
Per un qualche periodo subito dopo il giuramento del Trump 2 si è ipotizzato una “Internazionale sovranista ” intendendo con questa accezione la possibilità che Trump potesse operare per creare un gruppo di stati con governi di destra intorno ad un unico contenitore ideologico in cui si concentrano le strategie dei “neocon” americani: lotta all’immigrazione, riduzione dei diritti civili e delle politiche di inclusione, adesione forzata ad una religione di stato , preminenza razziale, controllo delle masse attraverso sistemi di sorveglianza.
Chi sperava in questo tipo di progetto è stato deluso e non poteva essere diversamente. Sovranisti, nazionalisti per una loro natura intrinseca non fanno strategie comuni neanche con governi simili. E’ sempre stato così solo soluzioni tattiche che giovano al momento. Anche negli anni ’30 Hitler, Mussolini e Francisco Franco non progettarono mai strategie comuni ma sempre solo scelte tattiche. Mussolini entrò in guerra con la Francia per sfruttare tatticamente la vittoria della Germania e annettere territori che l’Italia riteneva potessero essere irredenti ai francesi. I vari G7, o fino al 2003 G8 compreso la Russia, che si sono succeduti dal 1970 a questo di Evran sono stati riunioni in cui gli Stati Uniti pur accogliendo le istanze dei partecipanti finivano per far accettare le loro scelte in materia economica, militare, strategica. Negli ultimi G7 hanno partecipato governi portatori di istanze molto più nazionaliste e sovraniste.
- Quanto conta a livello globale il G7
I leader del Gruppo dei Sette (G7) si sono riuniti a – Évian-les Bains dal 15 al 17 giugno 2026, in un periodo di grande instabilità geopolitica ed economica fortemente caratterizzato dell’intervento militare statunitense e israeliano contro l’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Altri argomenti sul tavolo: la guerra in Ucraina, la possibilità di coordinare le politiche sull’intelligenza artificiale, comprese le normative UE sull’impatto ambientale ed energetico dei data center, l’esportazione dagli Stati Uniti della tecnologia AI americana, nonché sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici. Intanto una riflessione preliminare sull’evidenza che i paesi del G7 rappresentano una frazione sempre minore della popolazione mondiale e dell’economia globale rispetto al periodo della sua formazione negli anni ’70. Queste tendenze mettono in dubbio la capacità di questo esclusivo club di nazioni ad affrontare l’ampia gamma di problemi globali che si è prefissato. Nel 1982 il G7 rappresentava il 67% del PIL mondiale e il 13,8% della popolazione mondiale. Oggi rappresenta il 44% del PIL mondiale e il 9% della popolazione.
Il CSIS, Center for Strategic& International Studies, ha effettuato un calcolo meno generico e più approfondito inserendo in un database 347 indicatori di performance relativi a sette aree tematiche prioritarie per creare una classifica ponderata aggregata e ha pubblicato i risultati:
1 Germania 3,81
2 Regno Unito 4.02
3 Stati Uniti 4.16
4 Canada 4,56
5 Francia 4,72
6 Giappone 5.17
7 Italia 6,55
Il CSIS ha inoltre voluto verificare come si posizionerebbero due paesi che potrebbero a breve entrare in un G9: Corea del Sud e Australia valutandoli con i medesimi parametri.
1 Germania 3,81
2 Regno Unito 4.02
3 Stati Uniti 4.16
4 Canada 4,56
5 Francia 4,72
6 Giappone 5.17
7 Australia 5.56
8 Corea del Sud 6.19
9 Italia 6,55
Per scendere nel dettaglio delle 7 aree ritenute prioritarie il CSIS fornisce queste classifiche specifiche:
Clima Digitale,scienza resilienza Sicurezza economia Lavoro Ucraina ambiente e tecnologia economica alimentare e finanza istruzione
Germania 3.06 4,73 3,50 5.40 4.46 3.51 2,10
Regno Uni 3.06 4.01 4.30 3.20 5.00 5.54 3.00
Stati Uniti 6.09 2,96 4,50 5.40 4.40 4,74 1.00
Canada 6.28 5.02 5.30 3,60 3,87 2,86 5.00
Francia 3.47 5.17 4,90 3.00 5.16 5.37 6.00
Giappone 5,59 5.40 5,85 3,80 5.44 6.09 4.00
Australia 5,69 5,82 4,25 5,60 4,50 4.06 9.00
CoreaSud 6,50 3,94 6.05 7,80 5,60 6.46 7.00
Italia 4,78 7.02 6.10 7.20 6.35 6.37 8.00
Inutile sparare sulla Croce Rossa verificando che l’Italia è ultima quasi in tutti i settori. Particolarmente deludente quello della “Sicurezza Alimentare” dove pensiamo di essere all’avanguardia, esaltando “Prodotto Italiano” o “Prodotto in Italia”, e invece anche in questo siamo ignominiosamente ultimi!!!. Fatta questa premessa vengono giornalmente fuori i risvolti politici in cui abbondano gli stracci che confermano la precarietà delle leadership presenti.
