Eccoli, sono tutti toscani i campioni dei cantastorie del concorso Daffini 2023. Perché un po’ di omissioni ci sono. In fondo un Concorso Nazionale Cantastorie meriterebbe maggior fama e qualche eco in più visto che proprio sessanta anni fa fu a Gonzaga, alla Fiera Millenaria, che ci fu il primo grande raduno con vetrina dei cantastorie italiani. Vabbè altri tempi, altre menti, altri usi, altri costumi ma forse qualche sensibilità in più. Dicevamo del podio tutto toscano di quest’anno 2023, tanto che attorno al teatro tenda della premiazione tra accenti con la e aperta e le acca aspirate sembrava di stare tra Pistoia e Prato. Pure il sindaco Stefano Pellicciardi s’è acconciato a parlare un poco toscano anzi un poho toshano.

Si diceva dunque del podio. Eccolo: dopo attenta valutazione, la Giuria ha assegnato il “Trofeo Giovanna Daffini”, con presa d’atto che gli artisti toscani hanno fatto l’en plein conquistando i principali riconoscimenti. Vincitore è stato il pistoiese Maurizio Geri di Banditaliana, già musicista della cantante folk Caterina Bueno, con la composizione “Sancho”: Il secondo premio è stato conferito a un altro pistoiese, Luca Vivarelli, per la canzone “N’gaye”. Terzo classificato il pratese Daniele Poli, con la canzone “Capo chino”.
Mi ricorda il professor Giampaolo Borghi storico della canzone popolare e grande etnomusicologo, che fui io a condurre il primo Giorno di Giovanna Daffini nell’ormai lontano 1994 a Villa Saviola, dietro casa. Confesso: all’epoca percepii qualcosa di storico ma non capii che erano storie che portavamo tutti dentro. Trent’anni dopo mi è capitato di rituffarmi in questo mare della canzone popolare italiana proprio dietro casa, al premio Daffini 2023 e mi son detto: accipicchia. Un centinaio di partecipanti, decine di ospiti da mezza Italia in onore di Giovanna Daffini e per applaudire e ascoltare i vincitori del premio omonimo. Podio tutto toscano. Trent’anni di rassegne, concorsi e ricordi per celebrare il mondo dei Cantastorie in Italia, con la C maiuscola. Quella volta avevo accanto il maestro di giornalismo e poesia Renato Bonaglia e il nostro cantore popolare di Motteggiana Wainer Mazza. Proprio lui ci da una mano per capire questo mondo e il ruolo di Giovanna Daffini. Assioma numero 1: il Concorso Cantastorie Giovanna Daffini è nazionale. Quindi si può tranquillamente sentenziare che a Villa Saviola di Motteggiana ha sede un concorso nazionale che tutti gli anni assegna fior di premi in un settore forse un po’ nascosto ma diffuso e riconosciuto con appassionati, appassionate, raduni, feste, festival, dischi, libri, canzoni, siti, parole, opere e qui ci fermiamo senno arriveremmo alle omissioni.
E così la nave va sopra l’Arno.
Fuori concorso e con merito premi “Maestre d’Arte”, assegnati alla bergamasca Sandra Boninelli e alla siciliana Rosita Caliò. Un premio speciale all’estro è stato assegnato pure al cantastorie di casa, Wainer Mazza, che da anni si esibisce in tutta Italia portando la sua ventata di mantovanità e di motteggianità. “Munticiana, Munticiana, al paes po bel ad la val Padana”. Già da giovincello ero orgoglioso per questo inno.
Nel concorso nazionale anche due sezioni speciali, che hanno visto vincitori rispettivamente la mantovana Ornella Fiorini e il fiorentino Francesco “Frank” Cusumano, con un testo scritto in collaborazione con David Riondino. Fatta giustizia e dichiarati ad alta voce con solennità i vincitori del Premio Giovanna Daffini 2023 veniamo alla promessa fatta di ricordare con Wainer Mazza, lei, la Giovanna.
Quando comincia la carriera di Giovanna?
“La carriera di Giovanna inizia comunque quando è già a Gualtieri di Reggio Emilia, ma i suoi primi passi di cantante e suonatrice di chitarra ambulante li compie accompagnando il papà violinista quando va a suonare a cappello nelle osterie della zona , vedi Portiolo , San Benedetto Po. ( con loro c’era spesso il cagnolino di papà ).
Ha il violinista Vittorio Carpi di San Vittoria di Gualtieri, professionista , ma alla fine rimasto sempre in ombra rispetto a Giovanna Il violinista era vedovo con già tre figli. Ebbe un figlio col marito ben più anziano di lei, di nome Ermanno che purtroppo morirà abbastanza giovane in quel di Parma.
Giovanna Daffini grazie ai propri scopritori viene inserita in un circuito nazionale entrando nel nuovo canzoniere italiano ( con sede a Milano ) dove è da subito accettata e ben voluta per la sua semplicità e bontà di donna di paese , ma soprattutto per la sua innata musicalità e per la voce penetrante e diversa , adatta per interpretare i canti di lavoro e di protesta di cui diventerà insostituibile interprete. Due tappe fondamentali della sua folgorante carriera son il Festival dei due mondi di Spoleto e il Teatro Carignano di Torino a cui fanno seguito oltre mille spettacoli in giro per l’Italia ma anche all’estero in Svizzera e Germania.
Giovanna muore nel 1969 ancora giovane e nel pieno della maturità artistica lasciandoci incisioni sui Dischi del Sole che sono storia della vita cantata di quei tempi”.
Come sono nate le iniziative per ricordare Giovanna?
Agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso ( vale dire il 1993 ) il comune di Gualtieri per ricordare la sua illustre concittadina promuove un convegno nazionale con i maggiori studiosi nel variegato campo dei canti popolari coordinati da Cesare Bermani e Roberto Leydi che ci lasciano un ritratto esaustivo ed avvincente sulla figura della nostra concittadina sia sotto il profilo artistico che quello umano”
E l’anno dopo porti l’idea a Villa?
“Senza averla mai conosciuta, entrato in possesso della pubblicazione fatta a seguito del Convegno di Gualtieri sento il dovere, quasi filiale di ricordare Giovanna e appena un anno dopo, siamo nel 1994 mette in campo” Il Giorno di Giovanna “ a Villa Saviola con l’aiuto entusiasta di aziende del paese e della zona, ma anche di semplici cittadini che provano il piacere di ricordare la figura della loro conterranea. La giornata viene divisa in due momenti che si ripeteranno negli anni successivi ,e cioè un convegno al mattino con studiosi e ricercatori nel campo del canto e delle tradizioni popolari e la sera con uno spettacolo di intrattenimento sempre a carattere popolare per non dire dialettale.
Il salto di qualità avviene l’anno successivo con il lancio del 1°concorso nazionale per cantastorie supportato da due luminari del settore quali il Prof. Gian Paolo Borghi di Argelato di Bologna e Giorgio Vezzani di Reggio Emilia e addirittura anche con un concorso di poesia dialettale promosso dal Cenacolo dialettale “ Al Fogolèr “ di Mantova”
Fabrizio Binacchi

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