L’articolo di Luca Bagatin non può non fare riaffiorare in noi socialisti democratici l’orgoglio per la nostra storia. Una storia costellata di grandi successi, dolorosissime sconfitte, errori madornali, ma pur sempre gloriosa e, non dobbiamo mai dimenticarcelo, elemento essenziale per mantenere legato ai modelli di sviluppo sociale ed economico europei un paese prono a derive autoritarie e oscurantiste.
La cosiddetta Seconda Repubblica, che ha relegato il socialismo democratico genuino ai margini della vita politica, non ha portato a cambiamenti positivi, ma al contrario ha svilito il dibattito politico e invertito il trend di sviluppo economico che ci aveva portato ad essere la V potenza mondiale. Persino il fenomeno cronico della corruzione, che era servito di pretesto per spazzare via la vecchia classe politica, si è talmente accentuato da ingenerare nella gente un cinismo che sta sfociando nell’amoralità, con riflessi fortemente negativi sulla vita sociale ed economica dell’Italia.
Molti ora rimpiangono Saragat e Craxi, statisti di indubbio livello europeo, che sono stati rimpiazzati da piazzisti della politica, grigi burocrati e demagoghi che avrebbero seri problemi ad amministrare un condominio.
Noi non viviamo di rimpianti, e neppure di risentimento verso chi sta sfruttando il potere finanziario e mediatico a sua disposizione per mantenerci nel limbo nel quale siamo finiti, anche per nostri indubbi errori. Non siamo gli unici a pagarne lo scotto, ma è tutto il paese nel suo complesso, con il suo tasso di crescita ridicolo, servizi da repubblica delle banane, e prospettive tutt’altro che rosee a condividere la nostra sconfitta, rendendo al contempo giustizia della nostra storia.
L’analisi di Luca Bagatin presenta però un neo: quando afferma che il PSDI esaurì il suo compito negli anni ’60. Un errore indubbiamente dettato dalla giovane età di Luca, che di quegli anni p uò essersi fatto solo una cultura libresca. Negli anni ’60! , e pers ino nel decennio successivo, il PSI aveva al suo interno una forte componente filocomunista la quale, vuoi per innata inferiorità psicologica nei confronti del PCI, vuoi per mera convenienza (quota socialista all’interno della CGIL e di tanti enti e cooperative egemonizzati dai comunisti), rendeva indispensabile la presenza di un partito socialdemocratico privo di tendenze che contrastavano con il rispetto della democrazia e della libertà.
Lascio alla riflessione di chi legge giudicare se le conseguenze dell’anomalia italiana di una politica orfana dei “saragattiani” non giustifichino un ritorno alla socialdemocrazia – QUELLA VERA.
Alzare il capo – come invita a fare Luca Bagatin – o vivacchiare nell’ignavia? A voi, a noi la scelta…
Alessandro D’Ovidio
Membro del Consiglio Nazionale del P.S.D.

L’hai detto tu stesso compagno socialdemocratico. Siccome sono più le cose che uniscono i laici, DAI LIBERALI AI SOCIALISTI, e sono le più importanti, LIBERTA’, SENSO DELLO STATO, VERA DIGNITA’ NAZIONALE, GIUSTIZIA GIUSTA, RIFORMISMO, che quelle che li dividono, che sono meno nobili e molto spesso riguardano solo piccole posizioni di POTERE: COSA ASPETTIAMO A METTERE IN PIEDI COMPLETAMENTE QUESTO POLO VINCENTE NEL CUORE DEGLI ITALIANI?