Mancano pochi mesi alle elezioni regionali siciliane e la partita è ancora tutta aperta.Sia il centrodestra che il centrosinistra rischiano di perdere a favore di Grillo. Poi, vi è l’incognita Crocetta che potrebbe mettere in campo una sua lista che, sicuramente, dopo cinque anni di governo, ruberebbe voti a tutte le forze politiche. Non si tratta solamente di importantissime elezioni amministrative, ma il risultato finale determinerà anche i prossimi equilibri nazionali. Non ci sono ancora i candidati ufficiali tranne quello del Movimento Cinque Stelle. La differenza tra gli schieramenti è di qualche migliaia di voti e sarà quindi fondamentale la scelta di Alfano di schierarsi con l’uno o l’altro. Anche all’interno della formazione di Alleanza Popolare le idee non sono assolutamente chiare, alcuni, tra cui Fabrizio Cicchitto, vorrebbero schierarsi con il Pd, mentre Lupi e Formigoni preferirebbero Forza Italia. Quello che conta in Sicilia sono le appartenenze, i voti di scambio, le numerose concentrazioni di potere che si sono manifestate in tutti questi anni. Nell’Isola ci sono ancora i capi bastone e sono quelli che contano, quelli che hanno i voti. Si alzano anche, purtroppo, i miasmi della malavita organizzata, della mafia, che spesso ha deciso il vincitore. Le alleanze che si andranno a creare non potranno non configurarsi anche nelle scelte nazionali del 2018. Il Governo Gentiloni è sottoposto ad uno stress maggiore determinato dagli scontri politici che stanno avvenendo in questi giorni. Un gioco a perdere per tutti, dove alla fine il vincitore potrebbe essere qualcuno che poi non sarà in grado di governare una situazione complessa e ricca di veleni. Alfano da outsider e da leader, più che dimezzato, ora assurge al ruolo di arbitro di una competizione che si svolgerà con polemiche violente, attacchi personali e un putridume di cui non c’è assolutamente bisogno. Un’isola che, comunque vadano le cose, andrà a perdere e tutte le forze politiche da questa vicenda ne usciranno mal messe.
Roberto Caputo

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