
La settimana scorsa i mercati erano in attesa spasmodica di quel che avrebbe potuto dichiarare Jerome Powell durante il simposio di Jackson Hole, e francamente la maggior parte degli analisti si aspettava che le price action cominciassero finalmente a muoversi dopo l’intervento del Presidente della Fed. Ed invece, Il Governatore ha mantenuto un atteggiamento prudente e flessibile in relazione alle decisioni di politica monetaria. Evidentemente non voleva smuovere eccessivamente le acque in un momento assai delicato per i mercati internazionali. Sebbene a parole abbia mantenuto una posizione da falco, ha lasciato aperte tutte le opzioni evitando di assumere una posizione definitiva. Ha peraltro ricordato che l’inflazione rimane ancora elevata, pertanto bisogna mantenere un atteggiamento restrittivo per riportare i prezzo nell’alveo del 2%, ricordando poi che l’economia mostra segni di resilienza con un tasso di crescita solido al 2.4% nel secondo trimestre. Il mercato del lavoro resta forte e la disoccupazione è vicino ai minimi storici. Ma ha anche ricordato che un’azione sui tassi eccessiva potrebbe danneggiare la congiuntura economica. Il mantra quindi sembra essere uno solo, ovvero prudenza. I mercati dopo un iniziale sell off, specie sugli azionari, hanno reagito con i listini Usa in ripresa e chiusura positiva, Dow jones sopra di 200 pips mentre S&P e Nasdaq sono saliti dello 0.5% e 0.7%. Titoli tecnologici sugli scudi, cosi’ come i titoli cinesi come Alibaba e JD.com saliti del 2% e 1.4% dopo le dichiarazioni di possibile taglio della tassa sulle transazioni finanziarie. Nella notte i mercati asiatici hanno seguito le orme di Wall Street, estendendo i guadagni della sessione precedente, in una settimana caratterizzata poi dai Nfp di venerdì, che cattureranno l’attenzione degli investitori. Unica nota stonata, l’aumento della disoccupazione in Giappone al 2.7% dal 2.5% del mese di Giugno.
VALUTE.
Nel mercato dei cambi, poche le novità, nel senso che rimane una certa forza del dollaro, anche se non così persistente in ragion del fatto che l’avversione al rischio non pare così predominante in questa fase, per cui al di là di un movimento che resta tendenzialmente pro dollaro per le aspettative di maggior rialzi dei tassi negli Usa rispetto agli altri paesi occidentali, non c’è la forza di rompere le resistenze chiave, almeno per ora, per cui sia l’Euro, ma anche la sterlina e lo Jpy, in qualche modo sembrano recuperare rispetto ai ribassi delle ultime sedute. EurUsd che è tornato sopra quota 1.0800 con possibili tentativi anche a 1.0870 80 e livelli chiave al rialzo che sono posti a 1.0900 10 area. Cable tornato sopra 1.2600 con livelli chiave al rialzo posti a 1.2655 65 area. UsdJpy che fatica a correggere e rimane vicino a livelli di possibile intervento della Boj a 147.00. Aud e Nzd in leggera ripresa anche se devono dimostrare di violare punti sensibili a 0.6485 AudUsd e 0.5990 00 NzdUsd. UsdCad non lontano dalla resistenza chiave di 1.3650. In sostanza rimane un mercato dollaro centrico favorevole al dollaro, almeno fino a quando la Fed non dichiarerà apertamente la fine del ciclo di rialzo del costo del denaro.
PETROLIO E DATI.
Stabili intanto, i prezzi del petrolio, che oscillano intorno agli 80 dollari al barile, nonostante i timori di calo della domanda globale che sono i principali responsabili della salita dei prezzi di quest’ultimo periodo. Si attendono dati da Usa e Cina per capire come si potrebbe muovere la domanda dell’oro nero, in relazione proprio al fatto che i due rappresentano i principali consumatori di petrolio al mondo. Oltre ai Nfp di fine settimana c’è interesse per i Pmi manifatturieri di Usa e Cina, nonché a quelli sull’inflazione negli Usa. Per la seduta odierna, attenzione ai Jolts openings, ovvero il rapporto mensile sulle offerte di lavoro nelle aree commerciali e industriali americane e ai dati sulla fiducia dei consumatori Usa.
Saverio Berlinzani

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