Un G7 fra il drammatico e il patetico
I commensali sono riusciti a far firmare agli Stati Uniti una dichiarazione congiunta sull’Ucraina, sorprendentemente unitaria, in cui si promette “sostegno incrollabile” a Kiev nella sua guerra contro Mosca. Ma sono bastate poche ore a Trump per rientrare nel suo brodo di coltura MAGA per chiarire che gli Stati Uniti, risolta la questione Iran, e non si sa quando, si impegnerà a chiudere anche la guerra in Ucraina.
Gli europei fanno ancora finta di non capire che Trump imputa la guerra a Biden e ai democratici, è dalla parte di Putin e dichiara da sempre che dovrà essere l’Europa a farsi carico dei costi della guerra: “Gli Stati Uniti non ci metteranno un dollaro”. Trump ha più volte dichiarato che gli USA sono contrari all’ingresso dell’Ucraina nella NATO e che c’è il rischio concreto di una escalation, per le armi fornite dagli europei a Zelensky per colpire in profondità la Russia. Per ultimo il NYT ha scritto che dall’entourage di Trump è stato fatto trapelare l’evidenza che la Lettonia ha permesso all’Ucraina di utilizzare 5 basi, di cui i russi hanno fornito la localizzazione precisa, per i droni che hanno colpito San Pietroburgo. Tutto questo potrebbe innescare da parte dei russi una escalation a cui gli americani non risponderanno. Tutto l’Occidente è in una posizione estremamente debole ora più che mai dopo il cabriolet che hanno preso gli USA contro l’Iran. Starmer si è dimesso, Macron e Metz non se la passano meglio politicamente. Dopo un periodo di stasi i partiti populisti e nazionalisti hanno ripreso quota contestando proprio la guerra, i prezzi altissimi dell’energia che rischiano di alimentare l’inflazione e accelerare la desertificazione dell’industria europea. Le opinioni pubbliche europee e anche quella ucraina vogliono la fine diplomatica di una guerra che gli americani hanno procurato e alimentato ma che ora hanno abbandonato.
Per ultimo di questi giorni lo scontro fra il governo polacco e Zelensky sulle onorificenze riconosciute ai caduti delle ex bande ucraine naziste che fecero 100.000 morti polacchi. Senza l’apporto logistico fornito dalla Polonia mai l’Ucraina avrebbe potuto continuare a combattere , ma Zelensky è in mano a questi gruppi dai tempi di Maidan nel 2014. Come afferma Ray McGovern un ex alto funzionario della CIA che ha preparato i rapporti giornalieri a 4 presidenti: “speriamo che la moderazione di Putin continui a tenere a bada i nazionalisti russi che vorrebbero una volta per tutte chiudere i conti con l’ Ucraina e i reparti nazisti. Gli USA non interverranno.
Nessun presidente rischia una guerra nucleare per una nazione che il 65% degli americani ignora dove sia e quali siano le motivazioni della guerra”. E poi e si passa dal drammatico al patetico dell’affaire Trump/ Meloni. Premetto che, se i fatti sono successi per come sono stati raccontati!!, condivido in pieno la decisione del Ministro Crosetto, con l’avallo della Meloni, nel negare la base di Sigonella agli aerei americani impegnati in azioni di guerra sull’Iran.
Ma lo scontro non gira su questo punto, bensì sull’atteggiamento poco decoroso e consono al suo ruolo tenuto dalla Meloni verso Trump nel G7 di Evian. L’elemento tragicomico della questione è la postura fisica dei due attori così come si evince dalle foto e dai filmati. Si legge chiaramente il piglio di “autoritaria memoria” con cui la Meloni si rivolge a Trump e la faccia insofferente di questo nell’ascoltarla mentre lo arronza con una di quelle lezioncine che tanto piacciono gli italiani. I commenti peggiori sono stati del Senatore Fazzolari, il “cervello politico” del Governo: ” Le invettive di Trump contro Giorgia Meloni non sono che l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei .Non è chiaro se stia intenzionalmente o inavvertitamente rovinando le relazioni storiche tra Stati Uniti ed Europa”, e ancora “Con i suoi commenti inappropriati, è riuscito nel non facile intento di rendere gli Stati Uniti impopolari in tutta Europa, danneggiando così non solo l’Europa ma soprattutto gli Stati Uniti». Il Senatore Fazzolari come si dice a Wall Street la “getta in caciara”. La Meloni dal primi giorno che è divenuta PdC ha provato prima con Biden poi con Trump ad accreditarsi presso l’area “neocon” e le lobby finanziarie che la sostengono come un soggetto politico affidabile e sempre disponibile da spendere in Italia come in Europa per i loro obiettivi.
I leader europei e della Comunità l’hanno sempre considerata un cavallo di troia americano in Europa, non un ponte fra Europa e Stati Uniti. Questo è il motivo per cui spesso è stata emarginata. Che Fazzolari europeizzi gli insulti di Trump per un atteggiamento personale tenuto opportunisticamente da parte della Meloni conferma il vecchio adagio: personalizzare i guadagni e parcellizzare con altri le perdite. I sovranisti, particolarmente se americani, non hanno partner o alleati ma sono o sudditi o padroni.
Fulvio Rapanà

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