
“Ho le mani pulite” dice il sindaco, Beppe Sala.
Noi gli crediamo, francamente non dubitiamo del fatto che non abbia intascato tangenti. Poi toccherà alla Magistratura accertare e fino ad allora tutti sono innocenti.
Ma il punto non è solo questo. Non basta l’onestà in politica. Invece, Sala sembra avere parlato, più che ai consiglieri comunali, ai pm titolari dell’inchiesta, rivendicando di non avere mai avuto interessi personali nel suo operato ma evitando di fare un’analisi e ancor meno un accenno critico alle scelte politiche di sviluppo della città.
Il problema non è solo di rilanciare con un piano sociale l’edilizia popolare, come sembra sostenere il PD, ma di discutere delle scelte urbanistiche e degli effetti che queste hanno prodotto sul piano sociale e sull’assetto strutturale della città.
Come abbiamo già scritto, la sostituzione del piano attuativo con la SCIA (dichiarazione auto certificata di inizio attività) non è un tecnicismo ma è la sostanziale rinuncia alla progettazione urbanistica, è la perdita del potere di controllo da parte del Comune e del Consiglio Comunale su infrastrutture, verde pubblico, servizi, mobilità, per favorire la speculazione edilizia, la costruzione di palazzi più alti e più voluminosi, con meno vincoli paesaggistici e ambientali, e cioè più profitto per i costruttori, meno qualità per i cittadini.
A riprova di tutto ciò c’è la scellerata legge denominata Salva Milano, purtroppo approvata alla Camera anche dal PD, ora ferma al Senato dove speriamo muoia per sempre.
Si tratta di una norma di interpretazione autentica in materia urbanistica ed edilizia, che sarebbe stata applicabile in tutto il territorio nazionale, addirittura anche retroattivamente.
Essa prevede l’estensione della definizione di “ristrutturazione edilizia”, considerando “ristrutturazione” anche le demolizioni e ricostruzioni con sagome, volumi e altezze completamente diversi dagli edifici preesistenti, purché in ambiti “edificati e urbanizzati”.

Questo significa dare via libera ai lavori senza piano attuativo, abolendo cioè l’obbligo di rispettare standard e regole edilizie, previsti dalla legge, in situazioni che oggi lo richiedono (quali volumi > 3 m³/m² o altezze superiori ai 25 m).
In sostanza, come si è fatto a Milano, con questa legge si sarebbe potuto costruire un palazzo o un grattacielo senza passare dagli iter urbanistici dettagliati ma attraverso una contrattazione tra pubblico e privato che si sarebbe conclusa con una SCIA, cioè una dichiarazione certificata di inizio attività.
Oltre a questo, si deve anche considerare che l’estensione della definizione di “ristrutturazione edilizia, comporta la riduzione fino al 60% degli oneri di urbanizzazione che il privato deve versare al Comune per la costruzione dei servizi.
Un favore non da poco ai privati che ha attratto a Milano molti investimenti ma anche forti rischi di speculazione edilizia, carenza di servizi e impoverimento e frammentazione del tessuto urbano.
Milano è una città evoluta e di cultura e respiro europeo, dove in genere si fanno cose di una certa qualità, ma è veramente questo il modello di sviluppo per Milano e le città che il PD vuole difendere e continuare a perseguire per il futuro?
Questa politica ha prodotto anche un rialzo forsennato del prezzo degli alloggi, affitti carissimi, espulsione dei ceti popolari.
Su Il Corriere della Sera di oggi si legge che il prezzo medio di vendita degli immobili di lusso nelle aree più pregiate di Milano fra il 2021 e il 2024 è salito del 57% a quasi 27.000 euro al metro quadro.
Quindi, vogliamo discutere del modello Milano, cioè dell’abbandono della città alle logiche speculative e di mercato, oppure ci accontentiamo di una dichiarazione autocertificata di onestà sulla propria attività da parte del sindaco Sala?
Noi ti crediamo, caro Beppe Sala, e confidiamo che tu e gli altri inquisiti sappiate dimostrare la vostra correttezza davanti ai giudici, ma vorremmo discutere anche di politica urbanistica.
Questa discussione che il PD deve fare insieme a tutta la sinistra è assolutamente necessaria per andare a chiedere il voto ai cittadini nelle prossime tornate elettorali nelle regioni e nei comuni.
Per favore, oltre che le tante discussioni su questo o sul quel nome fateci discutere anche di politica, cioè delle cose che ci riguardano direttamente.
Se no, poi, non lamentiamoci se la gente non va a votare e dice che siamo tutti uguali.
Enrico Rossi

Lascia un commento