
Si parla di famiglia, amore, fiducia negli altri e nel futuro che vogliamo costruirci, di un ristorante, di un luogo che vogliamo chiamare e sentire casa, in qualunque angolo di mondo ci siamo trasferiti o siamo nati, ancora immigrati anche se di seconda o terza generazione. Il tutto condito dalla musica.
Molti gli accenni autobiografici nel film, dal mal di schiena di Zinos all’osteopata che ha un suo particolare metodo di guarigione, alla taverna greca frequentata dal regista da ragazzo.
La storia si svolge in uno strano ristorante dove si servono pesce surgelato, patatine e calamari che Zinos, il gestore, getta nella friggitrice per i clienti abituali e abituati ad una cucina sui generis.
Ad un certo punto arriverà uno chef di classe licenziato da un locale per “ricchi ignoranti” solo perché si era rifiutato di servire un gaspacho caldo. Assunto da Zinos per risollevare le sorti del locale, sarà il suo mentore finché sarà necessario.
Non si tratta di un film sull’arte culinaria ma di una commedia multietnica dove greci, immigrati di seconda generazione, francesi, tedeschi, convivono in una sorta di mutuo soccorso che porterà , alla fine, al trionfo non solo di un ristorante che il proprietario non esita a definire casa, ma di un modo di vita, della lotta contro gli speculatori edilizi, della voglia di conservare alle città la propria identità senza lasciarsi travolgere dal desiderio di una modernità senza anima.
Si fa musica da Zinos, si intrecciano storie, si mangia, si lotta per non perdere il locale e alla fine la solidarietà, l’essere uniti con un unico scopo fa sì che si possano avverare i sogni e i desideri.
“La musica è il cibo dell’anima” grida Zinos, il protagonista, all’ ispettrice dell’Ufficio Imposte che gli ha sequestrato l’impianto stereo. La musica nel ristorante di Zinos, a volte anche dal vero, è soul ma non solo: si ascolta rock, hip hop, greca, fino a La Paloma, mentre lo chef creativo propone piatti prima rifiutati dagli avventori abituati ad una cucina priva di sapori, accettati da coloro che tornano, come torna Zinos, mentre finalmente si ricompone la squadra che gestirà il ristorante di cui è riuscita ad essere unica proprietaria.
L’uso sapiente della macchina che cerca i volti, se ne allontana, li segue, dà un ritmo al film senza mai dare l’impressione dell’uso di una macchina a mano. Una raccomandazione: non alzatevi ignorando i titoli di coda, vi perdereste un altro spettacolo nello spettacolo.

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