Dando un’occhiata più o meno sommaria al DDL , si può ammettere una riforma necessaria ed appena sufficiente per quelli che sono i difetti riscontrati nel “prodotto” insegnamento.
Dal 68 in poi non c’è stato governo che non ha/abbia tentato una riforma scolastica con relative proteste di piazza. E chi ci ha rimesso sono gli scolari e gli studenti sempre e per sempre. E ora se ne appalesano le conseguenze e se ne paga il fio tanto da rimpiangere la riforma Gentile e l’elementare con una sola maestra e la media con il latino incorporato . Ovvìa, l’ho detto. E ora chi vuole mi salti pure addosso e mi vituperi quanto vuole.
“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse”.
ll Garante minaccia : “Spero davvero che il ricorso allo strumento della precettazione resti solo un’opzione teorica, perché, in caso di blocco degli scrutini, sarebbe la via obbligata e doverosa per evitare la paralisi dei cicli conclusivi dei percorsi scolastici”
Dando un’occhiata più o meno sommaria al DDL , si può ammettere una riforma necessaria ed appena sufficiente per quelli che sono i difetti riscontrati nel “prodotto” insegnamento. L’unica ragione per fare sciopero appare la troppo scarsa frequenza nella valutazione di chi ha il compito fondamentale di preparare alla vita civile e professionale. E si spera che non sarà annacquata questa riforma proprio perché i Fassina di turno non possano più essere i megafoni di sindacati sempre più garanti delle corporazioni e sempre meno tutori della categoria. Ma dalle dichiarazioni a ruota libera dei professori che protestano traspare un unico terrore: che i dirigenti facciano quello per cui son pagati: comincino davvero a dirigere.
Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi, come sottolinea Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere.
Verissimo e devo ammettere che Pavese l’ha saputo dire meglio di me.
E’ così bello condividere pensieri e idee e attingere tutti dalla brocca della memoria storica.
“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse”.
Secondo Freud I mestieri più difficili in assoluto sono nell’ordine il genitore, l’insegnante e lo psicologo, e un insegnante che cerca di insegnare senza ispirare il desiderio di imparare sta martellando un ferro freddo.
Per dirla con Ward,” un insegnante mediocre parla, un bravo insegnante spiega, un ottimo insegnante dimostra, un grande insegnante ispira” e si chiama Maestro. “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva”.
Si, oggi quando si parla di cattedra si pensa invitabilmente a lui. Che sale, non in cattedra ma sulla cattedra e invita i suoi scolari a osservare la realtà insieme a lui secondo le peculiarità soggettive ma da punti di vista oggettivamente diversi.
Ogni allievo suona un proprio strumento e difficile è conoscere bene i musicisti. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia, e coralmente alla fine trova l’armonia, privilegiando la trasmissione della conoscenza l’un l’altro. In questo caso il Maestro è il direttore d’orchestra, un catalizzatore di suoni diversi ma coinvolgenti e coinvolti nella medesima melodia. Il vero Maestro si limita ad esserci. E’ aperto, naturalmente, e si può entrare in lui quando si vuole; ma, da parte sua, non fa neppure un gesto. Perché anche solo un gesto può essere un’aggressione, può indurre ad entrare contro la propria volontà e magari anche plagiare.
Nel Teeteto, Platone presenta l’aspetto originale e giustamente famoso del pensiero di Socrate. Il compito del filosofo non sarebbe quello di insegnare, ma quello di applicare la maieutica, l’arte dell’ostetrica, per aiutare chi ascolta a “partorire” la Verità che già possiede dentro di sé. Il Maestro è silenzioso. Si impara da lui anche attraverso l’emulazione. Per questo il suo comportamento deve essere iineccepibile. E dall’incontro con un Maestro dipende in gran parte la scelta di vita di un giovane.
“Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza” afferma Leopardi nello Zibaldone.
“Secondo la nostra consuetudine il compito dell’educazione consiste nel dire agli altri ciò che ci è stato detto. Vorrei che ogni precettore correggesse questo metodo e che, sin dall’inizio, secondo le reali possibilità dell’allievo affidatogli, cominciasse a metterlo alla prova facendogli apprezzare da solo le cose, inducendolo a sceglierle e a discernerle autonomamente, ora aprendogli la via, ora lasciando che se la apra da solo. Non vorrei che il precettore parlasse soltanto lui ma che, a sua volta, ascoltasse il discepolo. Socrate, e dopo di lui Arcesilao, avevano l’abitudine di far parlare prima i discepoli e solo dopo parlare loro ” raccomandava Michel de Montaigne già nel ‘500.
“L’autorità dei maestri – diceva Cicerone – nuoce spesso a coloro che vogliono imparare.”
Non c’è bisogno di grandi riforme scolastiche. Basta girarsi indietro e apprendere da chi ci ha preceduto. L’uomo è sempre uguale a se stesso e la modernità non lo rende diverso. Si tratta soltanto di adattarlo ai vari momenti storici e alle varianti culturali e sociali del momento.
Nnostante i miei studi pedagogici non ho voluto insegnare, negli anni 70. Mi sentivo inadeguata e i ragazzi postsessantottini mi mettevano a disagio. E non volevo assumermi le grandi responsabilità di cui abbiamo detto sopra. Col senno di poi realizzo invece che forse sarei stata un’insegnante apprezzabile. Un Maestro? Perchè no.
Sono oltre 91mila, al 31 dicembre 2013, i minorenni maltrattati seguiti dai Servizi Sociali nel nostro Paese: lo rivela la prima “Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia”, condotta da Terre des Hommes e Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) per conto dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e presentata oggi a Roma.
Per i pochi che non lo sann i questi giorni o giù di lì sarebbe nato Dante. Condizionale d’obbligo perchè il giorno è fluttuante su una ventina di giorni circa fra 22 maggio e il 13 giugno mi pare.
750 anni dal la nascita del sommo che se resuscita gli prende un coccolone con il T9 e
Dario che legge il primo canto dell’Inferno sull’Arengario di Palazzo Vecchio, peggio dell’inglese di Matteo se è possibile. Se poi il sommo si gira e dà un’occhiata a Largo Bargellini straripante di orientali, sto toccando con mano e mirando con occhio, pensa di essere in esilio nei paesi del Sol levante.

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