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Solo rappresentanti del popolo: non eroi e santi

di Nicola Cariglia | 17 Agosto 2015

L’Italia si troverebbe in ben altre condizioni se gli Italiani avessero la lucidità di considerare i leader politici per quello che dovrebbero essere.

Sono tutt’altro che un antipatizzante di Matteo Renzi. Eppure non sopporto la maggior parte dei suoi sostenitori, che parlano di lui come se parlassero della Madonna. Di converso, non sono mai stato un sostenitore di Berlusconi. Eppure non sopporto la maggior parte dei suoi antipatizzanti. Pronti a linciarlo con ogni mezzo, disposti tuttavia a fare accordi con lui, con i suoi e con gli ex suoi.

C’è qualcosa di strano in me o in molti italiani? Trovo normale ciò che in loro è abnorme. Dire che se si intendeva abbattere Berlusconi era necessario farlo politicamente con proposte alternative e superando i suoi voti era una banalità di cui mi vergognavo. Ma, poi, mi trovavo di frequente classificato come “berlusconiano” e, allora, mi veniva la certezza che di tale banalità c’era in giro un gran bisogno.

Con Renzi mi è accaduto qualcosa di opposto e simile al tempo stesso. Gli chiesi, in un incontro fortuito sulle scale che portavano alla Provincia e alla Prefettura di Firenze, se aveva davvero intenzione di candidarsi a Sindaco e mi chiese, a sua volta, a bruciapelo (e questa mancanza di fronzoli mi piacque assai), se, nel caso, gli avrei dato una mano. Cosa che feci volentieri, nei limiti delle mie poche possibilità. C’era bisogno di aria nuova in Palazzo Vecchio e lo giudicavo adatto alla bisogna, senza altro aspettarmi, ben conoscendo le difficoltà degli Enti Locali: tutti.

I risultati? Quelli possibili. Molta immagine; per il resto o sono mancate le condizioni, soprattutto i soldi, o è mancato il progetto, o il tempo. Ma la presenza di un Sindaco, come tale riconosciuto e benvoluto da una gran parte della città è già un risultato importante. E mi chiedo perché mai i suoi sostenitori più sfegatati (o più opportunisti) abbiano dovuto compiere tanti sforzi per dimostrare l’indimostrabile. E, cioè, che Firenze nel suo breve regno era cambiata radicalmente: dilatati i servizi, sparite le buche dalle strade (che è come chiamare biliardo un terreno dove sono esplose qualche centinaia di mine).

Poi venne la ribalta nazionale per Matteo: la segreteria del PD e, un attimo dopo, la presidenza del consiglio. Nel frattempo, per curiosità e passione di vecchio cronista, avevo fatto una capatina ad una Leopolda, le kermesse del popolo renziano. Non ricordo quale, per numero, se la seconda o la terza. Girando per i corridoi affollati di persone a crocchi, più di quante ce ne fossero in sala, ebbi una impressione netta. Se non lo spirito, la sostanza del renzismo e dei suoi adepti era mutata. Rieccoci ai bei tempi delle scalate al potere, della politica politicante, dei salti della quaglia e sui tram vincenti. Si avvertiva tutto questo nelle frasi colte qua e là, scambiate fra persone raggruppatesi per provincia e regione di appartenenza. Chi stava con chi, chi avvicinare, chi escludere, da chi guardarsi. La rottamazione? Selettiva come le funeste bombe intelligenti. Lo dissi immediatamente ad alcuni amici come me presenti alla Leopolda. Mi guardarono come se mi avesse dato di volta il cervello.

Non mi dilungo oltre. Ho espresso e mantengo grosse riserve sull’attuale governo. E, ancora di più, sul combinato disposto delle riforme elettorali e costituzionali, frutto dello sciagurato accordo del Nazareno. Nonostante le successive dissociazioni, non ci troveremmo a questo punto se renziani e berlusconiani non le avessero concepite e votate assieme. E, soprattutto, l’Italia si troverebbe in ben altre condizioni se gli Italiani avessero la lucidità di considerare i leader politici per quello che dovrebbero essere: solo rappresentanti del popolo. Non eroi. Soprattutto, non santi.

