistema tipico di ogni dittatura “liberale” ) non garantiscono una volontà popolare oculatamente espressa ( tra bianco e nero ci corre una serie nutrita di tonalità e colori ),come l’etimologia della parola suggerisce alla memoria.Nuove elezioni con le regole attuali non avrebbero risolto il nodo ,che a Napolitano è apparso gordiano ( dato che nessuno dava garanzie di effettivo risanamento politico ) .

    Rispondi

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