Si chiude a Siena, al teatro dei Rinnovati il ciclo di concerti della Dartmouth Symphony Orchestra, che fa parte di una delle più celebri università made in USA. Dopo Firenze, Lucca e Livorno, la giovane orchestra ha presentato la sinfonia nr 5 di Gustav Mahler. Direttore e ambasciatore musicale, il fiorentino Filippo Ciabatti che alla Dartmouth è di casa da anni. E’ un clima proficuo , tra giovani interpreti, di una orchestra che ha portato nel vecchio continente, nei luoghi del Rinascimento, dalle origini al nuovo mondo, l’unione di esperienze, che di sicuro arricchiranno coloro che sapranno cogliere l’importanza della grande musica. E’ questo, lo scambio di collaborazione per l’accordo, non si potrebbe dire meglio nella circostanza, di progetti didattici voluto tra la dirigenza dell’Hopkins Center for the Arts e la Rinaldo Franci con i principali conservatori della Toscana. Un sodalizio, che presta alla giovane orchestra di Hanover nel New Hampshire, di mostrare tutto il suo valore davanti al pubblico senese. Situato all’interno del Palazzo Pubblico, il teatro dei Rinnovati gratuitamente per il pubblico, ha ospitato una grande ensemble, necessaria per la quinta di Mahler, composta e integrata da musicisti americani e italiani. E’ stato un grande successo, molto applaudito da una sala rigogliosa di pubblico. Sotto gli scroscianti applausi di tributo al maestro Ciabatti e a tutta l’orchestra, spicca come in così breve tempo tanti ragazzi hanno saputo combinarsi e unirsi per una interpretazione del genere sinfonico. Mahler compose la quinta, nell’ultimo decennio della sua vita, tra il 1901 e il 1902. Come di consueto le sinfonie di questo grande autore vissuto tra l’apogeo e il tramonto dell’impero austro ungarico, sono di grande complessità e struttura. La Quinta, tonalità in Do diesis minore, fa parte di un ciclo di sinfonie “ di mezzo” che ricordano come impianto quelle del “ Wunderhorn” cioè “ Corno magico”, ma a differenza delle precedenti è unicamente strumentale ed ha come paragone similare gli elastici tempi lenti della Sesta , vieppiù l’annuncino nel primo movimento della tromba che n’è quasi il principio. Questa sinfonia composta a Maiernigg sul Worthersee, venne più volte modificata dal musicista ed ebbe a Colonia nel 1904 il suo battesimo diretta da Mahler stesso. La versione definitiva fu terminata nel 1905 e pubblicata a Lipsia dall’editore Peters. Preludio a molti Lieder, il primo movimento ricorda a un tratto una sorta di “ Marcia funebre” delle trombe e degli archi. Il secondo è un impetuoso volgere di grandiosità e impeto dai contrasti ritmici. L’atmosfera nel terzo movimento, del “corno obbligato” tanto amato da Mahler, si trasforma quasi in una danza ripresa dal “tutti” orchestrale. Il celebre seguente “ Adagetto “, reso tale da Luchino Visconti in “ Morte a Venezia”, apre una parentesi di lirismo e intima morbidezza tra le più celebri create da Mahler. L’ultimo movimento porta per compimento a mo’ di “ Rondò” una estenuate quanto grandiosa opera di elaborata partitura, in un glorioso “ Crescendo” conclusivo ad onore e merito per la circostanza, di questa sorprendente giovane Dartmouth Symphony Orchestra, magistralmente diretta da Filippo Ciabatti. Al tributo di applausi, è seguito un bis che il maestro ha ricordato essere tipicamente americano con l’overture del “ candide “ di Bernstein; uno dei più grandi direttori d’orchestra dello scorso secolo, celebre per “ West side story”. Il bis è poi diventato un tris del “ Candide”, che ha chiuso la serata e riempito questo incantevole teatro dei Rinnovati, tra luci, stucchi e velluti, di una profonda atmosfera, al vertice di un meritato riconoscimento da parte del pubblico presente.
Enrico Martelloni





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