La crescita delle diseguaglianze deprime i consumi frenando la crescita.

E ciò avviene, proprio nei giorni in cui è stata mascherata una delle più grandi imposture della teoria economica, la cosiddetta “Teoria del debito” degli economisti (?) Rogoff e Reinhard, secondo la quale superare la soglia del 90% nel rapporto con il Pil porta inevitabilmente alla recessione, e che ha ispirato le politiche di austerity in Europa, generatrici di povertà diffuse.
Contro questa falsa teoria il premio Nobel per l’Economia, l’americano Joseph Stiglitz, ha rotto gli indugi e ha formalizzato in un vero e proprio teorema. È la diseguaglianza il vero killer del Pil. Nei paesi dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri il Prodotto interno lordo segna il passo e, a volte, precipita.
Il teorema di Stiglitz dal fronte keynesiano getta una bomba oltre le trincee liberiste. Si fonda sul meccanismo di quella che gli economisti chiamano “propensione al consumo”: i ricchi ce l’hanno più bassa del ceto medio, dunque se la distribuzione del reddito favorisce i detentori di grandi capitali i consumi si deprimono, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. È invece il ceto medio a consumare quasi tutto quello che ha in tasca e a spingere Pil ed economia, quando la distribuzione del reddito lo favorisce.
La prova? Il grafico di Stiglitz è inattaccabile: quando i ricchi (ovvero l’1 per cento più ricco della popolazione) si è appropriano del 25 per cento del reddito scoppia la “bomba atomica economica”. È successo con la Grande Crisi del 1929, altro che le teorie liberiste che hanno segnato gli ultimi trent’anni: “Gli apologeti della diseguaglianza sostengono che dare più soldi ai più ricchi – scrive Stiglitz – sarà un vantaggio per tutti, perché porterebbe ad una maggiore crescita. Si tratta di una idea chiamata “trickle-down economics” (economia dell’effetto a cascata). Essa ha una lunga storia e da tempo è stata screditata”.
Così il mainstream va nell’angolo. Il teorema è chiaro e lucido come una formula chimica o una relazione fisica: se l’indice di Gini (ovvero l’indicatore di diseguaglianza inventato da un economista italiano, appunto Corrado Gini) aumenta, dunque aumenta la diseguaglianza, il “moltiplicatore” degli investimenti diminuisce e dunque il Pil frena.
La teoria di Stiglitz rischia di essere un nuovo colpo agli assunti della teoria economica dominante ormai vacillanti, dopo quello del Fondo Monetario Internazionale, ed è sempre più chiaro che la diseguaglianza colpisce fino ad uccidere il Pil, non solo per via della caduta dei consumi, ma anche perché il sistema è “inefficiente” se prevalgono rendite e monopoli.
Sembra un po’ come l’“elementare Watson” dello Sherlock Holmes di sir Arthur Conan Doyle, ma per la Merkel e i chierici dell’austerità di Bruxelles rischia di essere come “le perle ai porci” di San Paolo!

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