
È legge il fascistissimo “decreto sicurezza” del governo Meloni: un salto indietro nella storia del diritto e della democrazia italiana.
Un blitz legislativo per imporre una torsione autoritaria allo Stato che non ha precedenti dal dopoguerra.
Non è solo un inasprimento penale: è l’istituzionalizzazione di un “diritto penale” volto a reprimere dissenso, marginalità, povertà. Si colpiscono ecoattivisti, studenti, occupanti di case, migranti, lavoratori in lotta.
Si punisce il disagio, non il crimine. Si premia chi indossa una divisa, anche quando abusa del proprio potere.
Sono stati introdotti 14 nuovi reati e 9 aggravanti, tra cui:
-reato di “occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui”, punito con la reclusione da 2 a 7 anni;
-reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario”, che include anche comportamenti di resistenza passiva;
-inasprimento delle pene per chi blocca strade o ferrovie con il proprio corpo, trasformando tali atti da illeciti amministrativi a reati penali;
-aggravanti per reati commessi in prossimità di stazioni ferroviarie, metropolitane o a bordo di mezzi pubblici.
A tutto questo si aggiungono le aberranti disposizioni su le detenute madri.
Le donne condannate incinte o con figli sotto l’anno di età scontano la pena in Istituti a custodia attenuata e per le madri con figli tra uno e tre anni può essere disposto il trattenimento in carcere: in carcere con i bambini.
Ancora: viene vietata l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze di canapa coltivata, anche in forma semilavorata, equiparando la cannabis “light” a quella con effetti psicotropi.
Si criminalizza un intero settore legale e certificato. Si criminalizzano imprenditori, agricoltori e consumatori che rischiano sanzioni amministrative e penali.
Molto preoccupanti sono infine le misure che consentono l’infiltrazione di agenti non solo all’interno di associazioni con finalità di terrorismo ed eversione, ma anche la stessa promozione e organizzazione di tali associazioni, con la garanzia che le identità fittizie coperte dal governo potranno essere mantenute anche in sede processuale.
Ad autorizzare tutto questo sarà direttamente la Presidenza del Consiglio, senza nessun controllo.
La logica è di punire e, insieme, restringere le libertà democratiche.
È una legge “fascistissima” in coerenza con le radici politiche e ideologiche di questa destra estrema che ci governa.
Alla logica della repressione generalizzata rivolta alle “classi pericolose”, ovvero a chi protesta, a chi sciopera, agli occupanti di case per bisogno, agli utilizzatori di cannabis per diletto o per mestiere, alle madri in carcere, ai migranti, poveri e marginali in genere, si accompagna la più classica impunità per i reati commessi dai colletti bianchi e dalle “classi superiori”.
Durante il governo Meloni, infatti, sono stati adottati diversi provvedimenti che hanno modificato il sistema penale italiano, attenuando o abrogando alcuni reati, in particolare quelli contro la pubblica amministrazione.
È stato abrogato il reato di abuso d’ufficio, che puniva i pubblici ufficiali che, nell’esercizio delle loro funzioni, procuravano a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arrecavano ad altri un danno ingiusto.
È stato riformato e sostanzialmente reso inefficace il reato di traffico di influenze illecite, prevedendo che le relazioni del mediatore con il pubblico ufficiale debbano essere effettivamente utilizzate, e applicando al reato le circostanze attenuanti e le cause di non punibilità previste per altri delitti contro la pubblica amministrazione.
È stata limitata la possibilità per i pubblici ministeri di impugnare le sentenze di assoluzione in primo grado.
Sono state introdotte restrizioni all’utilizzo e alla diffusione delle intercettazioni, limitandone l’applicabilità ai reati più gravi e introducendo maggiori garanzie per la tutela della privacy.
Infine, come non bastasse, è stato approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a sopprimere l’istituto della sospensione dalle cariche elettive in presenza di condanna non definitiva e a rivedere anche la disciplina in tema di incandidabilità. I politici saranno così a posto.
Al di là del merito di questi provvedimenti di attenuazione di certi reati – personalmente non ho mai creduto nel populismo penale- quello che colpisce è l’adozione di due pesi e due misure.
Si vuole il carcere duro e lungo e l’uso del manganello per i reati che possono commettere i “nemici di classe”, i poveracci e chi protesta contro il governo, mentre dall’altra parte si fanno interventi che depenalizzano i reati dei “colletti bianchi” e che li proteggono.
Un governo forte con i deboli e debole con i forti.
Più destra di così è difficile immaginare.
Enrico Rossi

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