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: aria nuova, berlusconi, firenze, governo, impressione, kermesse, leopolda, matteo renzi, palazzo vecchio, pd, persone, presidenza del consiglio, renzi, riforme, rottamazione, soldi

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    25 Agosto 2015 alle 21:16

    Ecco, appunto Nicola: né santi, né eroi. Basterebbero rappresentanti del Popolo…. se il popolo potesse di nuovo votare. In questa palude insalubre non è facile trovare la via per uscirne sani; sia noi sia le generazioni prossime

    Rispondi
  2. paolo francia

    20 Agosto 2015 alle 21:42

    Interessante, il tema pone molti quesiti, la nascita non ce la ricordiamo e neppure i nostri occhi, ma quello che abbiamo vissuto si ripete sicuramente anche in altri luoghi, il passato ed il futuro ci precede e ci avanza, ri annullano le distanze temporali con i sapori per esempio, il sapore è la vera macchina del tempo.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    20 Agosto 2015 alle 19:09

    ” I nostri occhi si nutrono solo di ciò che nasce e in forme diverse per il resto della vita rivediamo dovunque la nostra nascita. ” ( M. Siracusa, Il segreto viaggio di Dietrich Taufriegel, Ora sì che la materia aspetta…pp.266 – 267 )

    Rispondi
  4. paolo francia

    20 Agosto 2015 alle 13:17

    Non si capisce, Marzio, perché tu debba reagire cosi, chi ti dice che le cose che scrivi sono spesso condivisibili è il sottoscritto, la differenza di vedute puo’ essere fonte di reciproco arricchimento, te tenti di parlarmi, io tento di risponderti, non pretendo le mie verità assolute, ma semplicemente quello che provo rispetto a situazioni e accadimenti.
    Nessuno infatti è perfetto.

    Rispondi
  5. marzio siracusa

    20 Agosto 2015 alle 11:40

    Paolo, scusami per aver tentato di parlarti. Di certo non lo farò più.

    Rispondi
  6. marzio siracusa

    20 Agosto 2015 alle 11:39

    Paolo, scusami per aver tentato di palarti. Di certo non lo farò più.

    Rispondi
  7. paolo francia

    20 Agosto 2015 alle 10:34

    Nemo profeta in Patria Marzio, se a te i soldi fanno schifo, a me no. Non sono un fine, ma un mezzo importante per realizzare le piccole e grandi cose che ci fanno bella la vita. Non seguo nessuna scuola, solo il mio istinto e intuito, non siamo alberi che crescono e per lo piu muoiono dove son nati, o trapiantati piccoli, abbiamo bambe e possibilmente cervello e curiosità, cosa che spinge a guardare al di la del proprio naso e a ridimensionare il micro universo del luogo di nascita. Io da sempre sono stato attirato dai Paesi nordici, il caldo e il mare mi annoiano e stancano dopo un’ora, l’afa mi abbatte completamemte e il sole mi acceca, quindi pur essendo nato in un posto di mare mediterraneo, non sono fatto per quel luogo. Ci torno, ma in ogni caso non resta piu nulla dei tempi passati, il degrado e il cialtrume che vedo in giro non mi fanno davvero sentire a casa, ma ho l’imput di scappare via il prima possibile.

    Rispondi
  8. marzio siracusa

    20 Agosto 2015 alle 09:14

    Conclusione: lo sradicato danaroso si lecca facilmente le ferite di sradicato, mentre lo sradicato pezzente canta O sole mio. Qua caro Paolo siamo agli antipodi. Tu abbracci, forse senza rendertene conto, l’abominevole cultura del mercato per cui il denaro cancella il patimento d’essere stati amputati dalle proprie radici. Ora il discorso è stravecchio, e tutto sta nel capire cosa s’intenda per radici, e soprattutto quale sensibilità occorra perché se ne possa sentire la perdita. Da quando smisi i balocchi parlo al vento, quindi non mi taccerai di presuntuoso se cito il mio Taufriegel: ” I nostri occhi si nutrono solo di ciò che nasce e in forme diverse per il resto della vita rivediamo dovunque la nostra nascita. ” Chi non cela in sé questa passione per me è una merda, con o senza portafoglio. Per cui un mondo di cosmopoliti itineranti è un mondo di disperati gasati e martellati dall’ideologia dominante, e a maggior ragione questo morbo dovrebbe preoccuparci quando assurge a vessillo di quelle che dovrebbero essere élites e che non s’avvedano come sotto questa bandiera diventano solo impiegati del piacevole. Insomma è un’invenzione cretina credere che dove si pianta la tenda si pianti pure la nostra polis. Alla lontana, la nostra disperazione presente non proviene dalle immense sacche di desolazione assopita delle centinaia di milioni, dei miliardi di esseri d’oltre atlantico che in assenza di avi a cui inginocchiarsi si sono inginocchiati alla tecnologia? Meditiamo, gente, meditiamo.

