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Soldi persi: ho parlato con un vecchio banchiere

”Lo sai cosa sono 350 milioni di euro per il sistema bancario? Non sono niente. O al massimo sono una briciola. Ai tempi della prima Repubblica una cosa così non sarebbe accaduta: semplicemente perché da via Nazionale sarebbe partita una telefonata a due o tre banchieri con l’invito a intervenire nel giro di 48 ore”.

di Fabrizio Binacchi | 27 Dicembre 2015

Tra Natale e Capodanno si dovrebbe essere più buoni. Nell’anno della Misericordia, decretata per Giubileo, ancora di più. Quindi tentiamo di mettere una parola buona, come si diceva una volta, nell’intricato caso dello scandalo delle banche fallite. E dei soldi persi. Ho parlato con un “vecchio” banchiere, uno di quelli che ha esperienze profonde e storia da esibire.

Proteste e lamentele, richieste e rivendicazioni sono su tutti i giornali e in tutte le tv. Lui, il vecchio saggio banchiere, mi ha fatto capire che una volta, nella mai così tanto citata prima Repubblica, una vicenda così non si sarebbe mai creata e non solo per un (im)possibile divieto europeo.

Diciamo subito che questo vecchio banchiere è a capo di una banca con parametri di sicurezza, dallapatrimonializzazione agli accantonamenti, superiori ad ogni indice. Mi guarda e mi dice: “Ma secondo te, in tutto questo tempo, chi doveva controllare non ha visto niente?”.

Il riferimento ovviamente è alla Banca d’Italia e alla Consob. “Pensa che la Vigilanza della Banca d’Italia ha fatto a me le pulci per una partecipazione non congrua di mille euro …”

Viene fuori dai suoi ricordi e dalle sue esperienze che casi come questi delle quattro banche “risolte” in altri sistemi bancari sono affrontati periodicamente intervenendo a salvare gli istituti in difficoltà. Invece in questo caso è successo un qualcosa quasi di inspiegabile. Quasi inconcepibile.

“Ti faccio un numero. Sta succedendo tutto questo casinoche non si sa come andrà a finire per 350 milioni di euro. Anzi forse sono meno: 330 milioni. Cioè il controvalore delle quote perse nelle obbligazioni subordinate o altri titoli di investimento. “Il banchiere mi fissa e mi dice: ”Lo sai cosa sono 350 milioni di euro per il sistema bancario? Non sono niente. O al massimo sono una briciola. Ai tempi della prima Repubblica una cosa così non sarebbe accaduta, e non si sarebbe mai nemmeno venuta a sapere:  semplicemente perché da via Nazionale sarebbe partita una telefonata a due o tre banchieri con l’invito a intervenire nel giro di 48 ore. Ma parliamo di 330 milioni, veramente un pizzichino nel sistema bancario”.  Lesofferenze complessive delle banche sono 130 miliardi. Pensa te!

Quindi cosa c’è sotto? Boh. Hanno chiesto un Commissione d’inchiesta (o solo di indagine) che  andrà a rivangare storie di 15 anni visto che la missione sarà valutare quel che è successo dal 2000. E ancora -come ricorda il vicedirettore del Sole 24 Ore Plateroti- con la vicenda dell’ ”arbitrato” si rischia di mettere in contrapposizione con i “richiedenti giustizia” enti ed istituti come la stessa Banca d’Italia o addirittura l’amministrazione pubblica.

Insomma un bel groviglio. Chi ha perso i soldi giustamente continua a protestare perché veder cancellati gli investimenti dalla sera alla mattina è un bel colpo. Chi controlla e chi vigila continua a dire che ha fatto tutto il possibile. Chi deve spiegare il procedimento italico ricorrere agli ordini europei: non potevamo fare quello che volevamo. Groviglio nel groviglio.

Come reagirà il mercato dei depositi e dei risparmi? Il rischio confusione è altissimo come alto l’indice di sfiducia nel sistema delle banche registrato la settimana scorsa, 86 per cento.

Bisogna chiarire al più presto per riportare fiducia nel sistema, perché il risparmio è un asset pubblico, è un cardine del sistema economico.

Gli episodi pur gravi, gravissimi, vanno circoscritti, chiariti e colpiti prima di immaginare che tutto sia nel grigio. Parola di “vecchio banchiere”.

Il vero rimborso umanitario non è restituire un 20 – 50 per cento del perduto ma ridare chiarezza e fiducia a chi sembra non avere più riferimenti. Il vuoto non è il rimedio.

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: anni, banche, commissione, euro, giornali, mercato, natale, obbligazioni, prima repubblica, repubblica, sistema bancario, sistema economico, soldi

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. PippoSanese

    28 Dicembre 2015 alle 01:00

    Parlo della Banca Etruria… Una volta c’era un presidente massone o per lo meno si vociferava tale ; intendo parlare del Comm . Faralli poi ci fu la guerra per bande e venne il D.C. Fornasari …e cominciarono i prestiti faciliagli amici ed agli amici degli amici. Tanto fra un anno non se ne parla più . Guardate quello che è successo a Siena con il MPS …tutto tace, nessuno è in galera nulla sarà insabbiato ma tutto sarà prescritto e chi ha avuto ha avuto e chi ha dato,ha dato. Ed i senesoti continuano a votare per la solita banda bassotti che sgoverna da 65 anni sempre peggio.

    Rispondi
  2. Giampaolo Mercanzin

    27 Dicembre 2015 alle 22:15

    Allora come risolvere il “busillis”?

    Rispondi
  3. michele d.

    27 Dicembre 2015 alle 21:36

    Se mi permette qualcosina di banca e di banche la capisco anch’io e quel vecchio banchiere con cui ha parlato doveva essere abbastanza vecchio perchè:
    1)La Banca D’Italia una volta aveva davvero la ” moral suasion”, ora non più visto che tutte le nomine, anche in Banca d’Italia, sono politiche ( o comunque di gradimento politico) quindi di scarsissimo valore e di possibile comparaggio tra nominati
    2) Una volta c’erano i soldi per fare ” salvataggi” anche parecchio azzardati
    3) Una volta non c’erano regole ora sì( e penso sia un bene)
    4) Una volta visita di un ispettore della Banca d’Italia era un terremoto in banca, oggi il figlio dell’ispettore viene nominato ” consulente per la sicurezza” ed il rapporto dell’ispettore, stranamente, risulta favorevole o comunque non negativo ( basti vedere banche praticamente al fallimento definite ” con relative criticità” che può vuol dire tutto e niente)
    5) Una volta le banche erano pubbliche ed i soldi venivano usati a profusione in aziende decotte ma di gradimento politico per cui Banca d’Italia poteva alzare la voce

    Rispondi

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