
La Siria all’inizio del 2026 attraversa una fase di transizione estremamente fluida e instabile dopo il crollo del regime di Bashar al-Assad a fine 2024. Vive una grave crisi umanitaria con il 90% della popolazione in povertà e persistenti violazioni dei diritti umani, nonostante il rientro di alcuni sfollati. I media governativi siriani affermano che il governo di Damasco le forze curdo-siriane hanno raggiunto un’intesa che prevede il cessate il fuoco e la fine delle operazioni militari su tutti i fronti, con l’avvio di un dispiegamento delle “forze di sicurezza” governative nelle principali città del nord-est del paese. Secondo “fonti ben informate” citate da SyriaTV, l’accordo prevede il dispiegamento di “membri del ministero dell’Interno siriano” all’interno dei centri urbani e delle aree considerate “vitali” per garantire la sicurezza, tra cui Hasake, Qamishli e altre località.
Il cessate il fuoco riguarda tutte le linee di opposizione e l’avvio dell’attuazione dell’accordo è previsto entro i prossimi due giorni, sempre secondo i media di Damasco. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con il presidente statunitense Donald Trump per discutere della situazione in Siria e nella Striscia di Gaza, oltre che delle relazioni bilaterali tra Ankara e Washington. Lo ha dichiarato l’ufficio del presidente turco. “I leader hanno discusso delle relazioni bilaterali tra Turchia e Stati Uniti, dell’ultima situazione in Siria, del lavoro del Consiglio per la Pace di Gaza, delle relazioni commerciali, in particolare nel settore della difesa, nonché degli sviluppi regionali e globali”, si legge in un comunicato dell’ufficio. Inoltre, Erdogan ha espresso la speranza che il Board of Peace di Gaza porti avanti un lavoro fruttuoso, sottolineando che mettere fine alla catastrofe umanitaria a Gaza e la successiva ricostruzione della regione potrebbero aprire la strada a una pace duratura in Medio Oriente, ha aggiunto l’ufficio. Il presidente russo Vladimir Putin incontrerà oggi il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, che sarà in Russia per una visita di lavoro. È quanto conferma il Cremlino, citato dall’agenzia di stampa russa Interfax. Prima la notizia era stata data dal canale SyriaTV, affiliato al governo di Damasco. “Il programma prevede di discutere lo stato e le prospettive di sviluppo delle relazioni bilaterali in vari settori, nonché l’attuale situazione in Medioriente”, ha fatto sapere il Cremlino. Donald Trump ha detto ai giornalisti, prima di volare in Iowa, (Stati Uniti d’America) di aver avuto un’ottima conversazione con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Gli Stati Uniti sono impegnati per raggiungere un cessate il fuoco duraturo e una soluzione politica tra le Forze Democratiche Siriane a guida curda, un tempo principale alleato Usa in Siria, e Sharaa, ora il suo partner privilegiato nel Paese. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ieri che gli Stati Uniti non aiuteranno più l’Iraq se il Paese mediorientale sceglierà Nouri al-Maliki come primo ministro. “L’ultima volta che Maliki era al potere, il Paese è precipitato nella povertà e nel caos totale. Non si deve permettere che ciò accada di nuovo”, ha scritto Trump su Truth Social. L’alleanza dei blocchi politici sciiti che detiene la maggioranza nel parlamento iracheno ha scelto l’ex primo ministro Maliki come candidato alla carica, come annunciato la scorsa settimana. La Banca mondiale ha annunciato di aver approvato un nuovo finanziamento da 200 milioni di dollari a favore del Libano, che cerca di riprendersi dalla crisi economica del 2019: lo scrive la Reuters sul suo sito web. Secondo l’agenzia, il programma prevede che la Banca mondiale fornisca “trasferimenti di denaro alle famiglie libanesi povere e aumenti l’accesso alle opportunità economiche e ai servizi sociali, in particolare per le donne, i giovani e le persone vulnerabili”. Lanciando un’accusa molto dura all’amministrazione Biden, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che alcuni soldati dello stato ebraico abbiano perso la vita nella guerra contro Hamas a causa di quello che lui ha definito un “embargo” che avrebbe fatto esaurire le scorte di munizioni in Israele. Non ha specificato quanti soldati abbiano perso la vita per questo motivo, né ha precisato quando sia accaduto. Il primo ministro israeliano non ha nominato direttamente l’amministrazione Biden, ma ha affermato che l’embargo è terminato non appena il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha assunto l’incarico.
Giuseppe Basilico

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