Si può fare un giro alla festa del Pd e capire tante cose che nessuno scrive o racconta.

In pratica, si può fare un giro alla festa del Pd e capire tante cose che nessuno scrive o racconta, un po’ perchè è più facile liquidare l’argomento con i soliti tre o quattro luoghi comuni che fanno tanto colore – i mitici volontari, le salamelle sulla brace, l’immancabile orchestrina di liscio – un po’ perchè attira di più la caccia al lancio d’agenzia con la battuta più riuscita, la polemica del giorno o l’ennesima smentita della smentita, piuttosto che una più lenta e meno appagante ricerca dei particolari nascosti e delle storie che raccontano. Nulla di male, la cronaca ha i suoi tempi ed oggi sono ormai incalzanti, ma qui cronaca non si fa e dunque siamo inciampati in qualcosa di diverso, ma a suo modo estremamente significativo.
Qualche mese fa, quando il governo ha discusso ed approvato quella vaga operazione di immagine, tuttora ferma al palo, ribattezzata fragorosamente e con un eccesso di ottimismo del tutto ingiustificato “abolizione del finanziamento pubblico ai partiti”, parecchi hanno masticato amaro, anzi amarissimo, all’interno del Pd, visto che durante le primarie per il candidato Premier solo Renzi voleva questo provvedimento mentre Bersani lo aveva sempre pervicacemente avversato. Nel frattempo, tutta quella dirigenza locale piccola e meno piccola che si era largamente, fermamente e irremovibilmente spesa per Bersani, qui in Toscana, ha preso quella che con espressione icastica si definisce “una rullata” perchè alle primarie nella nostra Regione ha vinto Renzi, persino in casa del Governatore Rossi, che di certo si è consolato col vecchio detto mal comune mezzo gaudio, chè intanto neanche a Bettola han votato poi per Bersani. Ora, in certe realtà più piccole, di provincia, di paese, quelle un tempo dette roccaforti rosse, la rullata ha fatto male parecchio, chè non è facile nascondersi o raccontare in piazza che non si è vinto ma non si è perso, nè dare convincenti spiegazioni del mancato voto dei tuoi stessi elettori sul tuo territorio di competenza. E siccome le sconfitte bruciano, capita poi di leggere su certe bacheche di Facebook, in occasione dell’abolizione del finanziamento di cui sopra, strepitosi dialoghi fra dirigenti locali in cui si afferma che “quello là” – perchè su certe bacheche puriste Renzi è “quello là” oppure “coso” – non ha nulla da insegnare a loro che sono avanti anni luce, mantenendo e finanziando le sedi locali del partito con la vendita dei bomboloni alle feste, ora del Pd, e prima dell’Unità.
Ora, in prima battuta uno si fa due conti, si informa sulla quotazione dei bomboloni sui mercati internazionali, si immagina trasporti speciali di bomboloni su giù per le autostrade della penisola che il traffico dei neurini nel tunnel della Gelmini in confronto appare una misera pista ciclabile, telefona persino alla Borsa merci per avere una ponderata valutazione, dopodichè si chiede: ma quanti bomboloni devi vendere per mantenere le sedi di partito?! La domanda è banale, ma apre scenari inquietanti: e se quel povero tacchino sul tetto non fosse stato abbattuto dagli elettori disgustati ma fosse invece stato sopraffatto da un attacco congiunto di trigliceridi assassini e di insulina arrembante?! Son cose che cambiano la storia, queste.
Poi, succede che vai alla festa del Pd, nell’unica sera in cui si batte il record delle presenze e si registra il tutto esaurito perchè “coso” parla, e ti cade l’occhio sullo stand dei bomboloni: chiuso, anzi, serrato. Caspita, son le diciannove, vedrai che son dietro ad impastare una infornata straordinaria per sfamare questa folla oceanica. Per curiosità, ci torni alle undici: chiuso, anzi serrato. Caspita, queste tremila persone affamate che si buttano sullo gnocco fritto finanzieranno la sede del partito di qualche località emiliana, perchè quelle toscane, come si dice qui, “le son rimaste indietro” e neppure hanno aperto. Avranno trovato uno sponsor per pagarsi le prossime spese?! Avranno finito il lievito e l’olio per friggere?! Avranno timore che “coso” con un blitz dei suoi arrivi allo stand e gli insegni a fare i bomboloni con la ricetta della su’nonna?! Oppure gli è rimasto sullo stomaco quel bombolone indigesto di una sera di febbraio?! Domande angoscianti destinate a restare senza una risposta. Naturalmente, non sappiamo la vera ragione della chiusura dello stand proprio quella sera, sappiamo però per certo che il mancato guadagno deve essere stato rilevante, il che ci fa dubitare fortemente della veridicità di certe affermazioni di autosufficienza rispetto al finanziamento pubblico così incautamente sbandierate, e ce la dice lunga sulla situazione del territorio e delle dirigenze locali, che perdono, vengono sconfessate dai loro stessi iscritti ma sono sempre lì a fare squadra – con se stessi, però.
