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Società liberale, sicurezza integrata

Nel nostro paese le forze politiche orientate a sinistra si sono spesso arroccate, giustamente, sul tema dei diritti e su quello della cultura, relegando però il tema della sicurezza non sempre tra le priorità oggetto di campagna elettorale. Questo ha fatto sì che la cittadinanza, quando si è sentita sempre meno al sicuro in città sovraffollate, imbruttite dalla povertà e dalla criminalità, appesantite da un’immigrazione mal gestita, abbiano teso l’orecchio a coloro capaci di cantare la canzone giusta a chi, in quel momento, proprio quella voleva sentire. Ma la sicurezza, come anche la sanità e l’istruzione, non sono temi propri di un partito: dovrebbero essere temi cari a tutti. Sia a destra, sia a sinistra. Soprattutto sotto elezioni.

di Critica Liberale | 28 Giugno 2026

di Danilo Campanella*
In Italia l’intervento dell’iniziativa privata all’interno della società non è stata sempre capita. Vi sono stati studiosi determinati a sottolineare l’importanza di una società fondata sul libero mercato e sulla proprietà privata – citandone uno Bruno Leoni (1913-1967) – una società tanto più democratica quanto aumenta l’interesse dei singoli individui che, anziché subire le scelte dall’alto, se ne fanno promotori.

Nel nostro paese le forze politiche orientate a sinistra si sono spesso arroccate, giustamente, sul tema dei diritti e su quello della cultura, relegando però il tema della sicurezza non sempre tra le priorità oggetto di campagna elettorale. Questo ha fatto sì che la cittadinanza, quando si è sentita sempre meno al sicuro in città sovraffollate, imbruttite dalla povertà e dalla criminalità, appesantite da un’immigrazione mal gestita, abbiano teso l’orecchio a coloro capaci di cantare la canzone giusta a chi, in quel momento, proprio quella voleva sentire. Ma la sicurezza, come anche la sanità e l’istruzione, non sono temi propri di un partito: dovrebbero essere temi cari a tutti. Sia a destra, sia a sinistra. Soprattutto sotto elezioni.

Ed è probabile che le prossime elezioni si vinceranno proprio sulla questione della sicurezza. Non si pensi però che la questione sia soltanto ideologica. È altresì una questione di welfare. L’Italia soffre da molti anni una carenza strutturale: migliaia di unità del comparto della pubblica sicurezza che mancano. Se consideriamo alcuni fattori che inaspriscono le tensioni sociali, tra cui l’aumento della popolazione (sia autoctona, sia straniera) povera, il fenomeno delle baby gang, l’immigrazione irregolare, la crescita della povertà assoluta, è abbastanza chiaro che tenere in sicurezza il paese nei prossimi anni non sarà possibile vantando poche migliaia di assunzioni. In una società occidentale che vanta di essere liberale e liberista il contributo del settore privato dovrebbe essere incentivato, sempre. Sistemi di videosorveglianza, centrali operative e personale di vigilanza privata possono diventare un ulteriore e utile strumento per la prevenzione del crimine e nella deterrenza. Sovvenzionare gli istituti di vigilanza consentirebbe, tra l’altro, di decongestionare il comparto delle Forze dell’Ordine che, in tal modo, potrebbero meglio occuparsi delle investigazioni e dell’ordine pubblico. In una società moderna, liberale e riformista, ragioniamo sul concetto di “sicurezza complementare”; complementare rispetto a quella primaria, monopolio dello Stato. Una legge nazionale ad hoc potrebbe dar luogo a un fondo speciale, riservato al sostegno della vigilanza privata, per gli istituti in regola con determinati requisiti di accesso (ad esempio, essere in regola con i versamenti contributivi, essere titolari di licenza prefettizia, conformità con il CCNL di settore, etc.). Un fondo che erogherebbe tali contributi a fondo perduto per l’acquisto di mezzi adeguati e l’efficientamento di quelli già in essere (ad esempio, la transizione ecologica per i parchi auto) e, ovviamente, per la formazione del personale, armato e non armato.

Entreremmo a pieno titolo nel campo della sicurezza integrata. Ed ecco su cosa si giocherà la partita politica alle prossime elezioni. La domanda è: quale partito sarà disposto a battere la palla?

Danilo Campanella

*Fondazione Critica Liberale

Pubblicato in : Editoriale

Info Critica Liberale

Critica liberale è da più di cinquant’anni la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. È fra le organizzazioni che hanno dato vita al Forum Liberale Europeo, network di fondazioni e centri studi liberali che fanno riferimento all’Eldr (l’organizzazione che raggruppa tutti i liberali europei).

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