
La matassa relativa allo nel conflitto Usa Iran non accenna a sbrogliarsi, con le parti che ancora non trovano alcun accordo per cominciare negoziati seri. Ognuno dei contendenti aspetta che l’altro muova la prima mossa in una sorta di balletto senza fine che non trova, almeno per ora, alcuna soluzione concreta. I mediatori pakistani si stanno impegnando a mettere al tavolo le parti ma per ora senza grande successo. L’ultima proposta arriva dall’Iran che ha l’obiettivo di sbloccare il golfo di Hormuz in cambio della fine del blocco navale nel golfo di Oman da parte Usa. I mercati intanto continuano ad ignorare gli avvenimenti e perseguono nella propria direzione, spesso reciprocamente decorrelata. Venerdì 24 aprile 2026 la borsa di Wall Street ha chiuso la seduta con variazioni miste. Mentre il Dow Jones ha registrato una leggera flessione, il Nasdaq e l’S&P 500 sono stati spinti al rialzo dalle ottime performance del settore tecnologico. Il Nasdaq ha guadagnato l’1,63% chiudendo a 24.837 punti, dopo aver toccato il nuovo massimo storico a 24.854 punti. L’S&P 500, dal canto suo ha chiuso a +0.8% a ridosso di 7.169. Il Dow invece ha chiuso a -0.16%. Tra i titoli più importanti segnaliamo il balzo di Intel che ha messo a segno un rialzo del 23.6%, dopo risultati trimestrali superiori alle attese. Amd è salita anch’essa del 13.9% per le medesime ragioni. Invidia dal canto suo, ha guadagnato il 4.32%.
GOLD STABILE.
Lunedì l’oro è risalito sopra i 4.700 dollari l’oncia, recuperando le perdite registrate all’inizio della seduta dopo la diffusione di notizie secondo cui l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta volta a riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra. La proposta, presumibilmente tramite mediatori pakistani, prevedeva un’estensione del cessate il fuoco per consentire progressi verso una soluzione definitiva alle ostilità, rinviando al contempo i negoziati sul nucleare fino alla revoca del blocco statunitense dello Stretto. Nonostante la leggera ripresa, il metallo prezioso, che non genera rendimenti, rimane complessivamente sotto pressione, poiché gli elevati rischi di inflazione derivanti dal conflitto in Medio Oriente rafforzano le aspettative che le banche centrali possano mantenere i tassi di interesse più alti più a lungo o potenzialmente inasprirli ulteriormente.
PETROLIO IN CALO.
Questa notte, i futures del petrolio WTI sono scesi sotto i 94 dollari al barile, dopo aver raggiunto un massimo di 95.6 dollari all’inizio della seduta, in seguito alle notizie secondo cui l’Iran avrebbe presentato agli Stati Uniti una nuova proposta con lo scopo di riaprire lo Stretto di Hormuz e per ridurre l’escalation del conflitto. All’inizio della seduta, i prezzi del petrolio erano balzati in avanti dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato ai negoziatori di sospendere le discussioni, mentre il presidente iraniano Pezeshkian aveva ribadito che Teheran non si sarebbe impegnata in “negoziati imposti sotto minacce o blocco”. Il conflitto con l’Iran è entrato nella sua nona settimana, innescando quello che l’AIE ha definito il più grande shock dell’offerta energetica mai registrato, amplificando al contempo le pressioni inflazionistiche e pesando sulle prospettive di crescita globale.
VALUTE E BANCHE CENTRALI.
Lunedì l’indice del dollaro è sceso sotto quota 98,5 dopo aver raggiunto brevemente un massimo di 99,3 all’inizio della seduta, a seguito delle notizie relative a nuovi negoziati che alimenterebbero nuovo appetito al rischio sui mercati. Intanto non dimentichiamoci che questa settimana sono previste le decisioni delle banche centrali sui tassi, a cominciare dalla Boj, e a seguire, Boc, Fed, Boe e Bce, tutte attese ad un nulla di fatto e tassi invariati in ragione del fatto che le incertezze relative al petrolio, alla guerra, e alle tensioni sull’approvvigionamento energetico, non offrono alcuna garanzia alle banche centrali che preferiscono aspettare che qualcosa si risolva in ambito geopolitico per muoversi. E’ importante però ascoltare Jerome Powell, atteso alla sua ultima conferenza stampa, prima che Kevin Warsh assuma l’incarico a maggio. EurUsd sopra quota 1.1720 con possibilità di salire nuovamente verso 1.1800 nella settimana entrante,specie se qualche forma di accordo nel Golfo, prendesse corpo. Cable in ripresa, anche se fatica a violare area 1.3550 mentre il UsdJpy rimane nelle vicinanze di 160.00, possibile soglia di intervento della Boj. Oceaniche stabili e cross contro Jpy ancora vicino ai massimi. Si aspettano dei trigger per poter osservare una accelerazione dei movimenti.
Saverio Berlinzani

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