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2016: via alle leggi marziali finanziarie

Sono allo studio l’abolizione totale del contante fisico e l’applicazione degli interessi negativi sui depositi dei risparmiatori. Se tali misure fossero varate si scatenerebbe una crisi deflazionistica seguita da quella iperinflazionistica

di Gerardo Coco | 27 Dicembre 2015

Su un importante quotidiano finanziario lo scorso novembre si leggeva: «Dal governo ieri è arrivato il definitivo disco verde al bail-in, ovvero al provvedimento secondo cui, a partire dal primo gennaio 2016, il salvataggio delle banche in difficoltà dovrà avvenire anche con il supporto dei creditori della banca stessa. … Con questa misura si punta a definire un quadro armonizzato a livello europeo in caso di risanamento delle banche in crisi».

Mancava, nell’articolo, solo un evviva per celebrare l’avvenimento, presentato come buona notizia. Evidentemente all’articolista sfuggiva la traduzione esatta di bail-in che è: rapina nelle banche. Non nel senso che qualcuno rapina le banche, ma nel senso che le banche stesse diventano dei rapinatori. Tale legge è un’infamia, la peggiore atrocità finanziaria mai perpetrata nel mondo occidentale. E’ molto di più della legalizzazione di un furto. E’ la fine del ruolo secolare della banca come istituzione fiduciaria, come custode dei risparmio e delle attività finanziarie di terzi. E’ la fine della banca in quanto impresa che si dedica con continuità e a proprio rischio, alla concessione dei prestiti utilizzando il risparmio che la collettività le affida. La missione della banca è sempre stata quella di fornire protezione e sicurezza assoluta ai depositanti che le affidano in piena fiducia la proprietà del denaro. Nel codice civile di ogni paese i depositi bancari sono una passività della banca. La banca ne acquisisce la proprietà ma è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria a richiesta del depositante. Con il bail in la restituzione della proprietà non è più garantita e questo è gravissimo. La banca dissestata potrà indennizzarsi con il denaro dei depositanti. Crolla così il pilastro fondamentale del sistema bancario: la custodia e tutela del diritto di proprietà di terzi. Cosa hanno fatto i governi occidentali di fronte a questa misura indecente? Invece di reagire alla violazione di uno dei principi giuridici più sacri dell’ordinamento finanziario, hanno semplicemente annuito all’unisono al comando dei burocrati e accettato questa legge marziale finanziaria che consente alle banche di continuare a giocare d’azzardo nel casinò del mercato finanziario con le fiches distribuite dalla banca centrale ed essere poi risarcite delle perdite con i soldi dei depositanti. Il bail in è un forte incentivo alla loro inefficienza e imprudenza poiché i rischi e i costi associati del loro operare e del loro fallimento ricadranno, di diritto, sulla collettività. Il sistema monetario europeo ha una leva finanziaria superiore a quella della Lehman Brothers, fallita nel 2008 e ciò significa che è sufficiente una lieve diminuzione dell’attivo del bilancio per azzerare l’intero capitale del sistema bancario. L’attivo è costituito da trilioni di titoli del debito dei governi bancarottieri, da derivati e da crediti la maggior parte dei quali saranno a breve in sofferenza. Il sistema è praticamente insolvente e le autorità monetarie non lo ignorano. Ma che importa loro se c’è il bail in? Sarà la collettività a ricapitalizzare il sistema ogni volta che c’è bisogno.

Naturalmente al peggio non c’è mai fine. Entro il nuovo anno potrebbe essere varata una nuova legge marziale finanziaria, che si armonizza assai bene col bail in. Si tratta del combinato disposto dell’eliminazione tout court del contante fisico e dell’imposizione dei tassi negativi al “dettaglio”. La banca centrale europea è stata la prima ad inaugurare i tassi nominali negativi sui depositi che le banche tengono presso di essa e la loro applicazione ai depositi dei risparmiatori sarà uno scherzo visto che ormai si stanno abituando ai tassi negativi sui titoli di stato. La misura è già allo studio e se fosse varata trasformerebbe il sistema bancario in una trappola gigantesca per risparmiatori.

Il 18 agosto il Financial Times pubblicava un articolo anonimo The case for retiring another ‘barbarous relic’ (E’ tempo di mandare in pensione la barbara reliquia) lamentando il fatto che l’accumulo di contante da parte del pubblico in previsione di una nuova crisi, crea distorsioni nel sistema economico limitando la capacità delle banche centrali di stimolare l’economia. (Ci vuole una bella faccia tosta a sostenere una simile tesi). L’articolo, inoltre sosteneva che la sua definitiva abolizione renderebbe più facile ai governi eliminare l’economia sommersa e riscuotere le tasse in tempo reale attingendo direttamente ai conti correnti digitali. I veri obiettivi della misura sono: evitare, in caso di crisi generale, la corsa agli sportelli che farebbe implodere le banche; obbligare il pubblico a spendere.

Ora si immagini lo scenario seguente. Il contante fisico è stato abolito per legge e il denaro può solo transitare nella rete. Il mercato azionario e obbligazionario crollano e ne segue una crisi peggiore di quella del 2008. Cosa fanno le autorità monetarie? Impongono subito, sul contante digitale, un tasso negativo, diciamo di -5% per ricapitalizzare in fretta il sistema. Cosa fanno i risparmiatori per evitare la tassa? Ovviamente spendere in fretta il denaro digitale e comprare un po’ di tutto: case, auto, elettrodomestici o più azioni o obbligazioni per sostenerne il mercato o magari tutto ciò che non serve. Secondo i fautori dell’eliminazione del contante, il consumo forzato allevierebbe le conseguenze della crisi e rimetterebbe in sesto l’economia. Per i regolatori, infatti, l’importante è spendere, non produrre per aver la capacità di consumare. Ma per consumare di più senza risparmiare e produrre, i consumatori dovrebbero indebitarsi. Ed eccoli serviti: la banca centrale aprirebbe i rubinetti del credito dando il via al quantitative easing per il popolo. L’economia verrebbe inondata dal credito digitale e il debito privato crescerebbe, al pari di quello pubblico, in modo mostruoso. Quali sarebbero le conseguenze di questo scenario? Dal collasso deflazionistico si passerebbe di botto a quello iperinflazionistico cioè alla distruzione valutaria. Stiamo forse esagerando? Ma no, la misura del bando al contante è già allo studio e dal bail in alla cashless society forzata, cioè alla tirannia assoluta, il passo è brevissimo. Del resto cosa c’è da aspettarsi in mondo guidato da un gruppetto di persone psicopatiche che hanno il monopolio del denaro, che nessuno ha mai eletto, che non rispondono a nessuno dei danni che fanno e che continueranno a fare? Tuttavia restiamo ottimisti perché la crisi che scatenerebbero con tale provvedimento idiota sarebbe talmente grande da segnare la fine dell’ortodossia economico-monetaria moderna che di giorno in giorno assomiglia sempre di più a quella nazista. Sarebbe una grave crisi ma, in prospettiva, un gran sollievo per l’umanità.

Pubblicato in : EditorialeTag: abolizione, banca centrale, banca centrale europea, banche, banche centrali, consumatori, conti, costi, crisi, danni, fallimento, financial times, finanziaria, governo, mercato, mondo, notizia, nuova legge, obbligazioni, pensione, persone, sistema bancario, sistema economico, soldi, tassa

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

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