    Rispondi
  9. paolo francia

    19 Agosto 2015 alle 23:14

    Marzio, intanto te sei libero di pensare che un direttore di museo sia una merda perché ha prebende, appartamenti compresi probabilmente nel contratto e altri privilegi, intanto in quelle posizioni non restano a vita, come è invece il caso degli insegnanti sradicati e mandati al diavolo, con stipendi da fame che basteranno loro per pagare spese di viaggio + affitto, quindi in tanti già stanno rinunciando al “posto fisso”. Poi qualcuno li chiamerà anche viziati, avrà anche questo coraggio.
    Per quanto mi riguarda, ho sempre amato del mio lavoro lo spostarmi, anzi l’ho considerato vitale per me, detesto vedere le stesse facce e lo stesso luogo per anni, quindi questa mia caratteristica mi ha portato a girovagare ovunque in Italia (tranne in Trentinom Friuli e in Puglia credo di aver suonato in tutte le altre regioni) e poi all’estero.
    Insomma, capisco il tuo punto di vista, ma se questi incarichi si sarebbero dovuti dare a politici ammanigliati di qualsiasi partito, meglio aver ricorso agli stranieri, dove piu che in Italia si premiano competenze e curriculum.
    Come ti ripeto, in ambito artistico, i concorsi sono aperti a tutti i cittadini, anche di altri continenti, per questo troverai musicisti di tantissimi Paesi nella medesima orchestra, magari che ha sede a Zurigo o a Parigi.
    D’altronde gia il direttore artistico della Scala è un francese mi pare, non so se ancora in carica.
    Certo è vero, per converso, che ai giovani non vengono offerte le stesse opportunità e gli stessi debbano andare fuori per essere riconosciuti e pagati.

    Rispondi
  10. marzio siracusa

    19 Agosto 2015 alle 15:38

    Paolo, pensala come credi. Dubito che un museo, solo perché raccoglie opere di italiani, francesi o tedeschi posso essere sottratto al contesto storico e geografico in cui ha piantate le mura, e solo per questo essere diretto da chiunque che dia l’idea di averne titolo. Dico dia l’idea, perché in filologia tutto è molto opinabile e il signor Schmidt che andrà a dirigere gli Uffizi costipato di citazioni, personalmente non mi dà alcuna garanzia, certo non più di un nostro onesto studioso uscito ad esempio dalla Normale. Ma è l’operazione generalizzata voluta dalla trombetta cattolica Franceschini a lasciare una puzza nauseante. A cosa prelude questo ingresso massiccio di gente straniera a dirigere i nostri musei, mentre la Grecia in cambio di un po’ di miliardi appalta a società tedesche non so quali funzioni nelle attività culturali che riguardano le sue isole maggiori? Insomma dove S.Anna, le Ardeatine, Lidice, Oradour non hanno ottenuto nulla ci deve riuscire la Deutsche Bank? Quanto al rapporto tra direttore di un museo e un semplice insegnante non vedo perché lo sradicamento di entrambi dovrebbe essere più o meno accettabile a seconda delle prebende. Anzi, proprio il fatto che uno sradicato si senta meno tale in virtù di poter vivere nell’agiatezza, se non ne lusso, dimostra che è una merda. E tu metteresti una merda a dirigere gli Uffizi? Tu spero no, ma un Franceschini sì per ovvia affinità.

    Rispondi
  11. paolo francia

    19 Agosto 2015 alle 11:27

    Guarda Marzio, il minestrone lo stai facendo te, mescolando storia, personaggi, passato assai remoto, passato e presente.
    Cosa c’entra la nomina di un direttore di sito archeologico o museo, con stipendio da capogiro e probabilmente anche un appartamento di servizio nel luogo designato, con un insegnante di musica di scuola media, o un insegnante delle elementari con stipendio da fame, sradicato dal suo luogo, per andare altrove, spesso lontano, e con il misero stipendio (l’Italia è record per i salari da fame degli insegnanti rispetto agli stessi ruoli in altri posti d’Europa) e con lo stesso salario dovrà pagarsi spese di viaggio e affitto?!? Non scherzare anche te, confondi due universi. Un direttore di museo, spesso gia insegnante all’università, è gia ricco e gode di privilegi che neppure immagini.
    Se è per questo , alla corte di Francia, fu chiamato Giovanni Battista Lulli, che in effetti non ha lasciato grandi tracce, tranne appunto quella di essere stato scelto come musicista della corte di Versailles.
    Gli stranieri hanno altra cultura e rispetto della cosa pubblica rispetto alla maggioranza degli italiani, quindi non sono contrario se uno straniero, eccellente, viene a lavorare bene in Italia. Io sono stato costretto a lasciare l’Italia perché la cultura è stata falcidiata, e i soliti noti hanno sempre avuto la meglio, eppure non mai avuto problemi e non sono stato ostacolato perché straniero. Certo è che in Francia e Svizzera, gli abitanti sono favoriti, ma nel mondo artistico soprattutto è riduttivo parlare di italiani, francesi, tedeschi o olandesi, si è pittori, o musicisti, e questo è un linguaggio universale.
    Io, quanto al mio essere omo, sono pure fuori moda, i giovani di oggi non si definiscono piu, sono a volte gay, altre etero, altre bisex, e tutti comunque piu sereni almeno da quel punto di vista delle generazioni anni 50, 60, 70 e 80.
    Il tursimo, non lo criminalizzare, ci pensa gia Isis.

