La Gazzetta del Mezzogiorno, del 5 dicembre 2009, ha pubblicato, diciamo per diritto di cronaca, quanto dichiarato da Padre Pietro Capoccia, frate cappuccino, cappellano del supercarcere di Marino del Tronto ad Ascoli Piceno sul presunto ravvedimento del carnefice SPATUZZA.
Il Padre Capoccia afferma di aver trasmesso a Spatuzza, con il suo apostolato presso i detenuti, “l’amore per le sacre scritture”. Ciò è confermato dalla richiesta dello Spatuzza di voler studiare religione.
Padre Capoccia lo asseconda e lo fa iscrivere al corso superiore di Scienze religiose presso l’ex seminario ascolano, dove sosterrà l’esame di teologia.
La notizia pubblicata nello stesso giorno in cui Spatuzza accusa, presso il Tribunale di Torino, il sen. Dell’Utri e il Capo del Governo, Silvio Berlusconi, di connubio con la Mafia e a Roma si grida provocatoriamente per le dimissioni del Capo del Governo sfidando la maggioranza promossa dal popolo con elezioni libere e democratiche, fa pensare a tante cose, tra di loro, contrastanti.
Il Padre Cappellano, allo stato delle cose, non può far credere che Spatuzza è il Fra Cristoforo di oggi, anche perché non ha chiesto perdono a nessuno.
Spatuzza non è stato e non potrà essere perdonato dai genitori del Bambino ucciso nell’acido, come dai familiari o parenti delle vittime da lui commesse.
Spatuzza non solo non ha chiesto perdono per il passato da criminale, ma continua ancora, per sua o altrui volontà a infamare e colpire persone con spregiudicatezza incredibile. La stessa Magistratura come fa a giustificare la protezione di tal criminale con la scusa di accertare cose che le investigazioni giudiziarie non hanno scoperto.
La manifestazione a Roma voluta dal giustizialista Di Pietro, il processo di Torino contro Dell’Utri e Berlusconi, l’’inopportuno articoletto della Gazzetta del Mezzogiorno, l’appello insistente del Capo dello Stato a smorzare i toni delle reciproche accuse tra le forze politiche e tra queste e la Magistratura dimostrano che si è a un passo dalla guerra civile.
Di Pietro deve capire che il 70% della popolazione non può essere offesa quotidianamente da un 30% che vuole il potere ad ogni costo. In questo momento di crisi economica, ostacolare il Governo, chiedere le dimissioni significa frecarsene di chi non ha lavoro, non ha reddito, che si uccide per scoramento.
Domenico Civitano

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