Nel giorno in cui nacque (male) il Pd un gruppo di compagni dei Ds guidati da Fabio Mussi dichiarò di non aderire e diede vita a un movimento “Sinistra democratica”. Il quale confluì nel calderone in cui si ritrovarono pezzi di Rifondazione comunista, di Verdi e altri che chiamarono “Arcobaleno” sconfitto alle ultime elezioni politiche dato che non raggiunse la soglia del 4%. Oggi una parte di questi gruppi li ritroviamo nella formazione guidata da Vendola e un altro spezzone nella sinistra comunista di Ferrero e Diliberto. E’ chiaro che la frantumazione non aiuta la sinistra radicale a contare qualcosa e non sollecita dibattiti e confronti seri per capire gli errori commessi e se separati dal Pd hanno un ruolo e un avvenire. Quel che si nota in questo campo è la delusione e il disorientamento e anche la ricerca individuale di collocazioni elettorali. Giulia Rodano, che stava con Mussi, ha fatto sapere che ora sta con Di Pietro, uomo di destra (tale si è definito lui stesso) che giuoca una parte a sinistra. Bene. Ma giustificare questo salto assimilando Di Pietro a Berlinguer è un’enormità che squalifica chi lo fa. I guasti sono veramente grandi.
Emanuele Macaluso (www.leragioni.it)

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