Morale della favola: i bomboloni son finiti, ma dal basso bisogna ripartire per ricostruire le basi di una autentica credibilità che ad oggi è davvero irrimediabilmente compromessa. E speriamo che “coso” abbia la forza di farlo, prima che sia troppo tardi.

Altra intervista Renzi, altro oceano di banalità e frasi di uno “spessore” politico da far venire i brividi!
Altro che prevenuto! Chiara, se ci sei, batti un colpo e riapri gli occhi sulla realtà e non sui tuoi legittimi sogni.
Piuttosto speriamo che “coso” sia rimosso dalla sua funzione di sindaco che non sta evidentemente svolgendo. vergognoso che riceva uno stipendio per occuparsi di una cosa e ne faccia un’altra ormai a tempo pieno.
In effetti, quello che manca ai nostri politici d’assalto è proprio la capictà di guardare al di fuori di essi, quasi ad escludersi, è quello che fa trionfare Angie.
Peccato che in questa rozzezza generale qualcuno brilli di luce propria ma non abbia la forza di imporsi o di guadagnare consensi come accade agli ambiziosi d’assalto. da anni penso che Emma Bonino possa avere le qualità personali perché la maggioranza degli italiani gli dia la fiducia che merita. Siamo al ministero degli esteri, è già qualcosa ma non abbastanza. Una figura di questo spessore umano ci vorrebbe nel PD ma non la vedo.
Paolo, parlo della lettura come metafora del sentire e del capire. Non sono certo uno che si formalizza sui titoli e i curricula culturali, figurati. Ma in un tempo di sciatteria generale ci si deve pur ancorare a qualcosa di esterno alle nostre persone dentro cui alla fine si girella inutilmente tra gli specchi del giusto e dello sbagliato, dalla colpa all’assoluzione e dall’assoluzione alla colpa. Per lettura intendo questo, un vincolo al più sentire e al più capire che siano vincolo per tutti, senza il quale mi sembra ci sia solo lo sbando fatto passare per libertà. E’ da sempre il problema dei problemi interpretare la libertà come un vincolo.
Unica cosa Marzio, le letture non fanno da sole la ricchezza di una persona, puoi leggere 10.000 libri e non capire niente della vita e della gente, certo aiuta leggere, ma non ne farei un metro di valutazione, certo un politico di rango dovrebbe essere al di sopra della media.
Penso che la lettura, prima di tutto, sia una valvola di sfogo alla nostra vita reale, meno essa è intensa e vissuta anche fisicamente, piu’ ci si rifugia nella lettura.
Personalmente non leggo mai per leggere, ma solo se sono appassionato in quello che leggo, è sempre stato cosi, se un libro non mi cattura e alla fine di una pagina mi accorgo di aver pensato ad altro e neppure ricordarmi quello che ho letto, meglio fare altro! Adesso divoro libri sui crash aerei, sono appassionato di aviazione civile e la congiuntura di tanti fattori, primo tra tutti l’errore umano, è quello che porta spesso al disastro, come quello che sta portando l’Italia nelle mani di Renzi, un sommarsi di errori.
Condivido interamente questo tuo messaggio, la congiuntura e i tempi non danno neppure a Renzi le scuse che si possono trovare giustamente per Berlusconi. Sto seguendo la campagna elettorale di Angie Merkel, è una persona di cultura, era la migliore a scuola, intelligente, ha saputo restare umile e discreta, anche oggi, anche adesso, i tedeschi la adorano. Renzi è figlio della stupidità che rimpiazza la sensibilità e la cultura, figlio di twitter a facebook, un vuoto assoluto, una bolla di sapone. Ma siamo in Italia, gli incompetenti hanno successo, i furbi ancora di piu’.
