“Bel segnale da parte delle istituzioni”! esulta il Presidente del Senato e di “forte moralizzazione della politica”!, rincara la dose il Presidente dell’altro ramo del Parlamento che poi soggiunge: quel che i cittadini chiedevano è stato fatto. Il trillo di gioia e di soddisfazione arriva dai due il 7 maggio per suggellare l’approvazione della delibera da loro proposta, che cancellerebbe il c.d. “privilegio previdenziale”, cioè lo stop ai vitalizi per i parlamentari condannati in via definitiva.
“Bene, era ora! Finalmente il buon senso prevale!”, esulta a sua volta il cittadino che ha appreso la notizia dal telegiornale e che quindi va a dormire stanco ma soddisfatto.
Quello stesso cittadino il giorno dopo, ristorato dal sonno della notte, corre ad approfondire la notizia da qualche ora sentita, sta per pregustare la soddisfazione per una cosa ben fatta, ma l’istinto che gli si è affinato dalle esperienze passate e che lo hanno reso cauto di fronte agli entusiasmi politici, all’improvviso gli fa presagire che non è oro tutto quel che luccica … e anche questa volta scoprirà che l’ istinto non lo ha tradito!
La delibera cancella l’assegno previdenziale ma solo in parte: una sorta di compromesso al quale si è pervenuti dopo tanti e tanti rinvii accompagnati da polemiche e disaccordi tra le parti politiche, richieste di pareri giuridici (ben 8) e la raccolta di quasi mezzo milione di firme a favore da parte dell’associazione antimafia “Libera”.
I vitalizi, infatti, verranno spazzati via non per tutti i parlamentari condannati ma soltanto per quelli cessati dalla carica che, anche attraverso il patteggiamento, hanno riportato condanne in via definitiva a pene superiori a due anni di reclusione per reati di mafia, terrorismo e contro la Pubblica Amministrazione, tranne che per l’abuso d’ufficio, nonché per i “delitti non colposi, consumati o tentati” per i quali sia prevista una pena non inferiore nel massimo a sei anni.
Non solo. Il vitalizio è salvo in caso di concessione della riabilitazione, che può essere richiesta dopo 3 anni dal termine della condanna ovvero dopo 8 o 10 anni in caso di reati gravissimi e di recidiva.
E non finisce qui. Le norme contenute nella delibera infatti “non si applicano agli assegni e pensioni di reversibilità spettanti ai familiari superstiti, laddove il deputato cessato il suo mandato sia deceduto in data anteriore all’entrata in vigore” della delibera e le misure “sono adottate dall’Ufficio di presidenza previo accertamento dei relativi presupposti“. Quindi i familiari superstiti del “cessato”, “condannato” e poi deceduto, continueranno a percepire l’ assegno vitalizio.
Le misure contenute nella delibera entreranno in vigore “il sessantesimo giorno successivo alla data della sua approvazione” quindi non prima di due mesi e la Camera svolgerà accertamenti caso per caso sulla sussistenza delle condizioni previste dalla delibera stessa.
Le norme, si legge nel testo, non sono retroattive. Dunque, “per i deputati cessati dal mandato e già condannati in via definitiva, la cessazione dell’erogazione dei vitalizi decorre dal momento dell’entrata in vigore della presente deliberazione”.
Al di là poi del merito qualche serio dubbio è sorto sulla forma –quella della delibera, come si è detto – in quanto validi costituzionalisti, hanno detto che per tagliare i vitalizi ci vuole una legge. Se si fa una delibera, il rischio è che poi questa venga bocciata dalla Corte costituzionale e alla fine si dovrà restituire al parlamentare condannato tutte le somme che non gli sono state versate e con gli interessi.
Il cittadino è deluso e pensa dentro di sé che allora sì, va bene … un passo in avanti c’è stato, tanto perché i nostri politici non perdano la faccia quando a giorni ci sono le regionali, ma a un gran traguardo non si è arrivati!
E’ anche un po’ avvilito il cittadino … da Brunetta in poi lo etichettano come fannullone perché è un dipendente statale e quindi che un “mangia pane a tradimento” lo sia, vien dato per scontato. Anche se lavora tanto, cercando di districarsi tra le tante leggi che nel tempo si sono stratificate e aggrovigliate e anche se borbottando cerca di applicarle facendone quadrare le schizofrenie per rendere un buon servizio agli utenti, sempre dipendente statale rimane … e non si rammarica quasi più che da cinque anni hanno posto blocchi al suo stipendio: si è abituato!
Un sussulto di rabbia però lo fa sobbalzare quando legge sul NoiPA, il sito che riporta le novità che interessano i dipendenti pubblici, che gli assegni familiari che gli spettano saranno sospesi dal prossimo 1° luglio se non avrà presentato tanto di domanda e complessa documentazione. Comunque –legge ancora- riceverà un apposito messaggio, a decorrere da questo mese di maggio, con l’invito a ripresentare al più presto la domanda dell’assegno al nucleo familiare valida, appunto, dal 1° luglio.
Francamente al dipendente sfugge proprio il perché la sua domanda già accettata a suo tempo non possa essere solo confermata, visto che la sua situazione non è per nulla mutata …
La risposta a tutte le riflessioni del nostro cittadino? Un’ inconfutabile verità: lui ha poco o nulla da fare e quindi ha tutto il tempo per rimettere a posto la situazione dei suoi assegni familiari! Il Parlamento invece è tanto occupato e dovrà rivedere tutti gli assegni vitalizi ai condannati per reati gravi. Un gran bel da fare!

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