    Rispondi
  12. marzio siracusa

    19 Agosto 2015 alle 11:12

    Scusa Paolo, ma ti rendi conto in quale mostruosa contraddizione caschi quando osanni la direzione dei musei affidata agli stranieri, e insieme critichi lo sradicamento di un insegnate livornese destinato a Varese? I nostri potenziali addetti ai musei dove andranno, a dirigere il museo di Timbuctu? A me sembra che tu soffra della malattia del tempo, il cosmopolitismo coatto purché sia, fideisticamente atteso come garanzia di un futuro salvifico, in realtà sciaguratamente turistico, ma basta aspettare che le masse turistiche invecchino e si mettano a cercare casa. Non cascare nella trappola mercantile della gioia universale, in cui bontà sua cadde anche il povero Beethoven, non cascare nella trappola del cristianesimo realizzato. Già nel XVIII secolo le varie dinastie degli staterelli italiani chiamavano al proprio governo esperti stranieri di economia e agricoltura, poi la rivoluzione francese con migliaia di teste tagliate ridette il diritto di nazione al ” vollk “. Le cose non stanno andando dove tu credi vadano, tu stai obbedendo al refrain aizzato ad arte dal mercato, che ogni giorno ci martella apertamente o subdolamente sulle gioie d’un minestrone universale, ma l’obbiettivo primario è la distruzione culturale e radicale dell’Europa, visto che i bombardamenti del ’44 – ’45 non hanno realizzato in pieno lo scopo. Tu credi davvero che basti avere un nome inglese, tedesco o francese perché un dirigente di museo dia più garanzie di un nome italiano? Tu confondi tra la nostra pietosa coltura storica e antropologica e la nostra superiore cultura libresca. Ma è proprio interesse del cattolicesimo politico confondere e avvilire questi due piani. Ma allora anche tu sei un cattolico! E pensare che io speravo negli omo….

    Rispondi
  13. paolo francia

    19 Agosto 2015 alle 10:11

    Caro Marzio, come sostengo da tempo, l’Italia andrebbe, a cominciare dalla politica e non dall’arte, affidata a una equipe di stranieri, tedeschi, inglesi, francesi e scandinavi. La mossa di Franceschini forse ha il merito di sradicare l’abitudine italiana di affidare l’incarico al prezzolato (o leccaculo) di turno, magari solo uno forte dei vari partiti, poi alla fine immischiati nella malavita magari. Per questo, la decisione di affidare musei e siti culturali agli stranieri non è stupido in se, visto che, ti piaccia o no, ragionare in termini di italietta non corrisponde piu al presente attuale. Già ragionare in termini di Europa è riduttivo, ma se un museo a Berlino o a Parigi funziona perfettamente (e ti assicuro che spesso è il caso), allora ben venga questo vento anche in Italia, finalmente avremo musei di qualità e non chiusi tra le 13 e le 16? Piu volte nei miei peripli tra Francia e Italia ho cercato di visitare la Certosa di Pavia, inutilmente, per farlo si deve essere la in alcuni giorni, in alcune ore, impossibile farlo all’improvviso, e neppure telefonando in viaggio c’é mai un cane che risponde, probabilmente se la Certosa di Pavia fosse affidata a un competente austriaco o tedesco, le cose funzionerebbero meglio, l’Italia ha un grosso cammino da fare per cambiare, prima che politici e assessori, è quello di cambiare il proprio atteggiamento e natura che qualcuno vorrebbe preservare come il lardo di colonnata e che invece andrebbe estirpato con l’erbicida.
    Volete pero’ anche voi, Marzio e Nicola, invece di parlare di La Pira, dei cattolici, dei laici, parlare della gente? Parlate, argomento attuale, della sciagurata riforma della scuola, quella che premia gli insegnanti che leccano meglio e che “assume” creando drammi nella maggior parte delle famiglie? Ho un’amica e collega musicista a Livorno, 47 anni, da tempo è supplente o insegnante precaria nelle scuole toscane, deve spesso fare 2 ore di strada per andare da Livorno alla Garfagnana per insegnare musica. Ora dovrebbe avere il posto di ruolo (ripeto dopo 15 anni di insegnamento in Toscana) a Varese o a Milano!
    Come è possibile sradicare una persona dal proprio territorio con famiglia, problemi magari lagati a genitori anziani, e farla andare cosi lontana con uno stipendio cosi misero?!? Quando magari un’altra insegnante precaria di Milano viene assegnata a Livorno? Ma perché nessuno in Italia protesta veramente, alla francese, su cose orripilanti come queste?
    Questo Governo fa solo propaganda a scapito della vita degli italiani.