Va bene, ma almeno Berlusconi pur con tanti scheletri nell’armadio ha tradotto il delirio di sé in imprese e aziende che hanno dato lavoro anche se con il loro idiota “allegriaaa!” hanno alzato di solo mezzo centimetro quello che Jacobi chiamava un popolo di morti, gli italiani, e che tali restano. Ma il delirio di sé d’un Renzi ha un sintomo autistico, un uomo di trentotto anni che saltella le scale per la televisione, che ride sempre non è uno che segue i meccanismi dello show mediatico, è uno che dentro ha solo se stesso, il delirio di se stesso. E come è possibile scambiare per novità il treno di banalità risapute che gli escono di bocca alzando la voce con tonante mussolinismo parrocchiale per darci a intendere di avere idee. Quanto alle letture caro Paolo dissento, e Renzi ne è un esempio. Come laureato in Scienze Politiche degli anni novanta posso assicurarti che tra esami e tesi egli non è andato oltre i venti trenta libri certamente letti più che studiati, poi la sua oratoria, i libracci che sforna e gli pseudoprogammi ci confermano che il suo studio s’è bloccato all’informazione e a Mike Bongiorno, questo basta. Quando mi riferisco all’importanza metaforica delle letture intendo appellarmi ai valori di una élite inesistente, inutile far scivolare tutto sul mito dell’immediatezza mediatica, chi porta sulle spalle qualcosa di più solido dell’informazione non può che voltare le spalle a un Renzi. Giorni fa parlavo con una signora bolognese, un’antiquaria tutt’altro che di sinistra, e con mia grande sopresa mi disse che Renzi gli fa paura, che è pericoloso. Come vedi c’è ancora chi pensa e ragiona.
Marzio, tutto è possibile, non c’entra il fatto che uno legga o meno, che sia colto o meno…..valeva prima per Berlusconi, nella cui trappola pure io sono caduto, puo’ accadere anche con Renzi. Chiara inisiste che noi, me in ogni caso, abbiamo un pregiudizio verso Renzi, inutile farle capire che sebbene mi sia sforzato di ascoltare le sue proposte, non mi ha convinto, almeno fino ad oggi.
Quello che pero’ i suoi sostenitori non hanno capito è che stanno dando credito alla stessa moneta, una faccia del Berlusca, l’altra di Renzi.
Concludo il mio intervento a pezzi e bocconi rivolgendo a chi legge la domanda che mi vo facendo ormai da anni: come è possibile che persone mature, colte e intelligenti, non dei privi di studio, ma persone che qualche centinaio di libri in vita loro devono averli pur letti, com’è possibile che queste persone credano a un Matteo Renzi e non ne intuiscano la pochezza?
Bettino Craxi ha cambiato la politica , rendendola strumento di lotta contro un personaggio scomodo all’ establishment ,seguito poi in questo da Berlusconi . Renzi deve stare attento … svegliando simili latratori rischia di vanificare tutti gli sforzi per convogliare consensi verso un mondo diverso ,dove la politica non sia solo vittoria di una organizzazione o lobby sulle altre ,ma soprattutto ricerca del benessere di un territorio e di un gruppo sociale .
Ho ascoltato quell’intervista, un grande vuoto, che dire! Gli italiani dopo l’errore e l’orrore dell’epoca Berlusconi farebbero un altro errore, votare per Renzi, cioé un inesperto ciarliere in politica, mi auguro che le circostanze cambino da qui al voto, purtroppo devo ripetermi, niente di nuovo all’orizzonte, i soliti discorsi da campagna elettorale che saranno seguiti dal nulla.
Spero solo che gli italiani non ci caschino.
Gian Franco, ha parlato di un contributo “una tantum” su pensioni retributive e non contributive, dopodichè ha parlato di pensioni d’oro e cumulate per di più, che è un’altra cosa. Certo, quando aveva campagna per le primarie fu attaccato pesantemente dal Pd perchè era l’unico che parlava di riforma della giustizia, ma soprattutto per la riforma del lavoro. Può darsi che oggi si tenga più basso, da parte mia, siccome un programma dovrà presentarlo al Comgresso, aspetto di leggerlo, così come a suo tempo avevo letto quello per la Premiership.
Renzi non parla dei problemi veri e scottanti perché ne è incompetente e da semplicista.dietro le battute dà ad intendere di possedere una strategia.
Gian Franco, in realtà non è proprio così. Ha parlato delle pensioni d’oro, a dire il vero. Quello che però era interessante, almeno per me, era il progetto di riforma del lavoro, quello che peraltro propone da tempo, sul modello Ichino, se proprio ne volgiamo parlare, sono certa avrai ascoltato tutta la trasmissione.
Asfaltare chi, cosa e perché? La volgarità dell’eloquio politico da generale sudamericano è palese, unica passione il livore d’un capopopolo peronista, da cui si ricava la volgarità complessiva del ” coso ” che appena apre bocca sfiata. Uno dei tanti fiorentinisti importati dal contado che da oltre un secolo fanno di Firenze il proprio trampolino di lancio e da oltre un secolo i fiorentini ubriachi di narcisismo ci cascano. Renzi non fa il ragazzuccio per raccattare voti, Renzi è un ragazzuccio.
Forse Chiara ha “asfaltato” anche i bomboloni? Ma non ti preoccupare, saranno rimpiazzati dal lampredotto.
Chiara, il “troppo tardi” è già passato da un pezzo!
Comunque, visto che riguarda molto piu te di me , ti auguro che tutto vada come speri, anche se consiglio di non farti illusioni.