
Sfogliando a letto alcune pagine di un documento che non avevo letto prima mi sono imbattuto in uno dei programmi delle elezioni politiche in Italia dello scorso autunno. Orbene sono rimasto sbalordito in quanto, lo ammetto, di esserne rimasto a dir poco affascinato. Per quanto concerne i principi generali comprendevano la Riforma presidenziale dello Stato, la Riforma della giustizia e quella del Csm a cui si aggiungeva, una politica estera incentrata sulla tutela dell’interesse nazionale. Continuando si leggeva di produrre energia pulita, sicura e a costi sostenibili abbinata alla lotta alla siccità, alla difesa dall’inquinamento a quella del mare, dei litorali e dell’erosione costiera. Subito dopo c’era una sanità al servizio della persona senza dimenticare il diritto allo sport, all’arte e alla cultura. In conclusione facevano una bella figura le proposte sul pieno utilizzo dei fondi europei, la lotta al degrado e dare Sud un’opportunità di crescita per l’intera Italia. Confesso di essere rimasto molto colpito per i temi presentati e, a quel punto, ho deciso di continuare la lettura, così sono passato alle proposte sul piano operativo ed economico.
In primis figuravano assunzioni nella polizia,nei Vigili del Fuoco, nella Polizia locale e nelle Forze armate. Inoltre si proponeva una riduzione della pressione fiscale sulle imprese e le famiglie e una flat tax per le partite Iva fino a 100.000 euro abbinata alla riduzione delle tasse sul lavoro con il taglio strutturale del cuneo fiscale. A tutto ciò si aggiungeva la progressiva introduzione del quoziente familiare accompagnata da una decontribuzione per il Sud e una forte flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e un accesso facilitato alla pensione.
Il capitolo si arricchiva con un aumento della spesa in investimenti pubblici e nello specifico più sport nelle scuole, con nuovi impianti, piscine e palestre anche con il rilanciare la produzione e la qualità dell’agroalimentare, della pesca e degli allevamenti di qualità italiani. Sul versante sociale la previsione di un’indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO) in abbinata ad una
promozione della cultura italiana attraverso la valorizzazione dei beni culturali, artistici, storici, archeologici, etnoantropologici, archivistici e bibliografici. Ma quello che mi ha fatto fare un balzo nei ricordi è stata la volontà di mettere mano ad una “Cura del ferro” di rutelliana memoria che, dal 1993, pare non si sia ancora realizzata. A questo punto, preso dall’entusiasmo, mi sono nesso a fare un rapido calcolo per le spese del capitolo economico e finanziario, tralasciando quello molto più articolato e complesso relativo ai principi, e mi sono fermato quando sono arrivato a 300 miliardi per attuarli. Ed allora la domanda a cui non c’è risposta nel documento programmatico è una sola: dove li prendono? Pare non si siano preoccupati di fornirla. Nel frattempo i petrolieri, i balneari, i b&b, gli alberghi, i ristoranti e tutto il comparto turistico l’avevano già data con un forte rincaro dei prezzi. Alla fine si legge di voler adottare il blocco navale per gli immigrati come fa Malta che, forse, non sanno che è l’unica nazione europea che non ha ratificato gli emendamenti del 2004 alle convenzioni SOLAS (1974) e SAR (1979) relativi alla determinazione del luogo sicuro di sbarco.
Mi sembrava l’enciclopedico piano di Romano Prodi di 280 pagine di alcuni anni fa e, poi, mi sono svegliato……………….
Raffaele Romano

Lascia un commento