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Solidarietà alla Spagna, frontiere, rimpatri: vertice Ue, parole senza fatti

I ministri degli Interni dell’area Schengen si sono confrontati sul tema migrazioni a partire da quanto accaduto a Ceuta. Cordoglio per le vite sacrificate nel Mediterraneo; richiami al controllo delle frontiere; avanti con i rimpatri. Occhio puntato sul Marocco e sulle reti criminali. Ma, come previsto, nessuna decisione concreta. Se ne riparlerà a ottobre

di Agenzia Sir | 5 Agosto 2026
Il commissario Magnus Brunner in conferenza stampa

di Gianni Borsa*

Solidarietà alla Spagna. Apprezzamento per la gestione della crisi di Ceuta da parte del governo di Madrid. Impegno a rafforzare le frontiere esterne e a intensificare i rimpatri di migranti irregolari. E – non era scontato – cordoglio per la nuova “tragica perdita di vite umane” nel Mediterraneo. Si è conclusa la videoconferenza svoltasi il 4 agosto tra i ministri degli Interni Ue, più quelli dei quattro Paesi aderenti a Schengen (Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein), con un sostanziale nulla di fatto. Le premesse, del resto, erano chiare: non esiste una politica migratoria Ue e il recente Patto per la migrazione e l’asilo, tanto decantato, non è uno strumento valido per gestire, efficacemente, e nel rispetto dei diritti umani fondamentali, i flussi in arrivo.

L’Europa sostiene la Spagna. Contrariamente alle premesse, però, i ministri hanno dovuto riconoscere che la Spagna ha agito con determinazione di fronte a una crisi umanitaria e politica generata anzitutto dalle autorità del Marocco, con la collaborazione dei social media e di chi soffia sul dramma migratorio. Jim O’Callaghan, ministro irlandese degli Interni e della Migrazione, che presiede in questo semestre il Consiglio dei ministri Ue, afferma: “L’Ue è unita ed è pronta a sostenere la Spagna e a proteggere le nostre frontiere esterne dalla migrazione illegale. Lodiamo la Spagna per la sua rapida risposta alla situazione di Ceuta”.Le frontiere esterne dell’Ue sono, per O’Callaghan, “una nostra responsabilità condivisa e la migrazione richiede una risposta europea unitaria”.L’incontro, convocato dallo stesso ministro irlandese, “ha offerto agli Stati membri un’importante opportunità per valutare gli strumenti già a nostra disposizione, individuare le aree in cui è necessaria ulteriore cooperazione e portare avanti i preparativi collettivi in ​​vista della prossima riunione ministeriale e del Consiglio europeo di ottobre”. Dunque, nulla di fatto.

Proteggere le frontiere. In una nota diffusa al termine del videoconfronto si ribadisce che “gli Stati membri e i Paesi associati a Schengen si sono uniti nell’esprimere una forte solidarietà alla Spagna”, apprezzando la “rapidità” e l’“efficacia degli interventi delle autorità spagnole” circa l’afflusso di migranti nell’exclave di Ceuta. “Gli ultimi aggiornamenti delle autorità spagnole e della Commissione Ue indicano che la stragrande maggioranza delle persone che hanno attraversato illegalmente il confine è stata rimpatriata e non vi sono stati ulteriori spostamenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri”, sottolinea il documento. I ministri si sono quindi confermati nella necessità “di proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea”.

Consapevolezza… e silenzi. La videoconferenza ha ribadito “la comune consapevolezza della necessità di continuare a combattere senza sosta le reti di traffico di migranti, di rafforzare i rimpatri, di consolidare le frontiere dell’Unione, di costruire solide partnership con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione”. Si è parlato di sviluppare ulteriormente i sistemi di allerta precoce, “come l’intelligence prefrontaliera e il monitoraggio dei social media”. Il Consiglio dei ministri Ue ha sottolineato l’importanza della cooperazione con i Paesi terzi e del “continuo sviluppo di partenariati che creino le giuste opportunità per le persone nei loro Paesi d’origine e rafforzino la gestione dei flussi migratori”. Non una parola sul versante del diritto di asilo e dell’accoglienza dei migranti in base al diritto internazionale e alle esigenze demografiche della vecchia Europa.

“Situazione sotto controllo”. Il commissario Ue agli Affari interni, Magnus Brunner, ha presieduto la conferenza stampa al termine del Consiglio Affari interni, affermando che “c’è stata piena solidarietà con la Spagna. La riunione è stata anche un’occasione utile per chiarire la situazione sul campo”. È toccato al ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska confermare che“la situazione è sotto controllo, che nessuno si è effettivamente spostato sulla terraferma spagnola e che l’area Schengen non è stata colpita”.Il ministro del governo Sanchez ha dichiarato dal canto suo: “Chiedo che i controlli aggiuntivi” attuati dall’Italia “vengano revocati immediatamente perché chiaramente non corrispondono a ciò che è stato riconosciuto dai ministri Ue, cioè che la zona Schengen non è mai stata in pericolo”. Grande-Marlaska ha specificato che il governo di Madrid è contrario agli hub di rimpatrio in Paesi terzi.

