Mezzo milione di persone in piazza. Sabato 20 la sinistra radicale deve dare una dimostrazione di forza oppure sarà spiazzata, dal punto di vista politico, dalla nascita del Partito democratico. Per resistere all’onda d’urto dei tre milioni e passa di partecipanti alle primarie che hanno incoronato Veltroni, la “cosa rossa” deve anche accelerare il processo unitario. La federazione non basta, serve a sinistra un solo interlocutore. Ormai lo hanno capito tutti. Giordano alla direzione del Prc non ha usato mezzi termini “entro l’anno dobbiamo dar vita ad una soggettività della sinistra che deve essere partecipata…le forme di coinvolgimento devono andare oltre l’elezione del segretario, il coinvolgimento deve essere permanente”. Sulla stessa linea Fabio Mussi e addirittura il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti che ha voluto sottolineare come la sinistra sbaglierebbe a non cogliere la domanda di unità e di partecipazione che sale dal paese. In realtà, quella della “cosa rossa” è una partita per la sopravvivenza che si gioca in due tempi, sul piano dei contenuti e su quello della politica. Nessuno infatti dubita, e tanto meno questo avviene a sinistra, che l’operazione PD rappresenti il tentativo di spostare al centro l’asse della coalizione di governo. Del resto Veltroni, appena eletto, non l’ha mandato a dire. Se traduciamo dal politichese il significato della richiesta di aumentare il profilo riformista dell’Esecutivo, troviamo più centro e meno sinistra. Diliberto e Giordano non lo possono accettare. Da qui la richiesta continua del rispetto del programma di governo dell’Unione, quello stilato prima delle elezioni e non quello che poi è stato applicato dal governo, e la lotta che sarà fatta in Parlamento per cambiare il protocollo welfare, sul quale Prodi oscilla come un pendolo. Il dibattito in aula sarà durissimo. Anche un’eventuale, ma difficile, vittoria di Prc e Pdci non sarà sufficiente ad evitare future modifiche nella linea politica dell’Unione. Per evitarle è necessario affiancare al Pd una forza di sinistra che superi, come minimo, il 10 per cento dei consensi elettorali e che diventi un punto di riferimento per quanti sono delusi dalla svolta moderata del Partito democratico. Su questa strada il successo della manifestazione di Sabato 20 è essenziale.

Lascia un commento