Lo confessiamo, attendevamo con ansia la manifestazione più annunciata degli ultimi anni, ovvero il No B.day, perché da più parti era stata trionfalmente presentata come una “rivoluzione”, termine di per sé ultimativo ed evocativo di rivolgimenti epocali, ma anche come un evento senza precedenti, poiché nato per autoconvocazione dal popolo del web, soprattutto attraverso i social network. Le premesse, a dire il vero, non ci sembravano granchè rispondenti alle intenzioni, chè frequentando il web ed i social network – attività che non richiede un animo particolarmente sovversivo, a dire il vero – ci eravamo fatti persuasi di una certa arietta da carnevale anticipato, con Di Pietro nelle vesti di Capitan Fracassa, Bersani in quelle del Sor Tentenna, ma soprattutto con la preoccupante tendenza alla monocultura dei commenti entusiasti dei partecipanti, tutti tesi all’insulto come potente collante ed unica motivazione di questa chiamata in piazza. Ora che abbiamo assistito alla manifestazione, e ci siamo letti i commenti ufficiali e quelli in Rete, ci viene da chiederci, come spesso, per non dire sempre, accade in questi casi: cui prodest?! A parte la deprimente constatazione che, dopo Forza Italia scelta come nome di un partito e l’Inno di Mameli usato per vendere i collant, non si è salvato neanche il colore viola, tanto caro al cuore di noi tifosi della Fiorentina, per cui d’ora in poi dovremo stare attenti persino allo stadio, non sia mai si venga scambiati per dipietristi forcaioli, l’impressione iniziale della carnevalata è stata confermata, con l’aggravante della presa d’atto di un vuoto ormai espanso di idee, concetti, semplici costruzioni logiche, che molto ci preoccupa circa la reale consistenza di questa nuova generazione di rivoluzionari manifestanti. Se infatti rifiutare il passato e ridiscutere il presente anche in chiave ribellistica è il destino, ed aggiungeremmo persino l’onere, di ogni nuova generazione che si affaccia alla vita politica, sociale e civile del proprio paese, ci pare però che riassumere tutte le proprie ragioni in striscioni contenenti tutte la variazioni dell’insulto contro Berlusconi – abbiamo contato, e ci scusiamo se manca qualcosa: delinquente, mafioso, ladro, corruttore – non rappresenti null’altro se non la palese mancanza di idee e di progetti di chi questi striscioni li porta in piazza, convinto di agire per il bene del proprio paese. Il diritto alla libera espressione è certamente un cardine basilare della democrazia, ma se ci si ferma all’insulto ed al “no” a prescindere ciò non costituisce un bagaglio per andare molto lontano sulla strada del ripensamento di un intero sistema politico. Con l’aggravante delle dichiarazioni dei politici veri che hanno partecipato, a cominciare da Di Pietro che è stato l’ispiratore di questa piazzata senza costrutto e che ha commentato: “Più opposizione e più il buon esempio della società civile serva alla politica per ritrovare l’unità”, stando così ad indicare che la strada dell’eventuale riforma di un sistema non debba giammai passare dal parlamento, ma dagli umori e malumori della piazza opportunamente sobillata. Esilaranti, invece, se non fossero angoscianti, i commenti della Melandri che, in coda lungo il corteo, ha tentato di frenare gli slogan antiberlusconiani dicendo: “Siamo qui per protestare contro un governo e la sua politica, non contro una persona”, evidenziando che, in un momento di distrazione, si era dimenticata di leggere il nome del corteo a cui stava prendendo parte: No B.Day non ci pare infatti riassumere nulla di quanto da lei dichiarato. Epico, come sempre, Bertinotti: “Sono qui perché c’è qualcosa che si muove. Questa è una grande iniziativa”, ma su cosa sia iniziato non è stato molto chiaro, mentre brandelli del Pd in ordine sparso hanno testimoniato, se ancora ce ne fosse bisogno, lo stato gravemente confusionale in cui versa la prima forza di opposizione che pare più impegnata a fare opposizione a se stessa che non al governo in carica. Ora, in tutto questo marasma ahimè colorato di viola, non ci riesce, evidentemente per nostri limiti gravissimi, intravedere nulla di cui rallegrarsi o su cui far conto per una futura migliore gestione del nostro paese. Il vuoto c’era e tale rimane, la produzione di idee resta sospesa purtroppo a tempo indeterminato mentre l’uso della piazza come strumento di pressione, che abbiamo visto ben più marcato e grave in altri momenti della vita sociale e civile italiana, ci pare altresì mostrare segni di logoramento. Dunque, se questa è una rivoluzione, dobbiamo ben essere disposti a riconoscere che questo paese, di rivoluzioni, è incapace, come dimostra tutta la propria storia. Se di una rivoluzione ci sia davvero bisogno, e soprattutto in quali termini, potrebbe essere invece argomento di dibattito interessante, partendo però da presupposti concettuali e propositivi e non da slogan insultanti. Ed il viola lasciamolo ai tifosi, chè abbiamo bisogno che si salvi almeno qualcosa di certo in tanta futile gazzarra.
ChiBo

Doccia fredda viola ,di questi tempi. Appena resi edotti della rivalutazione del viola nelle sfilate di moda , e corroborati dai successi della banda Prandelli ,dobbiamo ripiombare nello sconforto dovuto allo spettacolo della piazzata dipietrista . Politici veri ,come li chiama Chiara ,pochi ma buoni in piazza ,abbinati al colore viola. Come pochi ma buoni erano quelli schierati contro il Governo in Ballarò di questa settimana :dal pacione un po’ agitato di Rutelli ,al terzo incomodo pidiano Marino ,ad uno sconosciuto “professore” ( se questi sono i docenti..), allo stesso conduttore che ,con il suo comportamento asettico ti fa subito parteggiare per i “cattivi”. Certo ,Ballarò è come il Grande Fratello : colpisce solo i maniaci dell’autolesionismo ( mea culpa ),mentre la piazzata (“democratica “,per carità ) rompe indistintamente a volenti e nolenti . Ma se la vera politica è questa ,temo non ci sia spazio per riforme ,nè costituzionali , nè di costume. La rivoluzione si può avere solo con un rivolgimento nel suo concreto significato , che faccesse pulizia dei tanti “politici veri” che usurpano il titolo di “onorevole” e la poltrona conquistata .