
“«L’intelligenza non serve per fare i capi di Stato. La dote che conta, nei capi di Stato, è la forza. Il coraggio, l’astuzia, e la forza»”. I tristemente noti barili-bomba, per anni usati dal regime di Assad in Siria contro località sunnite rivoltatesi al potere di Damasco dal 2011, sono stati ieri lanciati da miliziani sunniti filogovernativi contro località alawiti (costituiscono un gruppo religioso del Medio Oriente di etnia araba, diffuso principalmente in Siria, Turchia e Libano, di derivazione islamica sciita) della costa siriana. Gli Houthi in Yemen sono pronti a riprendere “le operazioni militari contro Israele se entro quattro giorni non cesseranno le violazioni” dell’accordo sul cessate il fuoco con Hamas da parte di Israele. Un riferimento in particolare al blocco degli aiuti alla popolazione di Gaza. Il dipartimento di Stato Usa ha revocato il visto a un primo studente straniero coinvolto nelle proteste pro-Palestina della scorsa primavera. Lo studente, il cui nome e la cui università non sono stati rivelati, sarebbe stato collegato ai “disordini pro-Hamas”, secondo le testuali parole del dipartimento di Stato che lo definisce “alien”, cioè immigrato nella terminologia tornata in voga con Donald Trump. Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, attacca il governo siriano: “Abu Mohammed al-Jawlani ha cambiato la sua tunica con un abito elegante e si è presentato con un volto moderato. Ora ha tolto la maschera e ha mostrato il suo vero volto: un terrorista jihadista della scuola di al-Qaeda, responsabile di atti orribili contro la popolazione civile”. Katz accusa il regime di Damasco di “azioni orribili contro la popolazione civile alawita”, aggiungendo che Israele “si difenderà da qualsiasi minaccia arrivi dalla Siria”. È in corso un’operazione delle forze della sicurezza siriana a Qardaha, città natale del deposto presidente Bashar al-Assad. Lo annuncia una fonte del ministero della Difesa di Damasco, citata dall’agenzia di stampa Sana, dopo i violenti scontri nella provincia di Latakia. Sale a 147 uccisi in poco più di 24 ore il bilancio dei sanguinosi scontri in Siria tra forze governative e uomini armati della regione costiera, descritti come membri delle forze di sicurezza del deposto regime. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, secondo cui le forze governative sunnite hanno giustiziato sommariamente decine di miliziani alawiti – branca dello sciismo a cui appartengono i clan per decenni al potere in Siria – nelle località dell’hinterland costiero siriano, nella regione di Latakia. Tra le file dei governativi si contano, secondo l’Osservatorio, 37 uccisi. La missione iraniana presso le Nazioni Unite a New York ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna lettera del presidente americano Donald Trump per la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei. Lo riportano i media iraniani. Alla domanda su quanto riferito da Trump in un’intervista a Fox Business sulla sua lettera a Khamenei per rilanciare i negoziati sul nucleare, la missione iraniana ha risposto: “Finora non abbiamo ricevuto alcuna lettera del genere”. Con le 52 persone della minoranza alawita “giustiziate”, sale ad almeno 124 il bilancio delle vittime negli scontri in corso da ieri a Latakia. Lo rende noto l’Osservatorio siriano per i diritti umani aggiungendo alle 52 vittime alawite anche 36 agenti del servizio di sicurezza, 32 uomini armati fedeli al deposto presidente siriano Bashar al-Assad e quattro civili. Le autorità egiziane hanno aperto il valico di Rafah per accogliere il 33° gruppo di “feriti e malati palestinesi”, composto da “25 feriti” e “47 accompagnatori”. Lo ha riferito una fonte qualificata della Mezzaluna Rossa egiziana precisando che sono state mobilitate “70 ambulanze” e i pazienti vengono smistati negli ospedali del Nord-Sinai e in altre strutture vicine, mentre i casi più gravi vengono trasferiti al Cairo.
L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (Osdh) ha riferito venerdì della “esecuzione” di 52 alawiti, comunità di origine dell’ex presidente Bashar al-Assad, da parte delle forze di sicurezza che stanno conducendo una vasta operazione nell’ovest del paese. Le forze di sicurezza hanno inviato venerdì rinforzi e lanciato importanti operazioni di rastrellamento in questa regione dopo scontri senza precedenti con combattenti fedeli a Bashar al-Assad. È in programma per oggi al Cairo una nuova tornata di negoziati sul cessate il fuoco a Gaza. Ne hanno dato notizia fonti di Hamas. Una delegazione del movimento è già partita per la capitale egiziana. Gli emissari (rappresentanti) di Hamas incontreranno funzionari egiziani “per discutere gli ultimi sviluppi, valutare i progressi nell’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco e affrontare le questioni relative all’avvio della seconda fase dell’accordo”, ha spiegato l’esponente del movimento. Mi sembra una bella frecciata a Bejamin Netanyahu. Voglio dire, il presidente palestinese Mahmoud Abbas, anche noto come Abu Mazen la pensa diversamente.
Giuseppe Basilico

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