Hanno ormai raggiunto la maggioranza gli attori dell’economia italiana che discutono delle perdite di competitività del nostro sistema industriale nel contesto mondiale. Penso sia opportuno provare ad analizzare il problema ed individuare le possibile cause visto che il sistema industriale italiano attraversa una crisi sui mercati esteri dovuta non alla disaffezione verso il Made in Italy ma all’agguerrita concorrenza verso i nostri settori forti (tessile, calzaturiero ecc).
La performance del Made in Italy si è deteriorata notevolmente negli ultimi anni. Un deterioramento le cui radici affondano in una situazione economica interna certo non allegra con una crescita quasi stagnante, una forte perdita di potere d’acquisto dei consumatori ed un insieme d’indicatori economici, nazionali ed internazionali che hanno segnalato il non miglioramento del quadro economico generale.
Fattori, i cui aspetti negativi, sono stati alimentati dall’incapacità degli esecutivi, che hanno governato negli ultimi dieci anni, di individuare nuove forme d’intervento economico-fiscali, applicabili nel rigido e burocratico contesto europeo, in grado di garantire un superamento indolore di una politica economico-monetaria che, negli anni del miracolo economico ed in quelli immediatamente successivi, ha consentito di sostenere la competitività del sistema Italia attraverso strumenti, quali le svalutazioni competitive e la crescita del debito mediante distribuzione a pioggia di fondi pubblici, destinati ad incidere nel breve se non addirittura nel brevissimo periodo.
Tutti chiedono più misure per migliorare la competitività italiana sui mercati internazionali: confindustria, confcommercio, sindacati, partiti politici. Come ridare slancio ai prodotti italiani nel mondo? La competitività è un problema di sistema paese, di lungo periodo, di funzionamento di tutta l’economia nel suo insieme.
Ogni anno il Word Economic Forum stila un rapporto sulla competitività dei vari sistemi economici. Tutti i paesi nordici occupano una buona posizione nella classifica caratterizzati, in generale, da un’eccellente gestione macroeconomica, da bassi livelli di corruzione e da settori privati all’avanguardia dell’innovazione tecnologica.
I bilanci negativi registrati puntualmente dal nostro paese sono dovuti sostanzialmente ad un generale deterioramento dell’ambiente commerciale. Limitata capacità d’innovazione, scarsa collaborazione nell’ambito della ricerca tra le università e l’industria, insufficiente investimento in ricerca e sviluppo. Inadeguata disponibilità di venture capital, gap elevato in termini infrastrutturali. Tutti elementi decisamente negativi che spiegano il peggioramento italiano. (continua)
Fabio Amiranda

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