Guardate che avere 100 tasse nascoste oltre alle più rinomate Irpef, Iva, Tasi, Tari, Tarsi e via enunciando è proprio da Paese azzeccagarbugli.
Non siamo solo il Paese a più alta pressione fiscale ma siamo anche tra quelli a più alta varietà di imposizione: dalle ombre ai passi carrai, dalla raccolta funghi al soggiorno per una notte fuori casa. Balzelli d’Italia era una ricerca fatta quattro anni fa da Confesercenti che aveva scovato almeno 100 tasse e imposte tra le più strane e storiche del mondo a quel momento regolarmente applicate.
Ci sarebbe ancora una tassa sulle Paludi che data 1904. Chissà se è ancora applicata? Probabilmente sì. Dal 2011 cioè da quando la Confederazione degli Esercenti pubblici ha fatto quella raccolta di tasse italiane nessuno ci ha più detto quante e come tra quelle tasse sono cambiate o sono state soppresse. Forse nessuna. Perché in questo Paese i problemi non si risolvono come diceva Flaiano si lasci che passino di moda. Semplicemente si aspetta che si dimentichi per un po’. Che ci si scordi. E’davvero difficile in questo Paese e in questo contesto scordare o far passare di moda uno dei problemi più grossi: l’alta pressione fiscale e la smisurata quantità di balzelli, oneri, imposizioni, prelievi, bolli e contro bolli che quasi si ogni respiro siamo costretti a pagare. Certo i bravi e buoni cittadini contribuiscono al vivere sociale e alle spese dello Stato secondo criteri di progressività e disponibilità come ci dice la Costituzione. Ma anche i bravi e buoni amministratori dovrebbero mantenere le promesse e quando annunciano il famoso “riordino” fiscale o pronunciano arditamene o provocatoriamente la parola chiave “semplificazione” senza sapere a cosa vanno incontro sia dal punto di vista lessicale sia da quello politico. Promesse da marinaio.
La realtà è che dopo decenni di promesse di riordino e di semplificazione il panorama è sempre confuso e difficile. Esattamente il contrario delle promesse.
La nonna ci diceva sempre che il bravo bambino non fa promesse che sa di non poter mantenere. Ma questi non sono bravi bambini, concluderebbe oggi la nonna. Guardate che avere 100 tasse nascoste oltre alle più rinomate Irpef, Iva, Tasi, Tari, Tarsi e via enunciando è proprio da Paese azzeccagarbugli.
Per racimolare un po’ di entrate, magari per pagare spese che non sono state del tutto efficienti o produttive, si attaccano ai 10, 20 o 35 euro presi su questo o quell’atto, su questo o quella transazione, mi diceva un piccolo imprenditore del settore turistico l’altro giorno alle prese con le prime aperture degli ombrelloni. Attendiamo da anni un segnale forte di svolta che è promesso come la semplificazione ed invece non arriva. Ci raccontano che c’è una luce in fondo al tunnel e questa luce è un lumicino sempre più piccolo invece le cifre delle tasse sono sempre più grosse. Una volta si cominciava a lavorare per sé stessi e la propria famiglia a metà giugno, giacché cioè tutto il periodo precedente era andato in tasse e imposte, adesso si rischia di arrivare ad agosto. Avanti così non si capisce per chi lavoriamo, sospira il commerciante d’angolo. Il problema è proprio l’”avanti così” perché sembra sempre che debba essere l’anno del chiarimento definitivo e poi per qualche arcano meccanismo si rinviano progetti e incertezze all’anno dopo. Non c’è dubbio che qualche segnale di ripresa stia arrivando e che certi numeri si stanno posizionando dal meno al più, ma a prezzo di cosa e a vantaggio di chi? E quando queste inversioni arriveranno all’economia quotidiana e ai consumatori? Il riordino delle tasse e la semplificazione del rapporto con la macchina statale presuppone che lo Stato stesso sia semplice e ordinato. La realtà oggi è diversa: è quella per esempio di centrali di spesa tutte da giustificare come ha elencato il giornalista Goffredo Buccini nella sua inchiesta sui costi delle regioni. Mini staterelli che invece di aiutare la semplificazione complicano la vita degli amministrati. C’era una volta quell’artigiano di Fidenza che elencò 20 permessi da ottenere per 20 metri quadri di soppalco nel suo magazzino. Mi hanno detto che poi è entrato in politica. Speriamo si ricordi dei balzelli che la diversa categoria di appartenenza non farà dissolvere per miracolo.

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