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Minneapolis burning

Le morti a Ferguson di due giovani afroamericani, causa i colpi sparati da agenti di polizia in servizio, avvennero nel 2013. Gli agenti responsabili vennero condotti a regolare processo e dovettero rispondere delle loro azioni ad una corte di giustizia federale. Non c’è una sola possibilità che lo stesso non si ripeta per gli agenti dell’Ice che hanno ucciso due persone in pubblico, in pieno giorno, ripresi dai video disponibili. L’indignazione che ha sconvolto l’intera società statunitense, è la migliore garanzia che simili episodi non finiscano nel dimenticatoio.

di Riccardo Bruno | 28 Gennaio 2026

Le morti a Ferguson di due giovani afroamericani, causa i colpi sparati da agenti di polizia in servizio, avvennero nel 2013. Gli agenti responsabili vennero condotti a regolare processo e dovettero rispondere delle loro azioni ad una corte di giustizia federale. Non c’è una sola possibilità che lo stesso non si ripeta per gli agenti dell’Ice che hanno ucciso due persone in pubblico, in pieno giorno, ripresi dai video disponibili. L’indignazione che ha sconvolto l’intera società statunitense, è la migliore garanzia che simili episodi non finiscano nel dimenticatoio.

Se la centrale anti immigrazione che il governo federale ha impegnato sul territorio del Minnesota verrà considerata inaffidabile, i presidenti Obama e Clinton hanno detto che questa struttura sta conducendo un attacco ai valori fondanti degli Stati Uniti d’America, i suoi vertici si troveranno sotto inchiesta. Se mai i suoi membri disponessero dell’immunità, l’agenzia sarà sciolta. Se vi sono responsabilità politiche, saranno accertate e perseguite anche ai livelli più alti e senza particolari riguardi. L’America ha avviato procedure di impeachment verso due presidenti, Andrew Johnson, nel 1868 e Richard Nixon nel 1974. Quest’ultimo era sicuramente più popolare e potente di Trump.

Ci sono casi infiniti nella storia americana di violenze gratuite commesse da pubblici ufficiali. Nessuno l’ha mai fatta franca, nemmeno durante le guerre indiane. Un caso celebre fu quello del colonnello Chivington che pure era pluridecorato e dotato di relazioni politiche di alto livello nel Colorado dove massacrò indiscriminatamente una tribù nativa. Chivington dovette lasciare l’esercito per non finire davanti ad un tribunale militare e concluse mestamente la sua carriera da disoccupato. Custer venne portato a processo per un episodio analogo. Per quanto assolto dalle accuse, Custer, che era più famoso e considerato di Chivington, venne spedito agli squadroni nel remoto Dakota.

Nel secolo successivo un’organizzazione famigerata come il Ku Kux Klan possedeva ancora relazioni politiche e legami con l’amministrazione dei principali Stati del Sud. In una contea del Mississippi, vennero uccisi e occultati i cadaveri di tre attivisti di colore. La giustizia federale riuscì ad imprigionare tutti i responsabili, tra cui i graduati dell’ufficio dello sceriffo. Il governatore democratico dello Stato dovette dimettersi e questo avvenne sotto una presidenza democratica. Si può rileggere la storia americana avanti ed indietro. Nel momento in cui viene instaurato lo Stato federale, non ci sono delitti commessi da funzionari pubblici che restino impuniti.

Sarebbe sconcertante se l’America potesse voltarsi da un’altra parte quando viene ferita così profondamente. Difficile che accada. Trovi sempre un procuratore distrettuale costretto dal dovere professionale o dalla tensione sociale a perseguire il caso. E badate che le carriere sono separate. Se invece si vuole paragonare la repressione del regime iraniano, secondo il Times trenta mila morti, agli omicidi di Minneapolis, allora si può far poco. In Iran il diritto viene violato normativamente e alla giustizia risponde solo Dio.

Una democrazia non sempre riesce a prevenire i crimini. Non è detto nemmeno che il suo governo sia immune da responsabilità. La Repubblica americana dispone di tutti gli strumenti necessari per perseguire chiunque violi la legge. C’è la volontà civile e non guasta mai, l’interesse politico di farlo. Anche perché tra otto mesi si vota…

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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