    Rispondi
  14. marzio siracusa

    19 Agosto 2015 alle 09:22

    Caro Nicola, fin dall’inizio fu l’attuale inquilino di Palazzo Chigi a suonare la grancassa della rottamazione e del nuovo, grancassa poco credibile vista l’esiguità della persona e del suo corteo. Il nuovo tanto declamato mi sembra poco credibile proprio perché il nuovo per il nuovo non significa nulla e nasconde la ripetizione di vecchi schemi. Ma il discorso si allarga agli errori dei cosiddetti laici e moderati che dalla finta morte della DC boccheggiano per la mancanza di riferimenti. Affidarsi ai risultati, sempre pilotati dall’informazione in un’epoca in cui il RINVIO è la religione suprema, significa poco. Il pragmatismo è una parola, bisogna giudicare la persona guardandola in faccia, perché alla fine il mito sciagurato del look di questi anni sciagurati si rivolti contro i lookisti! Occorre andare ben oltre il “ mi piace “ o non “ mi piace “, o “ aspettiamo cosa è capace di fare “, una nullità parolaia messa a governare non si sa per decisione di chi, si deve annusare subito. E la questione non riguarda solo l’individuo di Palazzo Chigi. Vediamo oggi lo squallido Franceschini camuffare le lotte tra cordate più o meno accademiche per la direzione dei musei, con la scelta di nomi stranieri, alcuni che conosco di dubbia, assai dubbia capacità, il tutto per nascondere in un cosmopolitismo “ de noartri “ l’incapacità di scegliere italiani secondo il merito, e lavarsene così le mani. Ma anche un Franceschini non sarebbe bastato guardarlo in faccia? Il cosmopolitismo massone realizzato dai cattolici è davvero la comica irresistibile del nostro tempo. Mentre, tanto per ricordare l’urgenza più clamorosa, il nostro esercito è stato smantellato col contributo del cattolico che ponza al Quirinale, in perfetto stile da manichino per la prossima ricorrenza di qualche strage. Un esercito smantellato al punto che una nazione come l’Italia non potrebbe affidare il controllo delle coste libiche a più di 10.000 uomini, di cui un terzo addetti alla logistica. Speriamo che la Svizzera venga a soccorrerci! Conclusione: quando i cosiddetti moderati capiranno finalmente in quali latebre li ha condotti la tattica di appoggiarsi al cattolicesimo politico in epoca tecnologica, quando capiranno in quale sentina emotiva e conoscitiva viva il cattolicesimo politico in epoca tecnologica che illude alla realizzazione del cattolicesimo stesso e addirittura del cristianesimo, allora i moderati si vergogneranno amaramente d’aver moderato la propria intelligenza per quasi un secolo in cambio di qualche poltroncina staccata col contagocce. Da qui la domanda finale: ma i laici moderati sono mai esistiti o sono sempre stati una variante narcisistica, caratteriale e socialmente complessata dei cattolici?

    Rispondi
  15. paolo francia

    19 Agosto 2015 alle 08:45

    Non è il problema di chi si candida, ma di chi gli da credito. Gli arrampicatori e opportunisti trovano terreno fertile in chi da loro credito. Il “nuovo” purtroppo è quello che si ricerca e quello che lui, furbissimo, ha utilizzato per farsi strada e sbaragliare gli avversari, pratica che avviene per chiunque si trovi ad avere un qualsiasi lavoro.

    Rispondi
  16. n.c.

    18 Agosto 2015 alle 12:21

    Scusa Marzio, e perché uno dovrebbe essere necessariamente “il nuovo “? In politica si giudicano le persone in base agli effetti che ci si aspetta possano produrre in un determinato momento. Che non è l’eternità.

    Rispondi
  17. marzio siracusa

    18 Agosto 2015 alle 08:00

    Tutto condividibile anche questa volta, Nicola. Ma fin dall’inizio come si poteva credere che un vecchio democristiano, arrampicatore e opportunista papa boys lapiriano, fosse il nuovo?

    Rispondi

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