
Martedì l’Italia ha detto NO all’utilizzo di Sigonella per operazioni militari americane dirette verso il Medio Oriente. Non si tratta di un dettaglio tecnico, non è burocrazia, è politica allo stato puro perché dentro quella decisione c’è tutto, il rapporto con gli Stati Uniti, la posizione dentro la NATO, il ruolo nell’Unione Europea e soprattutto il problema vero, cioè cosa succede quando l’alleato principale smette di essere prevedibile e inizia a muoversi per conto proprio trascinando gli altri dentro una dinamica che non controllano.
Come tutti sappiamo Sigonella è una base strategica, uno snodo operativo nel Mediterraneo che gli Stati Uniti usano da anni come piattaforma avanzata, ma non è territorio americano, è territorio italiano e questo cambia tutto perché finché si parla di logistica, sorveglianza, supporto tecnico, il meccanismo scorre senza problemi, ma nel momento in cui si passa a operazioni di guerra vere e proprie serve un’autorizzazione politica e quella autorizzazione non è arrivata, e non è arrivata perché il contesto è cambiato, perché oggi non si tratta più di operazioni condivise dentro un quadro chiaro ma di mosse sempre più unilaterali che rispondono a una linea americana aggressiva e sempre meno coordinata con gli alleati. Sono certo che non si è trattato per il Governo di una presa di posizione casuale e non fatico a ritenere che sia stata concertata in accordo con gli altri alleati NATO e UE.
Diciamolo senza mezzi termini, Trump è il problema; perché non si tratta di una dinamica solo militare ma anche politica e strategica. Si tratta senza mezzi termini di una visione espansionistica fatta di annunci, pressioni, minacce e risultati raccontati prima ancora di esistere; una linea che punta a forzare gli equilibri per ottenere effetti immediati senza costruire stabilità. Non è difficile comprendere che in questo schema l’Europa diventa una leva, un blocco da spingere e allineare e non un partner con cui condividere davvero le scelte. Allora il punto di vista cambia perché non si tratta più di stare dentro un’alleanza ma di capire fino a che punto conviene restarci senza mettere dei paletti.
L’Italia si trova nel bel mezzo di questa frattura perché da una parte ha il vincolo NATO che resta il pilastro della difesa, dall’altra è dentro un’Unione Europea che parla di autonomia ma ancora non riesce a darle sostanza e coordinazione, e nel mezzo c’è il rapporto diretto con Washington che oggi è più instabile e più esigente. Sigonella diventa il punto in cui queste tensioni si scaricano tutte insieme, perché concedere la base significa entrare automaticamente in una dinamica di escalation che non controlli, negarla significa rallentare quel meccanismo e riportarlo dentro una scelta politica.
Non è una rottura con gli Stati Uniti, ci mancherebbe, ma è un segnale anche verso l’Europa perché se davvero esiste un’idea di autonomia questa deve passare da decisioni concrete e non da dichiarazioni vuote, e qui l’Italia ha fatto qualcosa che spesso a Bruxelles si evita, ha preso posizione; ha stabilito che non tutto è automatico e che esiste ancora uno spazio decisionale nazionale anche dentro un sistema di alleanze strette.
Il problema è che questo equilibrio regge finché la pressione resta contenuta perché se il conflitto si allarga e le richieste diventano più dirette quel NO diventa molto più difficile da sostenere e lì si vedrà se l’Europa esiste davvero oppure no; perché o costruisce una linea comune oppure ogni paese sarà costretto a negoziare da solo e in quel caso il rapporto di forza è già scritto, è esattamente quello che vorrebbe Trump.
Donaldone dal ciuffo d’ oro ormai lo abbiamo compreso tutti; continua a muoversi in una logica che mescola politica interna e strategia globale, spinge sull’escalation, forza i tempi, cerca un ruolo da protagonista assoluto anche a costo di destabilizzare tutto ciò che incontra, e in questo contesto la prudenza europea non è debolezza ma difesa, è il tentativo di non farsi trascinare dentro una dinamica costruita altrove e gestita con logiche che non coincidono con gli interessi europei.
Sigonella allora non è solo una base militare ma un punto di misura perché lì si capisce fino a che punto un paese è disposto a cedere sovranità in nome dell’alleanza e fino a che punto decide di fermarsi,. Va onestamenter ammesso però che questa volta l’Italia si è fermata senza ambiguità tracciando una linea chiara, e la realtà è che finché questa deriva continuerà non ci sarà equilibrio possibile, perché quando chi guida il gioco diventa il principale fattore di instabilità il problema non è più esterno ma interno all’alleanza stessa, e allora la conclusione è brutale ma inevitabile.
Trump è il vero destabilizzatore di questo scenario e prima si toglie di mezzo e prima il mondo potrà tornare a respirare Questo è certo.
Piero Terracina

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