“Quelle vite andate perdute…”. Brunner ha poi descritto quanto accaduto a Ceuta, puntando il dito verso “le reti criminali e la disinformazione sui social media”, che avrebbero artatamente alimentato la tragedia in mare, con decine di morti. “Vite andate perdute, famiglie che non rivedranno mai più i loro cari perché i criminali mandano le persone in viaggi pericolosi, e questo è semplicemente inaccettabile”. Per questo “oggi abbiamo discusso di come evitare simili incidenti anche in futuro”. “Questi ultimi giorni sono stati una prova per la nostra resilienza europea, una prova per la sicurezza delle nostre frontiere esterne”, sempre secondo Brunner. Con tono ottimistico ha quindi asserito che “l’Europa ha decisamente superato questo test. Le persone non sono riuscite a entrare nello spazio Schengen e la situazione di sicurezza alla frontiera è stata risolta rapidamente”. A Brunner dev’essere sfuggito, oltre al dramma umano, lo scontro tra i governi di Italia e Spagna e l’irrigidimento politico e mediatico registrato intorno al tema migratorio.

Schengen e centri di rimpatrio. Sempre Brunner ha segnalato che “ai sensi del nuovo codice frontiere Schengen, gli Stati membri possono, in via eccezionale e temporanea, reintrodurre i controlli alle frontiere interne”, mentre è “legittimo concentrarsi sui centri di rimpatrio” e “sul concetto di Paese terzo sicuro”.Brunner ha specificato che “i centri di rimpatrio sono stati menzionati dai 5-6 Paesi che stanno preparando i negoziati con i Paesi terzi in merito”.Il commissario ha reso noto che sono in corso indagini sul comportamento delle autorità marocchine rispetto ai fatti accaduti nei giorni scorsi a Ceuta. Infine il commissario si è lanciato nella valutazione di una decisione di competenza di uno Stato membro, affermando che la regolarizzazione di 600mila migranti decisa dal governo spagnolo “non è un buon segnale per il resto d’Europa”. Brunner ha ammesso che si tratta di “una competenza di uno Stato membro”; “capisco che la Spagna l’abbia fatto perché si tratta principalmente di latinoamericani che parlano la stessa lingua e condividono la stessa cultura, ma il segnale per il resto d’Europa non è un buon segnale”, ha rimarcato. Per poi ammettere, in sostanza, che si tratta di una sua critica personale, in quanto al vertice “non se ne è discusso” perché “non ci sono state vere e proprie critiche. Al momento non riusciamo a vedere un collegamento diretto tra la regolarizzazione e gli incidenti di Ceuta”. Insomma, parole in libertà, che peraltro riguarderebbero la regolarizzazione di migranti attuata anche da altri Paesi Ue.

Pressioni sui Paesi terzi. Per l’Italia ha preso parte al vertice on line il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, secondo il quale l’Ue dovrebbe esercitare forti pressioni verso quei Paesi terzi che non collaborano ai rimpatri dei propri cittadini giunti illegalmente nell’Ue. “La forza contrattuale di 27 Stati Ue messi insieme è enormemente superiore a quella di ogni singolo Paese e pertanto deve essere l’Unione europea”, secondo Piantedosi, “a negoziare e instaurare rapporti reciprocamente vantaggiosi con i Paesi terzi. E per fare questo, è giusto utilizzare tutte le leve politiche ed economiche a nostra disposizione al fine di ottenere una reale e misurabile collaborazione, rivalutando anche i partenariati strategici con l’Ue alla luce dei livelli di collaborazione offerti”. Insomma, l’Ue deve usare “tutte le leve” a sua disposizione, “applicare forti condizionalità in ogni settore”, a partire dall’economia. “Non possiamo più permetterci che la diplomazia economica viaggi su un binario separato rispetto alla cooperazione in materia di sicurezza e migrazione”.

Un richiamo da Strasburgo. Nel giorno del vertice dell’Ue, arriva da Strasburgo una presa di poszione non scontata. Sandra Zampa e Christiana Erotokritou, che si occupano di migrazioni all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ripercorrono gli ultimi avvenimenti di Ceuta, per poirichiamare gli Stati a “rispettare pienamente il principio di non respingimento, anche nei casi in cui la migrazione venga strumentalizzata”;il riferimento sembra dirigersi verso Rabat. “Come ha avvertito l’Assemblea parlamentare, le preoccupazioni degli Stati nazionali per la sicurezza non devono essere utilizzate per giustificare espulsioni collettive o deroghe agli obblighi in materia di diritti umani”. “È essenziale una risposta ferma ma umana: combattere le reti criminali di trafficanti, sostenere il principio di non respingimento, supportare le regioni di confine e porre la solidarietà, i diritti umani e lo stato di diritto al centro della gestione migratoria europea”.

Gianni Borsa

*Agenzia Sir

Pubblicato in : Dossier

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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