
Nelle prime ore di oggi, il Presidente Donald Trump ha annunciato una tregua di due settimane. Questa decisione segue una proposta di mediazione avanzata dal Pakistan. La sospensione dell’attacco è vincolata alla riapertura immediata dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran.
Secondo fonti internazionali, la leadership iraniana sta valutando positivamente la proposta di tregua, spinta anche dalle pressioni diplomatiche della Cina. Secondo fonti internazionali, la leadership iraniana sta valutando positivamente la proposta di tregua, spinta anche dalle pressioni diplomatiche della Cina.
Nonostante lo spiraglio di pace, l’Iran rimane in uno stato di allerta massima senza precedenti. Teheran ha mobilitato una forza immensa stimata in circa 6 milioni di uomini, tra 1,2 milioni di soldati effettivi e 5 milioni di volontari pronti a respingere un’eventuale invasione di terra. Centinaia di civili hanno formato catene umane attorno a infrastrutture critiche e centrali elettriche per cercare di prevenire i bombardamenti statunitensi.
Solo poche ore fa, Trump aveva avvertito su Truth Social che “un’intera civiltà morirà stanotte” se non si fosse giunti a un accordo, minacciando di distruggere ogni ponte e centrale elettrica del Paese.
Il governo italiano segue la crisi con estrema cautela. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo in Aula, ha ribadito che l’Italia non è in guerra con l’Iran e ha escluso la possibilità di vietare l’uso delle basi USA in territorio italiano, definendo tali ipotesi come “insubordinazioni isteriche”.
La presidenza del Consiglio ha espresso preoccupazione per la popolazione civile, sottolineando che non deve pagare per le colpe del regime.
Il Presidente Trump ha concesso due settimane di stop alle operazioni militari dopo la mediazione del Pakistan. Questo congelamento dell’ultimatum ha allontanato, almeno per ora, lo scenario di un bombardamento massiccio sulle infrastrutture civili iraniane.
La leadership iraniana deve ora decidere se accettare la condizione chiave degli Stati Uniti: la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. Se Teheran cederà, la tensione potrebbe calare drasticamente; in caso contrario, la mobilitazione dei 6 milioni di uomini pronti alla difesa del territorio rimarrà attiva.
Pechino sta esercitando una pressione fortissima sull’Iran affinché accetti la tregua, nel tentativo di evitare un conflitto che destabilizzerebbe l’intera economia globale e le rotte energetiche.
Mentre gli USA mantengono il pugno di ferro, l’Europa (Italia inclusa) spinge per trasformare questa tregua temporanea in un tavolo negoziale permanente, cercando di scongiurare quella che Trump ha definito “la morte di una civiltà”.
La domanda ora è se queste due settimane serviranno a costruire una pace duratura o se
sono solo il preludio a uno scontro ancora più violento.
Giuseppe Basilico

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