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Sono i ricchi che frenano il PIL

di Maurizio Ballistreri | 17 Giugno 2013

La crescita delle diseguaglianze deprime i consumi frenando la crescita.

pilpilSembra riecheggiare il “non possumus”, più volte storicamente utilizzato dai capi della Chiesa cattolica nei rapporti con il potere statale, nella politica economica del governo Letta: “vorremo abbassare le tasse, non aumentare l’Iva, sostenere la crescita, il lavoro e i consumi, ma non possiamo: siamo prigionieri della politica recessiva e di austerity dell’Europa soggiogata dalla Merkel economics!”.
E ciò avviene, proprio nei giorni in cui è stata mascherata una delle più grandi imposture della teoria economica, la cosiddetta “Teoria del debito” degli economisti (?)  Rogoff e Reinhard, secondo la quale superare la soglia del 90% nel rapporto con il Pil porta inevitabilmente alla recessione, e che ha ispirato le politiche di austerity in Europa, generatrici di povertà diffuse.
Contro questa falsa teoria il premio Nobel per l’Economia, l’americano Joseph Stiglitz, ha rotto gli indugi e ha formalizzato in un vero e proprio teorema. È la diseguaglianza il vero killer del Pil. Nei paesi dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri il Prodotto interno lordo segna il passo e, a volte, precipita.
Il teorema di Stiglitz dal fronte keynesiano getta una bomba oltre le trincee liberiste. Si fonda sul meccanismo di quella che gli economisti chiamano “propensione al consumo”: i ricchi ce l’hanno più bassa del ceto medio, dunque se la distribuzione del reddito favorisce i detentori di grandi capitali i consumi si deprimono, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. È invece il ceto medio a consumare quasi tutto quello che ha in tasca e a spingere Pil ed economia, quando la distribuzione del reddito lo favorisce.
La prova? Il grafico di Stiglitz è inattaccabile: quando i ricchi (ovvero l’1 per cento più ricco della popolazione) si è appropriano del 25 per cento del reddito scoppia la “bomba atomica economica”. È successo con la Grande Crisi del 1929, altro che le teorie liberiste che hanno segnato gli ultimi trent’anni: “Gli apologeti della diseguaglianza sostengono che dare più soldi ai più ricchi – scrive Stiglitz – sarà un vantaggio per tutti, perché porterebbe ad una maggiore crescita. Si tratta di una idea chiamata “trickle-down economics” (economia dell’effetto a cascata). Essa ha una lunga storia e da tempo è stata screditata”.
Così il mainstream va nell’angolo. Il teorema è chiaro e lucido come una formula chimica o una relazione fisica: se l’indice di Gini (ovvero l’indicatore di diseguaglianza inventato da un economista italiano, appunto Corrado Gini) aumenta, dunque aumenta la diseguaglianza, il “moltiplicatore” degli investimenti diminuisce e dunque il Pil frena.
La teoria di Stiglitz rischia di essere un nuovo colpo agli assunti della teoria economica dominante ormai vacillanti, dopo quello del Fondo Monetario Internazionale, ed è sempre più chiaro che la diseguaglianza colpisce fino ad uccidere il Pil, non solo per via della caduta dei consumi, ma anche perché il sistema è “inefficiente” se prevalgono rendite e monopoli.
Sembra un po’ come l’“elementare Watson” dello Sherlock Holmes di sir Arthur Conan Doyle, ma per la Merkel e i chierici dell’austerità di Bruxelles rischia di essere come “le perle ai porci” di San Paolo!

Pubblicato in : Primo piano

Info Maurizio Ballistreri

Professore di diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina, ha insegnato alla Luiss, nell’Università di Extremadura in Spagna, in seminari alla Sorbonne-Pantheon di Parigi, all’Università di Santiago de Compostela, all’Università economica di Cracovia, nelle Università di Kiew e Zagabria, autore di libri e di pubblicazioni scientifiche sui temi del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Avvocato di Cassazione e Revisore legale dei conti.
Già deputato socialista nella XIV Legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana e dirigente sindacale della UIL, ha svolto importanti incarichi istituzionali quale consigliere di amministrazione dell’IRCAC, l’Istituto per il credito alla cooperazione della Regione siciliana, dell’Università degli Studi di Messina in rappresentanza del CNEL, della Società “Stretto di Messina” Spa.

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